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Quanto spesso devo controllare le mie azioni?

Quante volte volete, anche tutti i giorni. L’importante è non farsi prendere dall’ansia di comperare e vendere. Perché è dimostrato che più si opera e meno si ottengono risultati.

di Marco Delugan 19 lug 2016 ore 12:05

Non c’è nulla di male nel controllare di frequente l’andamento delle proprie azioni, basta che non porti ad agire con la stesse frequenza.

Come utilizzare il proprio tempo, le proprie energie, le proprie unità di attenzione, è una scelta personale, dipende dai propri gusti e dalle proprie attitudini, come ha detto David Gardner, in una intervista apparse su The Motley Fool, sito di cui è cofondatore.

analisi-tecnica_8Gardner parte dal concetto che tutti abbiamo a disposizione una quantità limitata di energia. Lui, l’energia, la immagina come unità di attenzione.

I suoi titoli li controlla spessissimo. Ma lui ci lavora sui mercati finanziari, e deve monitorare con attenzione quello che consiglia ai suoi clienti.

Ma anche se impiega quasi tutte le sue unità di attenzione sui mercati finanziari, riesce a non agire sul suo portafoglio con la stessa frequenza. Lo spiega in questo modo.

C’è una differenza tra le unità di attenzione che consumo e le azioni reali che intraprendo. E’ una cosa molto simile al seguire uno sport. Passo molto tempo seguendo la North Carolina Tarheel o i Washington Redskins. Mi piace molto seguire lo sport. Ma cambio squadra? Faccio trading? Ricolloco costantemente le mie preferenze? No, per nulla. Quasi allo stesso modo, mi piace fare lo spettatore dei mercati finanziari americani e globali, e mi piace seguire i punteggi che cambiano di giorno in giorno per le circa 150 azioni che raccomando in Stock Advisor e Rule Breakers, e mi piacerà sempre, fino a quando cominceranno a mancarmi le energie o vorrò spendere le mie unità di attenzione diversamente.

Insomma, controllate quanto volete le vostre azioni, sempre che questo non vi spinga ad agire con troppa frequenza e non vi tolga il sonno.

Secondo Gardner – ma vedremo a breve che è in buona compagnia – il modo migliore per avere buoni risultati dai propri investimenti è quello di scegliere bene i titoli su cui investire e tenerli in portafoglio per molto tempo.

Gardner è un investitore di lungo periodo, come lo è anche un certo Warren Buffett. Buffett è il terzo uomo più ricco del mondo, con un capitale personale di 76 miliardi di dollari.

LEGGI ANCHE: La ricchezza di Warren Buffett dai 14 in su (anno dopo anno)

Non ha sempre e solo operato come value investor, ma di sicuro ne è uno dei maestri riconosciuti.

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Se siete investitori di lungo periodo, dice Buffett, vendete un titolo solo quando i fondamentali dell’azienda cambiano e non la rendono più così interessante com’era una volta. Altrimenti potete tenerla anche per sempre.

Per andare un po’ più in profondità su questo tema Antonio Zennaro, autore del bolg Warren Buffett Italia, ha scritto un post dal titolo “Per quanto tempo bisogna tenere un’azione?” su cui si legge che:

L’investitore medio negli anni 60′ teneva le azioni per un periodo medio di circa 8 anni, tuttavia con l’avanzare della tecnologia e soprattutto dell’avvento del trading online e dell’internet banking la tempistica si è ridotta e di molto: ora l’investitore medio tiene un’azione nel suo portafoglio per un periodo medio di 6 mesi.

Mentre Warren Buffett tiene le azioni che acquista in media per 20 anni.

E ci sono studi che dimostrano che sapere acquistare bene e tenere per molti anni è la strategia migliore.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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