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Jesse Livermore: il giocatore d'azzardo

Incarnazione dello spirito oscuro della finanza e talento fuori dal comune. Il trading come un romanzo

di Manuela Tagliani

"In tutta la mia vita, gli investitori hanno agito e agito di nuovo sempre nello stesso modo come risultato di avidità, paura, ignoranza e speranza. Ecco perché le formazioni numeriche e i modelli ricorrono come base costante."

Jesse Livermore è stato uno dei più grandi speculatori mai esistiti. Accumulò una fortuna, fino a 32 milioni di dollari, e morì con un debito di due milioni di dollari, perché metteva sempre tutti i suoi averi in borsa, senza mai accumulare capitale, cosa che aveva suscitato le critiche di William Delbert Gann, altro grande guru finanziario vissuto negli stessi anni.

Grande speculatore, usò spesso e volentieri anche tecniche definite in seguito illecite dalla SEC, la Securities and Exchange Commision, come:

1) l'insider trading;
2) l'occultamento delle proprie posizioni finanziarie;
3) il corner;
4) gli accordi per la pubblicazione di notizie fuorvianti o scorrette.

Livermore divenne molto conosciuto per la sua tattica di aspettare finché il titolo acquistato era cresciuto al punto giusto, per poi confidare ad amici giornalisti che il titolo in questione era un vero affare. A quel punto tutti sarebbero corsi a comprare permettendogli di vendere al prezzo desiderato.

Jesse Livermore ha sempre vissuto una vita di lusso e agiatezze speculando senza scrupoli e senza mai pensare a un eventuale futuro.

Nel 1940, dopo qualche crisi finanziaria e avendo perso lo smalto che lo aveva contraddistinto quando era ancora agli inizi, scrisse un libro, How to trade in stocks.

In questo saggio, in cui racchiude le sue tattiche d'investimento, Livermore  dà anche consigli che contraddicono completamente le scelte fatte nella sua vita di speculatore. Per esempio, suggerisce di mantenere un fondo di liquidità per i periodi neri, cosa che non ha mai fatto finendo in bancarotta per ben 4 volte, o sconsiglia di guardare cosa fanno gli insider, perché troppo dentro all'azienda per valutarne bene il valore, mentre nel corso della sua vita di speculatore ha molto spesso "peccato" di insider trading. Un ravvedimento? Forse, chissà.

Una vita romanzesca, comunque, che sembra riassumere in sé lo spirito oscuro della finanza, come l’avidità, la furbizia incurante, la mancanza di scrupoli, ma anche un talento fuori dal comune.

Manuela Tagliani
manuela.tagliani@gmail.com

Commenti dal 1 al 2
(2)

Silvano venerdì, 17 luglio 2009

Un conto è investire e un conto è speculare!

“Jesse Livermore: il giocatore d'azzardo”

Un conto è investire in borsa per ottenere il frutto del proprio capitale messo a disposizione di chi ne ha bisogno per la propria azienda ed è disposto a corrispondere una certa percentuale che è l’interesse, altra cosa è speculare in borsa per appropriarsi di capitali che non derivano da interesse ma da furbizie illecite come l’insider trading! Qui si afferma che: “Jesse Livermore nel corso della sua vita di speculatore ha molto spesso "peccato" di insider trading”! Il nocciolo della discussione è il seguente:
un conto è investire in borsa ed un conto
è speculare in borsa! Quando uno speculatore si appropria di capitali che derivano dal raggiro, fino ad arrivare all’illecito, l’essere umano decade e perde la propria dignità, viene a mancare l’etica! Il suo operato si accosta al malvivente che con furbizia, truffa o con il raggiro arraffa denaro altrui, denaro non guadagnato onestamente, denaro cosiddetto “maltolto”, fino ad arrivare alla estorsione con la violenza delle armi nel caso di assalto ad una banca. In tal caso si parla di mancanza di etica perché il comportamento è immorale e viene condannato dalla pubblica opinione! Anche quando una banca pratica il raggiro si tratta di truffa e manca di etica, quindi è lo stesso da condannare come accade attualmente nei casi del risparmio tradito!

n° 2
Roberto Domenichini giovedì, 16 luglio 2009

Molto bello

E interessante!

In effetti questo trader poteva guadagnare qualsiasi cifra ma la personalità ha avuto il sopravvento su di lui.

Mi viene in mente l'apostolo Paolo quando ammonisce: A che giova all'uomo se guadagna il mondo ma perde l'anima sua?

Non penso che Livermoore vivesse una bella vita.

Un saluto

n° 1
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