NAVIGA IL SITO
Home » Guide » Diritti dell'investitore » Bail in e crisi bancarie: tutto quello che c’è da sapere

Bail in e crisi bancarie: tutto quello che c’è da sapere

La direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) introduce regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche. E il cosiddetto bail in, che potrebbe toccare anche i depositi

di Mauro Introzzi

Il Consiglio dei Ministri ha recepito a fine 2015 la direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che regolamenta le crisi bancarie e quindi anche il cosiddetto bail in. Voluta nel giugno 2013, nei giorni della crisi di Cipro e delle sue banche, introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche. E regolamenta il bail in, il "salvataggio interno" che potrebbe toccare anche il denaro sui depositi. Tramite il bail in si svalutano azioni e crediti e li si converte in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà (o una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali).
Ma vediamo cosa dice, soprattutto sul bail in, la direttiva.

LEGGI ANCHE - Bail in: la guida completa

CRISI BANCARIE: GLI HIGHLIGHTS DELLA BRRD
La direttiva BRRD fornisce alle cosiddette “autorità di risoluzione”, ruolo che in Italia è svolto dalla Banca d’Italia, poteri e strumenti per:
i) pianificare la gestione delle crisi;
ii) intervenire per tempo, prima della completa manifestazione della crisi;
iii) gestire al meglio la fase di “risoluzione”.

La Banca d’Italia potrà, già durante la fase di normale operatività della banca, preparare piani di risoluzione che individuino le strategie e le azioni da intraprendere in caso di crisi. Via Nazionale potrà intervenire già in questa fase per creare le condizioni che facilitino l’applicazione degli strumenti di risoluzione. La BRRD, inoltre, mette a disposizione delle autorità di supervisione strumenti di intervento (i cosiddetti “early intervention”) che integrano le tradizionali misure prudenziali e sono graduati in funzione della problematicità dell’intermediario (come rimuovere gli organi di amministrazione e/o nominare amministratori temporanei).

banca_italia_3CRISI BANCARIE: LA RISOLUZIONE
Si ricorre alla risoluzione quando una banca è in dissesto, quando misure alternative di natura privata come la ricapitalizzazione non evitano in tempi brevi il dissesto e quando la liquidazione non salvaguarderebbe la stabilità sistemica e l’interesse pubblico.
Sottoporre una banca a risoluzione, unica alternativa alla liquidazione disciplinata dal Testo unico bancario, significa avviare un processo di ristrutturazione gestito da autorità indipendenti. Questi manager, grazie all’utilizzo di tecniche e poteri contemplati dalla direttiva BRRD, puntano a evitare interruzioni nella prestazione dei servizi essenziali offerti dalla banca (come depositi e servizi di pagamento), a ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana della banca e a liquidare le parti restanti.

RISOLUZIONE BANCARIA: GLI STRUMENTI

Nel caso di un dissesto bancario non sanabile in tempi brevi e che metta in pericolo l’intero sistema, la Banca d’Italia potrà:
- vendere una parte dell’attivo;
- trasferire temporaneamente le attività e passività a una bridge bank (ossia a un veicolo costituito per proseguire le funzioni più importanti in vista di una successiva cessione sul mercato);
- trasferire le attività deteriorate a una bad bank (che ne gestisca la liquidazione);
- applicare il bail in.

LEGGI ANCHE - Bail in: rischio davvero se ho somme superiori ai 100mila euro?

banca_12BAIL IN: COS’E’ E COME FUNZIONA
Con il termine bail in (che si può tradurre in “salvataggio interno”) si definisce la svalutazione di azioni e crediti e la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà (o una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali).
Dal bail-in sono escluse alcune passività:
- i depositi di importo fino a 100mila euro (protetti dal sistema di garanzia dei depositi);
- passività garantite come covered bonds e altri strumenti garantiti;
- passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) o in virtù di una relazione fiduciaria (come i titoli detenuti in un conto apposito);
- passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni;
- passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni;
- debiti verso dipendenti, debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

BAIL IN, TEMPISTICHE

In Italia la normativa in questione sarà applicabile  del primo gennaio 2016. Tuttavia, la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti subordinati era già applicabile nellaparte finale del 2015, nel caso in cui essa sia necessaria per evitare un dissesto.

BAIL IN: I RISCHI PER RISPARMIATORI E DEPOSITANTI
Il bail in si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.

Graficamente la gerarchia è la seguente:

bail-in-gerarchia

Sui depositanti va fatta un’ulteriore puntualizzazione oltre quella che i depositi fino a 100mila euro sono espressamente esclusi dal bail in. Anche per la parte eccedente i 100mila euro, i depositi ricevono un trattamento preferenziale: saranno infatti toccati solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore nella gerarchia fallimentare non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale. I depositi al dettaglio eccedenti i 100mila euro possono inoltre essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8% del totale delle passività.

ALCUNE DOMANDE SUL BAIL IN:CONTI COINTESTATI, DOSSIER TITOLI E CASSETTE DI SICUREZZA
- Se il conto cointestato e ha una giacenza superiore ai 100mila euro la parte eccedente di capitale rischia di ricadere nella fattispecie dei bail in? No, il limite di 100mila euro è per depositante e non per deposito.
- In caso di dissesto bancario e conseguente bail in nel conteggio dei 100mila euro rientrano anche i titoli a dossier? No, i titoli non vengono conteggiati: dal bail in sono escluse le attività oggetto di una relazione fiduciaria. Ossia i titoli detenuti in un conto apposito.
- Se un correntista ha dei beni di valore (oro, gioielli, orologi o beni di collezione) nelle cassette di sicurezza rischia la loro proprietà? No, anche queste attività non vengono considerate, visto che dalla normative sono escluse le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (quindi proprio il contenuto delle cassette di sicurezza).

LEGGI ANCHE - SREP BCE, la classifica delle banche italiane più solide (e meno solide)

Il bail in in un'infografica:


bail-in

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
Tutti gli articoli su: bail in
da

SoldieLavoro

Tredicesima mensilità: come si calcola, quando viene pagata

Tredicesima mensilità: come si calcola, quando viene pagata

La tredicesima è una quota della retribuzione lorda annua. Ne hanno diritto tutti i lavoratori assunti con un contratto di lavoro subordinato Continua »

da

ABCRisparmio

Come Investire in Valute Pregiate

Come Investire in Valute Pregiate

Investire in valute pregiate è un'opportunità concreta di diversificare il proprio portafoglio. Lo si può fare acquistando Etf e aprendo un conto valutario Continua »