NAVIGA IL SITO
Home » Guide » Basi Investimento » Petrolio, tutto quello da sapere

Petrolio, tutto quello da sapere

Il petrolio continua ad essere una delle materie prime più importanti nell’economia dei nostri tempi. Ecco una guida per capirne di più sull’oro nero. Cos’è, perché è importante e come viene prodotto

di Mauro Introzzi

Secondo molti è la causa di guerre e tensioni internazionali. Di certo c’è che il petrolio continua ad essere una delle materie prime più importanti nell’economia dei nostri tempi. Ecco una guida per capirne di più sull’oro nero: cos’è, perché è importante, quali sono le tipologie trattate sui mercati, le sue quotazioni, come si forma, si estrae e si raffina, quali sono i paesi più importanti a livello di produzione e di consumo, cos’è l’OPEC e cosa bisogna fare se un piccolo investitore vuole puntare su un rialzo (o un ribasso) delle sue quotazioni.

 

COS’E’ IL PETROLIO

Il petrolio è una forma primaria di energia combustibile. I combustibili (ossia il materiale che può bruciare) sono formati principalmente da idrogeno e carbonio. Non a caso i composti formati da queste sostanze sono chiamati anche idrocarburi.

Il petrolio, quello grezzo che viene estratto da giacimenti dentro gli strati superiori della crosta terrestre, è una mescolanza di diversi idrocarburi, la cui composizione varia a secondo del luogo di provenienza. Oltre a idrogeno e carbonio il petrolio contiene altre sostanze non essenziali alla combustione, dette “impurità” (come lo zolfo).

Il termine petrolio deriva dal latino, e significa "olio di roccia". È la materia prima per una grandissima varietà di prodotti lavorati: non è infatti quasi mai usato così come viene trovato in natura ma viene lavorato per ottenere numerosi derivati (gpl, benzina, nafta, cherosene, gasolio, olio lubrificante, bitume).

 

PETROLIO, PERCHE’ E’ IMPORTANTE

petrolio_19Il petrolio è così importante e prezioso che è stato presto ribattezzato “oro nero”. Si tratta di una risorsa limitata, destinata ad esaurirsi almeno come risorsa sfruttabile economicamente, e dagli utilizzi più diversi. La materia e i suoi derivati rappresentano una fonte di energia (anche termica) e vengono utilizzati per i motori della maggioranza dei veicoli, su terra, aria e rotaia. Inoltre il petrolio è utilizzato come materia base per molti prodotti chimici industriali.

 

IL COLORE DEL PETROLIO

Nonostante il suo alias più celebre lo definisca “nero”, il petrolio non è sempre di questo colore. In natura il suo liquido, decisamente viscoso, va dal nero al marrone scuro. Ma non è infrequente trovarlo in tonalità che vanno dal bluastro al verdognolo, per arrivare fino all'arancione. I toni meno cupi sono quelli che caratterizzano il petrolio che si trova negli strati superiori della crosta terrestre.

 

PETROLIO: DIFFERENZA TRA BRENT E WTI

Sui mercati internazionali, proprio per l'importante che riveste in molti ambiti dell'attività economica ma anche per i risvolti geopolitici che spesso rappresenta, viene monitorato l'andamento delle sue quotazioni. In particolare vengono seguite le performance di 2 tipologie di petrolio diverse, il Brent e il WTI.

Il primo è quello di tipo europeo. Il nome "Brent" deriva da un giacimento ubicato nel Mare del Nord, scoperto negli anni ’70 al largo della Scozia, ma oggi definisce la produzione di 19 campi petroliferi, sempre situati nel Mare del Nord.

Il secondo è invece quello americano. WTI è l'acronimo di West Texas Intermediate, conosciuto anche come Texas Light Sweet. Viene considerato di alta qualità e decisamente pregiato, date le sue caratteristiche chimico-fisiche. Dalla sua raffinazione si ottiene un'alta percentuale di benzine e gasolio leggero.

 

PETROLIO: LE QUOTAZIONI

Brent e WTI, le due principali tipologie di greggio a livello internazionale, sono scambiati sul NYMEX (New York Mercantile Exchange) di New York e sull'IntercontinentalExchange di Atlanta.

Su questi due mercati sono quotati contratti per consegna immediata, chiamati anche spot, o futures rispettivamente a Cushing in Oklahoma per il WTI e a Sullom Voe, in Gran Bretagna, per il Brent. L’unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di 1000 barili. Il prezzo del Brent determina quello del 60% del petrolio estratto nel mondo.

Le due tipologie di petrolio, pur seguendo dinamiche simili, non hanno mai il medesimo prezzo. Su quest'ultimo non influisce solo la qualità (che dovrebbe premiare il WTI) ma anche livello della domanda e costi di trasporto.

 

PETROLIO: IL BARILE E IL BARILE EQUIVALENTE

Il prezzo del petrolio, sia esso Brent o WTI, viene parametrato al barile (o barrel, utilizzando il termine inglese). Il barile è un’unità di volume pari a 159 litri, o 42 galloni statunitensi.

La sua massa, nel caso del petrolio greggio, è pari a circa 140 chilogrammi.

Nei dati ufficiali su scorte, produzioni o fabbisogni ci si imbatte invece spesso nel concetto di barile di petrolio equivalente (boe). Con questo concetto di intende la trasformazione dei volumi di idrocarburi gassosi in volumi equivalenti di idrocarburi liquidi. In altre parole si convertono in metri cubi (o piedi cubici) delle sostanze gassose in litri. L’equivalenza è fatta per poter sommare insieme le diverse tipologie di idrocarburi.

 

PETROLIO, COME SI FORMA

La maggior parte del petrolio ha origine dal cosiddetto sapropelite (o sapropel), una melma pastosa di colore nerastro originatasi dal deposito, in acque stagnanti di resti e gusci di microrganismi e di alghe unicellulari in putrefazione. Se questi residui sono di origine vegetale si forma il carbon fossile, se sono di origine animale di formano le rocce madri petroligene. Queste rocce, sottoposte a pressioni, rilasciano con il tempo idrocarburi liquidi e gassosi che filtrano fino a quando non trovano uno sbarramento naturale formato da rocce impermeabili o acqua.

 

PETROLIO: DAL GIACIMENTO ALL'ESTRAZIONE

Come viene ottenuto il petrolio dal sottosuolo? Inizialmente vanno ricercati i giacimenti, un’attività decisamente onerosa. Si inizia con un’analisi dei terreni e delle rocce di superficie per individuare un’area potenzialmente interessante. Poi si indaga se le rocce di profondità possono contenere idrocarburi, ricorrendo alla sismica a riflessione. Si tratta di una tecnica che genera delle piccole onde sismiche tramite cariche di esplosivo (per la superficie terrestre) o tramite l’espansione rapida di aria compressa (per la superficie marina). Le onde si propagano nella zone di interesse e poi tornano indietro. L’analisi delle onde di ritorno fornisce indicazioni sulla struttura del sottosuolo: principalmente se potrebbero esserci delle buone quantità di idrocarburi.

Se la zona appare promettente si procede con la perforazione (a terra o in mare). L’attività è lunga e costosa ma non appare critica o complessa. Viene montato uno scalpello rotante sostenuto da aste metalliche a loro volta comprese in una torre, chiamata derrick, alta fino a 50 metri. Lo scalpello scende via via nel terreno per arrivare a una quota profonda fino a 8mila metri. Durante la perforazione si continuano ad analizzare i vari detriti. Si passa poi a perforare altri pozzi di delimitazione per poi passare alla produzione vera e propria del giacimento. L’intera attività di costruzione può durare fino a un anno.

Per la perforazione in mare vengono utilizzati impianti diversi in funzione di fondali, profondità e condizioni climatiche. Vengono usate piattaforme mobili autosollevanti o galleggianti per perforazioni fino a 1.500 metri mentre per attività a profondità maggiori si ricorre a navi di perforazione. Secondo i dati più recenti circa un quinto della produzione viene dal mare. Secondo gli espetti la quota che è destinata ad aumentare in futuro.

L’estrazione del petrolio avviene inizialmente senza interventi da parte dell’estrattore: circa un 30% del petrolio presente nel giacimento (e il 90% del gas) risale il pozzo spinto dalla pressione di acqua e gas presenti nel giacimento stesso. Un’ulteriore quota compresa tra il 20% e il 30% può essere estratta iniettando nel giacimento acqua, gas o emulsioni, vapori o solventi (che staccano altro petrolio). La parte residua, pari a circa il 40% rimane nella roccia e non può essere estratto con le tecnologie attualmente a disposizione.

 

PETROLIO, LA RAFFINAZIONE

Dopo l’estrazione il petrolio viene stoccato e poi trasportato negli impianti di raffinazione. Con la raffinazione (o distillazione frazionata) si separano i vari idrocarburi in base alla diversa temperatura di ebollizione raccogliendo, per ciascuna fascia i vapori che si sono formati facendoli successivamente condensare.

Le temperature son più elevate quanto maggiore è il numero di atomi di carbonio presenti negli idrocarburi componente.

Vengono prodotti, così:

  • oli, lubrificanti, paraffine e bitumi,
  • gasolio,
  • cherosene,
  • nafta,
  • benzine.

E una serie diversa di gas.

 

PETROLIO, LO SHALE OIL

Accanto all’estrazione chiamiamola tradizionale, in questi anni in molte parti del mondo (ma soprattutto negli Stati Uniti) si è diffusa la pratica dello shale oil (o olio di scisto, in lingua italiana). Si tratta di un petrolio definito “non convenzionale” prodotto da frammenti di rocce di scisto bituminoso. Queste rocce sono ricche una particolare materia organica, il cherogene, da cui possono essere prodotti idrocarburi liquidi. Per estrarre questi idrocarburi si usano dei processi specifici, come la pirolisi, l’idrogenazione o la dissoluzione termica.

 

PETROLIO: I PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI

Nei primi mesi del 2016 la classifica dei principali produttori di petrolio era formata da:

  • Russia
  • Arabia Saudita
  • Stati Uniti
  • Iraq
  • Cina
  • Canada
  • Iran
  • Emirati Arabi Uniti
  • Kuwait
  • Venezuela


PETROLIO: I PRINCIPALI PAESI CONSUMATORI

A fine 2015 la classifica dei principali paesi consumatori, invece, era la seguente:

  • Stati Uniti
  • China
  • Giappone
  • India
  • Russia
  • Brasile
  • Emirati Arabi Uniti
  • Canada
  • Germania
  • Corea del Sud


INFOGRAFICA: GLI STATI DIPENDENTI DAL PETROLIO

stati-dipendeti-petrolio


OPEC: COS’E’ E QUALI SONO I PAESI ADERENTI

Nel 1960 alcuni tra i maggiori paesi esportatori di petrolio hanno deciso di unirsi in un’organizzazione per avere un maggior potere negoziale nei confronti dei colossi petroliferi e spuntare quindi condizioni migliori grazie a un cartello economico. L’associazione ha preso il nome di Organization of the Petroleum Exporting Countries, o OPEC.

La sede dell’OPEC, dal settembre del 1965, è a Vienna.

I 12 stati membri dell’OPEC controllano poco meno dell’80% delle riserve mondiali accertate di petrolio, fornendo poco più del 40% della produzione mondiale di petrolio.

Attualmente i paesi membri sono (in ordine alfabetico): Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi uniti, Gabon, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, e Venezuela. Altri importanti paesi produttori, come Stati Uniti, Messico, Cina, Russia, Norvegia e Bahrein non aderiscono al cartello.


PETROLIO: COME INVESTIRCI?

Ma come sfruttare (o tentare di farlo) le oscillazioni del prezzo del petrolio? Naturalmente non lo si fa comprando o vendendo direttamente la materia prima ma ricorrendo a strumenti finanziari ad hoc, che replicano più o meno fedelmente l’andamento del greggio. Gli asset giusti sono i cosiddetti ETC (Exchange Traded Commodities). Questi strumenti sono emessi a fronte dell'investimento diretto, da parte dell'emittente, direttamente in materie prime fisiche oppure in contratti derivati.

Gli ETC sul mercato iniziano ad essere numerosi e per scegliere quello più adatto gli esperti consigliano di valutare alcuni parametri, come costi di gestione, liquidabili (ossia la facilità di uscire dalla posizione) e fiscalità.

A Piazza Affari sono quotati complessivamente circa 200 ETC. Circa 25 di essi hanno come sottostante il petrolio. Le varianti sono le disparate: ci sono strumenti che replicano il Brent, altri che replicano il WTI. Con posizioni long (ossia in acquisto), short (ossia in vendita) o in leva (che moltiplicano x volte l’esposizione).

LEGGI TUTTO: ETC sul petrolio: quali comprare?

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
Tutti gli articoli su: petrolio
da

SoldieLavoro

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Un reddito uguale per tutti, ricchi e poveri, non soggetto a condizioni o prove. E nemmeno a promesse di impegno lavorativo. E' questo, il reddito di cittadinanza Continua »

da

ABCRisparmio

Carta Postepay: cos'è e come funziona

Carta Postepay: cos'è e come funziona

La prepagata di Poste Italiane permette di fare tante cose, anche su internet. E in ottima sicurezza. Cos'è e come funziona la carta Postepay. Continua »