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Le azioni sono il miglior investimento di lungo periodo (Jeremy Siegel)

Jeremy Siegel è professore di finanza e advisor in una delle più importanti società di investimento, il suo Stocks for the Long Run è uno dei più importanti libri di finanza e investimenti.

di Roberto Donzelli 22 apr 2015 ore 10:00

Abbiamo visto nelle due precedenti edizioni la storia del grande trader Jesse Livermore e poi gli insegnamenti di Burton Malkiel, sostenitore dell’impossibilità di battere il mercato e dell’importanza di concentrarsi su asset allocation, minimizzazione dei costi e del carico fiscale.

Oggi andiamo alla scoperta di un’altra pietra miliare tra i libri di finanza, ancora una volta scritta da un accademico, ma che è di indubbia importanza pratica. Il nome dell’autore è Jeremy Siegel e il libro è Stocks for the Long Run.

Siegel è professore di finanza alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, con titoli accademici presi alla Columbia University e al MIT. E’ anche advisor della Wisdom Tree Investment, una delle più importanti società di fondi ed ETF d’America e del mondo.

Il libro è stato realizzato, nella sua prima edizione, nel 1994 e da allora sono state pubblicate diverse ristampe.

JEREMY SIEGEL - STOCKS FOR THE LONG RUN

azioniStocks for the Long Run è un libro che sostiene l’idea delle azioni quale classe di investimento sempre vincente nel lungo periodo e superiore a tutte le altre.

Nelle prime pagine del libro, si parla subito di un aneddoto, cioè l’intervista ad un manager senior del settore finanziario di General Motors rilasciata nel 1929, in piena euforia borsistica. Raskob, questo era il nome del manager, dichiarò pubblicamente che “chiunque poteva e doveva essere ricco”. Per farlo, bastava mettere ogni mese 15 dollari in azioni primarie. Facendo così, era sicuro che nei successivi 20 anni il capitale finale sarebbe stato pari ad 80.000 euro circa, dando all’investitore una prosperità ed una ricchezza notevole, grazie ad un rendimento annuo composto del 24%.

Dopo poche settimane il mercato crollò, i più si dimenticarono della parole di Raskob e chi lo ricordava per lo più era per prenderlo in giro. Per molti, quelle furono le parole che testimoniavano l’esuberanza e l’euforia del momento.

Tuttavia, fa presente Siegel, sebbene le previsioni del manager fossero state eccessivamente ottimistiche, i risultati di quell’approccio sarebbero stati comunque molto positivi. Infatti, l’investitore che, pazientemente, avesse investito i sui 15 dollari mensili, dopo 20 anni avrebbe comunque guadagnato bene, con un portafoglio valutato 9.000 dollari (a fronte dei 3.600 totali investiti nel tempo) e dopo 30 anni addirittura 60.000 dollari.

Sebbene lontani dalle proiezioni di Raskob, il risultato sarebbe comunque stato un ottimo 13% annuo, un rendimento ben superiore a quello della liquidità e dei bond durante lo stesso periodo.

A questo aneddoto, segue una parte molto intensa che è poi quella centrale del libro, orientata ad individuare i diversi rendimenti delle varie classi di investimento. La conclusione inequivocabile a cui arriva Siegel è che le azioni sono, senza ombra di dubbio, la classe di investimento più redditizia e fondamentale per costruire il proprio capitale e la propria ricchezza nel lungo termine.

Questo dato, secondo Siegel, è confermato su tutti i principali mercati del mondo occidentale, persino su quello tedesco o giapponese, praticamente azzerati dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma poi protagonisti di una crescita spaventosa nel dopoguerra.

Naturalmente Siegel non è uno sprovveduto e non manca di far presente che, sebbene i risultati di lungo termine siano inequivocabili, nel breve-medio periodo le azioni possono fluttuare e dopo un crash ci possono volere anni prima di recuperare il capitale. E non tutti gli investitori hanno la forza di tenere duro in questi periodi.

Il libro prosegue con diversi aspetti di grande interesse per tutti gli appassionati di mercati. Si parla dell’importanza degli aspetti macro, delle oscillazioni di breve termine, ci sono paragrafi su future ed opzioni, si parla di analisi tecnica, delle anomalie stagionali, ecc…

Tutte cose molto importanti e di estremo interesse.

Tuttavia, nella parte finale Siegel arriva alle medesime conclusioni che abbiamo visto nel libro di Malkiel.

In altri termini, il modo migliore che un investitore ha di trarre profitto dai mercati è investire in azioni una parte rilevante del suo portafoglio e diversificare bene tra small, medium e large cap, tra azioni USA e azioni internazionali e per la quota non dedicata all’azionario suggerisce di usare i bond inflation-linked.

CONCLUSIONI

Il libro di Siegel è sicuramente un must da leggere. L’analisi dei rendimenti storici delle diversi classi di investimento dovrebbe essere conosciuta da tutti gli investitori seri. Alla fine, le sue conclusioni non possono essere facilmente contestate. Nel lungo termine, 20 anni o più, la liquidità può essere buona come assicurazione per i rischi o le spese improvvise, i bond possono coprire dall’inflazione e far guadagnare qualcosa, ma la vera classe di investimento che permette di aumentare notevolmente la propria ricchezza è l’azionario.

Ovviamente è importante tenere a mente anche degli effetti delle oscillazioni di breve termine.

Da questo punto di vista, forse l’unica pecca del libro è che ha un approccio troppo aggressivo, non tenendo adeguatamente in considerazione il fatto che un’asset allocation che vede una grande presenza di azioni non è adatta a tutti. Molti, spesso, quando perdono anche il 5 o 10% vanno nel panico e quindi hanno bisogno di avere un’asset allocation più stabile e con non troppe azioni.

Roberto Donzelli
http://www.educazionefinanziaria.com

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