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Come difendersi da uno schema Ponzi

Nel corso del tempo è stato più volte reinventato. L’ultima e più famosa versione è quella di Bernard Madoff. Ecco come difendersi da uno schema Ponzi.

di Marco Delugan 3 feb 2017 ore 11:09

Bernard Madoff è stato l’ultimo grande truffatore che ha utilizzato uno schema Ponzi. L’ultimo grande, ma non l’ultimo in generale. Per questo è meglio sapere di cosa si tratta. In questo senso, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha emanato una lista di 7 cose a cui fare attenzione per difendersi da uno schema Ponzi.

 

COS’E’ UNO SCHEMA PONZI

schema-investimentoSi parte con la promessa di forti guadagni nel breve periodo. Di solito non si capisce bene come questi guadagni vengano prodotti, le tecniche sono sempre o segrete o troppo complesse. Tanto vale lasciar perdere e fidarsi. In fondo la possibilità di soldi facili alletta quasi chiunque. In realtà non c’è nessun investimento. E la promessa viene mantenuta con i soldi dei nuovi investitori che entrano nel gioco.

Semplificando molto, la cosa funziona così. Un “promotore” vi propone un investimento sicuro e garantito, e che renderà molto e in poco tempo. Voi accettate la proposta e date a lui i vostri soldi. Lui rispetterà i patti, dandovi quanto pattuito alla data prevista. Lo farà andando in perdita oppure, quando il meccanismo comincerà a funzionare, girando a voi parte del denaro avuto da altre persone che come voi si saranno fatte convincere. In questo modo la sua reputazione crescerà, e altri “investitori” entreranno nel gioco. In alcuni casi sono gli stessi partecipanti a trovarne nuovi adepti.

Il gioco regge finché nuove vittime cadono nella rete. Ma tipicamente, a un certo punto, il meccanismo si inceppa, la truffa viene scoperta e il gioco finisce. E la maggior parte dei partecipanti perde il proprio denaro.

 

PERCHE' VIENE CHIAMATO SCHEMA

Lo schema Ponzi viene definito così, e cioè schema, perché non c’è alcun investimento che genera valore e profitto. Ma solo lo spostamento di denaro da un punto del sistema (i nuovi entrati) a un altro (i vecchi partecipanti). Non c’è nessuna gestione competente del denaro, se non come una sorta di gioco di prestigio.

Il fumo negli occhi che permette a uno schema Ponzi di funzionare – finché funziona – viene prodotto da combustibili come:

  • promessa di alti guadagni a breve termine;
  • far credere  di avere in mano strategie segrete e di grande potenza finanziaria;
  • il mantenimento della promessa da parte del “promotore” che fa pensare di essere entrati nel giro giusto.

Altre caratteristiche di questo “approccio” al mercato, per così dire, sono il fatto che l’offerta viene rivolta a un pubblico non competente in materia finanziaria. Ma vedremo in seguito come la storia di Bernard Madoff sia stata una grande eccezione a questo principio. Nella sua rete, infatti, sono cascate anche istituzioni finanziarie e grandi banche.

In Italia, Stati Uniti e in molti altri Paesi, questa pratica è un reato, essendo a tutti gli effetti una truffa.

 

PERCHE’ SI CHIAMA SCHEMA PONZI

Si chiama così per via di Charles Ponzi, che non fu il primo a utilizzarlo, ma fu il primo a diventare famoso per averlo fatto. Ponzi era immigrato dall'Italia negli Stati Uniti nel 1903, a 21 anni di età. Arrivò a Boston con solo due dollari e 50 centesimi, dopo aver perso quasi tutto in scommesse durante il viaggio in mare. Dopo diverse peripezie, che lo portarono dalla east coast degli Stati Uniti, al Canada e poi di nuovo a Boston, passando anche qualche anno in carcere per truffa, Ponzi metterà in atto una grande truffa basata sullo schema che porta il suo nome (coinvolse 40mila persone), che lo rese dapprima molto ricco, lo portò in prigione e poi al ritorno forzato in Italia. Finì i suoi giorni a Rio de Janeiro, all’ospedale dei poveri, nel 1949.

Una vita romanzesca che trovate sintetizzata a questa pagina.

 

BERNARD MADOFF: COME REINVENTARE L'IDEA

La truffa messa in atto da Madoff è un po' più complessa. Non c’è soltanto uno schema Ponzi in atto. Ma anche il mascheramento dello schema, tessuto intorno alla storia e alla credibilità non solo finanziaria del protagonista.

 

LA REPUTAZIONE COME FATTORE DI SUCCESSO

Bernard Madoff è nato il 29 aprile del 1938 a New York, Stati Uniti, da una famiglia di origine ebraica e di classe media.

La carriera propriamente finanziaria l’ha cominciata nel 1960, reinvestendo i soldi che aveva guadagnato lavorando come bagnino a Long Island in quella che diventerà la Bernard Madoff Investment Securities. Una società che spazierà dalla intermediazione finanziaria allo sviluppo di piattaforme per il trading di azioni e derivati. Fino alla gestione della più grande truffa di tutti i tempi.

Non solo con l’attività finanziaria, ma anche con la partecipazione alla vita sociale della comunità ebraica di New York, Madoff si era costruito una tale credibilità da venir soprannominato Jewish Bond. E cioè obbligazione, ma anche garanzia, ebraica.

E’ stato consigliere della Sy Syms School of Business della Yeshiva University, membro del Cultural Institutions Group. E Presidente del NASDAQ, il listino dei titoli tecnologici statunitensi.

 

COME TI SEDUCO L'INVESTITORE

Madoff viene arrestato l’11 dicembre 2008 da un gruppo di agenti federali con l’accusa di truffa. A denunciarlo, i due figli Andrew e Mark, a cui Madoff aveva annunciato la sera prima che la parte di gestione patrimoniale della sua società era una gigantesca truffa.

Il suo fondo di investimento – il vestito finanziario sotto cui nascondeva uno schema Ponzi in piena regola – aveva visto la luce vent’anni prima.

Come riportato dal sito di Borsa Italiana, grazie alla sua reputazione, Madoff aveva irretito “persone e istituzioni di ogni Paese: magnati russi, università, banche europee, ricchi italiani con il tesoretto in Svizzera, fondi pensione, attori, registi, premi Nobel, facendo breccia nei migliori circoli di persone benestanti che gli avevano affidato intere fortune.”

Nella lista degli italiani illustri caduti nella rete di Madoff ci sono Unicredit (esposizione diretta di 75 milioni e indiretta di 805 milioni), il Banco popolare (8 milioni di esposizione diretta e 60 di esposizione indiretta), Ubi Banca (con perdite per 60 milioni) e Mediobanca (esposizione totale di circa 670.000 dollari).

Vero che anche il management delle banche è fallibile, ma da questi nomi e da queste cifre si può immaginare che Madoff le cose le avesse fatte bene. La sua società era registrata, così come il suo fondo, presso le autorità federali. E la documentazione circa l’attività del fondo era regolare, dettagliata ed esatta. Peccato fosse tutto falso.

Il fondo di Madoff non era nemmeno quello che prometteva di più, visto che gli altri hedge fund registravano profitti del 20/30% l’anno, e il suo fondo “solo” del 10/15%. E, cosa non da poco, uno schema Ponzi di solito dura pochi anni, la truffa di Madoff è rimasta in piedi per circa venti.

Insomma, meglio non dare troppo nell'occhio. E anche la strategia di acquisizione di nuovi clienti non era delle più appariscenti. Bernard faceva molto da solo, prediligeva i contatti diretti. Era capace di creare desiderio, rendendo il suo fondo quasi un circolo esclusivo dove entrare era un privilegio per pochi. Rassicurava, non sembrava un predatore.

Solo la strategia rimaneva misteriosamente segreta. Perché, semplicemente, non c'era alcuna strategia.

 

POI, NEL 2007...

Poi nel 2007 è scoppiata la crisi finanziaria. In molti, evidentemente in troppi, hanno chiesto indietro la loro quota di investimento. E Madoff non ne aveva abbastanza per rimborsare tutti. E così il sistema è crollato.

Il 29 giugno 2009, il tribunale del distretto di Manhattan ha condannato Madoff a una pena di 150 anni (la massima possibile), da scontare in un penitenziario di massima sicurezza. E all’esproprio di tutti i beni personali, fino a 171 miliardi di dollari.

Già nel 2001, in verità, qualcuno cominciava a nutrire dubbi sull’operato di Madoff, e in particolare su come facesse a produrre rendimenti così costanti. Ma non furono abbastanza per spingere a indagare davvero.

Chissà, non fosse stato per una delle più grandi crisi finanziarie di tutti i tempi, magari la truffa Madoff sarebbe ancora in piedi.

Qui sotto trovate un bellissimo servizio tratto da una puntata di Report di quegli anni.

 

COME CAPIRE SE SIAMO DI FRONTE A UNO SCHEMA PONZI

Come accennato sopra, la Securities and Exchange Commission (SEC) - l'agenzia del governo federale che ha il compito di vigilare sull'operato dei mercati e dell'industria finanziaria degli Stati Uniti - ha pubblicato sul suo sito una lista di 7 cose a cui fare attenzione per non incappare in uno schema Ponzi.

 

PUNTO 1 - BASSO RISCHIO E ALTO RENDIMENTO

Di solito uno schema Ponzi viene presentato proprio così, come una forma di investimento che garantisce alti guadagni e in cui si rischia poco o niente. Nel caso, sospettate. Perché nel mondo dei soldi, alti rendimenti sono sempre legati ad altrettanto alti rischi.

 

PUNTO 2 – RENDIMENTO COSTANTE NEL TEMPO

Anche quando i guadagni promessi sono definiti costanti c’è da insospettirsi. A meno che non siano le classiche forme di investimento a reddito fisso, come titoli di stato o conti deposito, tanto per fare due esempi, i mercati finanziari non sono in grado di garantire guadagni costanti nel tempo.

E soprattutto quando l’investimento promesso è legato ai mercati azionari. Basta guardare il grafico di breve periodo di un qualsiasi indice azionario per capirlo.

 

PUNTO 3 – INVESTIMENTI NON REGISTRATI

Fate sempre attenzione che gli investimenti che scegliete siano regolarmente registrati presso le autorità finanziarie. Le attività fondate sullo schema Ponzi di solito non lo sono.

La registrazione è importante perché consente di accedere a molte informazioni sul management, sui prodotti e sui servizi, e sulle condizioni finanziarie di chi vi ha proposto l’investimento.

 

PUNTO 4 - VENDITORI SENZA LICENZA

Tutte le persone e le società del mercato finanziario devono essere registrate, e cioè avere una licenza. E’ richiesto dalla legge. Meglio verificare sempre con chi si ha a che fare.

 

PUNTO 5 - STRATEGIA FUMO NEGLI OCCHI

Altra caratteristica tipica di molti “investimenti” che funzionano secondo lo schema Ponzi è che contemplano strategie troppo complesse e a volte addirittura segrete. Ma è solo un racconto falso, fumo negli occhi per nascondere la frode che stanno attuando.

Meglio non credere troppo a quello che vi viene raccontato. Ricordate il gatto e la volpe di Pinocchio: i soldi non crescono sulle piante.

 

PUNTO 6 - DOCUMENTAZIONE PROBLEMATICA

Le compagnie di investimento serie e affidabili hanno di solito sistemi di reporting altrettanto affidabili. Ed emettono report con regolarità. Di solito, ancora, i report sono chiari (fatto salvo il linguaggio tecnico in parte inevitabile) ed esenti da errori o incongruenze. Se non vi arrivano report con regolarità, se trovate troppe cose poco chiare e il tutto vi appare poco professionale, allora fate qualche indagine e cercate di capire se siete finiti in una truffa.

 

PUNTO 7 - DIFFICOLTA’ A RICEVERE PAGAMENTI

Se avete problemi a ritirare i vostri soldi o non state ricevendo pagamenti come pattuito è possibile che siate coinvolti in uno schema Ponzi. Una risposta tipica di chi gestisce uno schema Ponzi a fronte di una richiesta di pagamenti che non è in grado di esaudire è un invito a lasciarli dove sono con la promessa di ritorni ancora migliori in futuro.

 

UN PO’ DI SAGGEZZA DI STRADA

Ogni opportunità di investimento che sembra troppo bella per essere vera, probabilmente lo è. Se un fondo o un titolo finanziario viene venduto come capace di raddoppiare i vostri soldi nel giro di poco tempo, chiedetevi quanto possa essere ragionevole che sia così.

Se esistesse davvero un investimento del genere, chiunque lo stia vendendo non avrebbe in realtà bisogno di farlo. L’unica cosa da fare, in casi come questo, sarebbe infatti investire e godersi i risultati. Un investimento del genere non avrebbe proprio bisogno di una forza vendite.

E come insegna la storia di Madoff, basta che solo uno dei punti segnalati dalla SEC sia poco chiaro - in questo caso la strategia di investimento - perché sia saggio sospettare.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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