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Come faccio a capire se la mia banca è solida?

Sono ancora le banche a turbare il sonno di molti italiani. Dopo il Salvabanche di metà novembre 2015 in molti cominciano a chiedersi come - ma soprattutto se - sia possibile capire se la loro banca è solida. Ecco una guida

di Marco Delugan 7 gen 2016 ore 10:59

Il 22 novembre un decreto del governo italiano - chiamato decreto Salvabanche - ha fatto rinascere 4 banche italiane (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara), salvando la loro parte sana, staccandola da quella malata.

Tutte banche già commissariate dalla Banca d'Italia: la Cassa di risparmio di Ferrara e la Banca delle Marche lo erano dal 2013, la Cassa di risparmio di Chieti dal 2014, la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio dal febbraio del 2015.

Il costo del taglio della parte malata è di circa 3,6 miliardi di euro, e verrà sopportato dal resto del sistema bancario. Ma 430 milioni sono a carico dei risparmiatori: sono il controvalore delle così dette “obbligazioni subordinate”, le ultime ad essere rimborsate quando una banca fallisce.

salvabancheIl decreto ha permesso di salvaguardare i risparmi dei correntisti - quelli sopra i 100mila euro, sotto questa cifra esiste comunque la garanzia del Fondo Interbancario - e i posti di lavoro di chi lavorava in quelle banche. Oltre ad evitare l'effetto sfiducia che avrebbe potuto colpire l'intero sistema bancario italiano.

Dal 1° gennaio, inoltre, è entrata in vigore una nuova normativa che prevede che nel caso di difficoltà una parte delle perdite della banca vengano accollate non solo agli obbligazionisti ma anche ai titolari di depositi superiori ai 100mila euro. Il decreto Salvabanche ha quindi evitato anche questi possibili costi.

Su questo punto LEGGI ANCHE: Bail in e crisi bancarie: tutto quello che c’è da sapere

Ma come può un cliente di una banca capire se la sua banca è davvero affidabile prima che sia troppo tardi?

Esistono autorità di vigilanza che dovrebbero fare questo mestiere, e cioè sorvegliare il sistema in modo da garantire la solidità delle banche invertendo per tempo in caso di difficoltà. Ma, come abbiamo visto, la vigilanza non sempre funziona a dovere.

Per un correntista è difficile capire davvero quanto la banca sia davvero solida, ma qualche cosa si può comunque fare.

Come ha ricordato Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio, sono tre le ragioni fondamentali per cui una banca può avere difficoltà economiche.

1. eccesso di sofferenze bancarie: in pratica la banca ha prestato soldi a troppe persone che non li hanno restituiti;

2. perdite su operazioni finanziarie proprie: in pratica la banca ha “giocato” troppo d'azzardo con le diavolerie finanziarie, direttamente o attraverso aziende collegate (c.d. shadow banking o banche ombra);

3. una corsa agli sportelli: neppure la più solida delle banche può restituire tutti soldi nei conti correnti qualora fossero chiesti tutti insieme, ma questi problemi, oggi come oggi, vengono gestiti da norme speciali che creano uno scudo contro il panico generalizzato.

CRISI BANCARIE: COS'E' IL CET1?
Ci sono diversi parametri che permettono di capire se una banca ha troppi crediti in sofferenza. Uno dei più importanti è il CET1 (Common Equity Tier 1). Il CET1 misura il rapporto fra i mezzi propri della banca e gli impieghi ponderati per il rischio e secondo gli esperti in materia deve essere almeno superiore al 10%.

Si può trovare CET1 nel bilancio e nelle relazioni trimestrali della banca di cui si vuole controllare l'affidabilità. ATTENZIONE: solo le banche quotate in borsa pubblicano relazioni trimestrali.

CRISI BANCARIE: L'IMPORTANZA DEI CREDITI DETERIORATI
Ma il vero problema delle banche italiane è rappresentato dai crediti in sofferenza, e cioè finanziamenti in essere verso soggetti in stato di insolvenza intesa come cronica incapacità di far fronte alle proprie obbligazioni. Citando ancora Pedone:

Quando i crediti in sofferenza di una banca hanno un valore più alto del capitale della banca stessa, questo è un segnale chiaro, a prescindere dal CET1, che la banca non se la sta passando affatto bene e, certamente, l'acquisto di obbligazioni di quella banca, tanto più se subordinate, nel nuovo contesto di normative sul bail-in, non sarebbe una scelta intelligente.

LEGGI ANCHE: Obbligazioni subordinate: le cinque cose da sapere

Una situazione intermedia tra solvibilità e sofferenza dei crediti è quella denominata di incaglio, che indica la difficoltà temporanea del debitore a ripagare i debiti contratti nei confronti della banca.

Crediti in sofferenza e crediti incagliati compongono l'insieme dei crediti detti deteriorati.

E sul volume dei crediti deteriorati Pedone propone altre soglie a cui dare attenzione.

Le banche italiane hanno in media il 16% dei crediti in condizione deteriorata, situazione che Pedone ritiene difficilmente sostenibile nel lungo periodo. E livelli ancora superiori devono essere considerati sicuramente preoccupanti.

Questa è una delle ragioni, ad esempio, per la quale MPS pur avendo – dopo la ricapitalizzazione – un discreto CET1 (superiore a quello di banche decisamente più solide come Unicredit) non si può dire certamente una banca risanata, perché ha comunque crediti deteriorati lordi pari al 30%! Con le rettifiche scendiamo a circa il 20%, ma stiamo parlando sempre di numeri molto importanti.

Molto importante è anche la presenza di accantonamenti: più sono alti rispetto al volume dei crediti deteriorati è più sicura è la banca.

I dati sui crediti deteriorati sono riscontrabili nel bilancio e nelle relazioni trimestrali della banca di cui si vuole controllare l'affidabilità. ATTENZIONE: solo le banche quotate in borsa pubblicano relazioni trimestrali.

LEGGI ANCHE: Crisi bancarie: l'importanza dei crediti deteriorati

CRISI BANCARIE E COMPORTAMENTI SPERICOLATI IN BORSA
Per quanto riguarda il punto 2, e cioè i rischi che una banca corre per via delle operazioni finanziarie svolte in proprio, un comune cliente ha difficoltà nel valutare questo aspetto della gestione.

E' evidente che, su questo lato, poco possono gli indicatori di bilancio che lavorano – chiaramente – sui numeri noti, non sulle magagne tenute ben nascoste.

CRISI BANCARIE E CORSA AGLI SPORTELLI
Il terzo punto ricordato da Pedone, la così detta corsa agli sportelli, avviene quando ormai la fiducia nella banca si è esaurita e i clienti preferiscono prelevare tutto quanto hanno depositato piuttosto che lasciare i propri soldi presso un istituto che non da più garanzie e sicurezze. La corsa agli sportelli è stata, nella storia, allo stesso tempo una delle cause scatenanti e una delle più chiare evidenze dell'esplosione di una crisi finanziaria.

CRISI BANCARIE: MAI FIRMARE SENZA AVER CAPITO
Come sì è probabilmente capito da queste brevi note, per un cliente è difficile sapere quanto la banca sia sicura e quanto no. Ma esistono altre carte da giocare.

Oltre al controllo dei parametri ricordati sopra, una delle altre cose che è saggio fare per proteggersi dalle possibili crisi bancarie è considerare la banca come un soggetto economico che fa i propri interessi, e cioè guadagnare soldi, piuttosto che un soggetto di cui ci dovremmo fidare perché vuole il nostro bene. Come prosegue Pedone, infatti:

Le banche, spesso, amano ripetere che il rapporto banca-cliente è un rapporto “basato sulla fiducia”. Niente di più sbagliato! Dovrebbe essere basato sulla trasparenza, correttezza e diligenza. Non sulla fiducia! La banca non è nient'altro che un'impresa il cui scopo e far profitti e fa profitti togliendo i soldi dalle tasche dei propri clienti. Questo non dobbiamo mai dimenticarcelo.

Se una banca ci formula qualsiasi proposta, la principale ragione di questo interesse non è certo la cura dei nostri interessi, ma il fatto che la banca che formula la proposta ha tutto l'interesse a che il cliente l'accetti e, nel 99% dei casi, se conviene alla banca non conviene al cliente.

E questo vuol dire, in pratica, non detenere sul conto più di 100mila euro (la cifra assicurata dal Fondo Interbancario) e non acquistare obbligazioni bancarie se non dopo aver letto con attenzione il prospetto informativo e aver capito di cosa si tratta. Oltre, naturalmente, ad aver accertato l'affidabilità dell'emittente anche osservando il livello del CET1, dell'entità dei crediti deteriorati e degli accantonamenti

LEGGI ANCHE: Come investire in obbligazioni

CRISI BANCARIE: CONTROLLARE QUOTAZIONE BANCA E STRUMENTI PROPOSTI
Secondo Lucio Sgarabotto, consulente indipendente di LS Advisor, ci sono altri parametri utili per capire se la nostra banca sia o meno in difficoltà, e cioè la quotazione della banca stessa (se quotata) e degli strumenti di investimento da essa proposti.

Sul primo punto, Sgarabotto osserva:

La quotazione della banca permette di capire dall'andamento del suo prezzo la qualità della banca. Perché? Perché il risparmiatore comune, a parte i bilanci falsati - come è avvenuto in tutte le banche in difficoltà - da crediti ritenuti esigibili e invece perlomeno dubbi se non incagliati o in sofferenza e quindi con CET1 irrealistici, non può capire qual è veramente la solidità della banca.

Mentre il mercato, fatto dalle stesse banche e da altri intermediari finanziari, ha maggiori elementi per capire qual è lo stato di una banca (ad esempio dalla richiesta di liquidità interbancaria) e quindi agisce vendendo titoli e, conseguentemente, abbassandone il prezzo.

Il prezzo delle banche non quotate invece sfugge a questi controlli, in quanto il prezzo non è fatto dal mercato, ma dagli amministratori stessi.

E per quanto riguarda la quotazione degli strumenti:

La quotazione degli strumenti permette ai risparmiatori di sfuggire alle trappole di mancanza di liquidità e di liberarsi, magari anche in perdita, dei titoli acquistati, cosa che invece non può avvenire se i titoli non sono quotati. In questo caso il riacquisto può avvenire solo dall'emittente, ma più in difficoltà è l'emittente e più difficile che avvenga il riacquisto (si veda casi Veneto Banca e Popolare di Vicenza).

Oltretutto non c'è alcuna norma che imponga alle banche il riacquisto dei titoli emessi al pubblico. Nel caso delle Banche di Credito Cooperativo i soci spesso lo sono a vita a meno che non siano essi stessi a trovarsi un acquirente. Infatti il recesso del socio può avvenire solamente nel caso di fusioni o di dissenso del socio sulla proroga della durata della società.

CRISI BANCARIE: COSA FARE PER PROTEGGERSI, IN SINTESI
Alla fine cosa dobbiamo fare per tentare almeno di protterci, di non finire mani e piedi nella prossima crisi bancaria perdendo i risparmi di una vita? Da quello che abbiamoi imparato da Alessandro Pedone dobbiamo fare attenzione a tre cose:

1) CET1: controllare che sia almeno superiore al 10% (in bilancio e relazioni trimestrali)
2) Crediti in sofferenza: preoccupatevi se sono superiori al 16% (in bilancio e relazioni trimestrali)
3) Accantonamenti: per stare tranquilli, gli accantonamenti dovrebbero coprire almeno il 50% dei crediti in sofferenza
4) Obbligazioni bancarie: non firmate mai quello che non capite
5) Controllare l'andamento della quotazione della banca e degli strumenti emessi dalla banca stessa

LE RESPOSABILITA' DEI RISPARMIATORI
Ma, come osserva Giacomo Saver di SegretiBancari, le responsabilità di quanto accaduto non possono essere attribuite solamente al sistema bancario. Anche i risparmiatori ne hanno. Non certo per la crisi di una banca in quanto tale, ma su come rapportarsi alle banche e ai prodotti che le banche offrono i risparmiatori/investitori italiani mostrano ancora gravi mancanze di cultura finanziaria, mancanze che sicuramente contribuiscono a incappare in investimenti pericolosi e purtroppo a volte dannosi per chi li ha sottoscritti.

Il problema di fondo del risparmiatore/investitore italiano resta il modesto livello di cultura finanziaria. E' nostra abitudine fare  affidamento eccessivo sullo Stato garantista che, come una madre premurosa, ripara i torti che i suoi figli hanno subito. Date queste premesse, è facile investire in qualunque cosa ci venga proposta, pensando che il "papà Governo" interverrà per salvarci in caso di default o "mamma BCE" per riparare i nostri soldi da crolli improvvisi delle quotazioni. Il sistema bancario ha le sue colpe, ma una parte della responsabilità dell'accaduto è - mi duole dirlo - degli investitori che non hanno valutato i rischi che realmente correvano in cambio di un misero "zerovirgola" in più di rendimento.

Il mondo della finanza è un mondo molto complesso e rischioso. Allettante, spesso, quando fa sognare guadagni facili e voloci per via di qualche "stradina letarale" che solo noi abbiamo visto, ma che molto spesso finisce per portarci altrove. Per evitare fregature bisogna (necessariamente) conoscere e informarsi, e magari chiedere a chi ci possa dare una consulenza davvero indipendente.

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