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I (due) migliori libri di sempre sui mercati azionari

Secondo Michael Lewis, autore de “La grande scommessa”. Sono agli antipodi, come i due personaggi di cui spiegano le strategie di investimento: Jesse Livermore e Warren Buffett.

di Marco Delugan 13 dic 2016 ore 10:29

Michael Lewis è un giornalista e saggista statunitense. Ha scritto libri sulla crisi finanziaria come “Flash Boys” e “The big short” (in italiano “La grande scommessa”), quest’ultimo diventato film di successo candidato a cinque premi Oscar nel 2016, e vincitore per la migliore sceneggiatura non originale.

L’ultimo libro di Lewis si intitola “The Undoing Project”. E’ un saggio dove racconta la storia dell’amicizia e della collaborazione professionale tra Daniel Kahneman (premio Nobel per l’economia nel 2002) e Amos Tversky, psicologi cognitivisti che hanno applicato la psicologia alla scienza economica e hanno elaborato, tra le altre cose, la “Teoria del prospetto”, visione delle scelte degli operatori economici che ha messo in crisi uno dei pilastri fondamentali dell’economia, e cioè l’ipotesi di razionalità degli operatori economici.

Nel corso di un’intervista rilasciata a Marketwatch, in cui ha presentato il suo ultimo lavoro, Lewis ha toccato anche temi strettamente finanziari. Ha osservato come a suo parere molti trader del mercato azionario operino con troppa frequenza. E che lui non incoraggerebbe mai nessuno a dedicare troppo tempo ai mercati. Meglio impostare il proprio trading in maniera semplice, e dedicare il resto del tempo alla vita fuori dai mercati.

libri mercati azionariLewis ha anche indicato quelli che a suo parere sono i due libri più importanti per chi voglia operare sui mercati azionari.

Il primo libro consigliato da Lewis è “Reminiscences of a Stock Operator”, la storia romanzata – o meglio, scritta come se fosse un romanzo – di Jesse Livermore, raccontata da Edwin Lefèvre nel 1923.

Jesse Livermore è stato uno dei più grandi e famosi trader della storia. Ha avuto una vita romanzesca, fatta di trionfi e catastrofi. E’ morto suicida nel bagno degli uomini dello Sharry Netherland Hotel di New York nel 1940. Ma non fu per questioni finanziarie: scoprì che la sua terza moglie Harriett, alcolizzata cronica, aveva una relazione con un agente proibizionista.

Jesse Livermore ha lasciato ai trader di borsa diversi principi guida, che ancora oggi fanno parte del bagaglio di competenze necessario ad affrontare i mercati azionari con qualche speranza di successo, cose come: il mercato ha sempre ragione, operate seguendo il trend principale, non operate troppo, usate gli stop loss.

LEGGI ANCHE: Genio e sregolatezza di Jesse Livermore!

“E’ un vecchio libro, ma credo che sia il migliore mai scritto su come operare sui mercati finanziari,” ha detto Lewis. “E’ divertente, interessante, leggibile. E’ un libro vivo.”

Il secondo libro consigliato da Lewis è la raccolta delle lettere agli azionisti della Berkshire Hathaway scritte da Warren Buffet – per altro CEO della holding americana – tra il 1965 e il 2015.

Buffett segue un approccio molto diverso da quello di Livermore. Usando il linguaggio di Benjamin Graham, maestro di Warren Buffett, Jesse Livermore è uno speculatore, uno che investe per guadagnare sulla differenza di prezzo dei titoli acquistati e venduti, mentre Buffett è un investitore, e cioè uno che acquista badando alla solidità e alle prospettive dell’azienda, nell’ipotesi di tenere quel titolo per molti anni – virtualmente per sempre, come ha dichiarato lo stesso Buffett - e guadagnare dalla distribuzione dei dividendi.

LEGGI ANCHE: Le 7 regole d'oro di Warren Buffett

I consigli di Lewis cadono nel meglio di due visioni opposte, anche nell’immaginario collettivo. Jesse Livermore è genio e sregolatezza, eccesso nella vittoria come nella sconfitta. Warren Buffett è il saggio che aspetta il cadavere del nemico (o meglio, i dividendi azionari) seduto sulla riva del fiume. Livermore ha avuto una vita tumultuosa, Buffett una vita molto più tranquilla.

La cosa migliore potrebbe essere leggerli entrambi.

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