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Come investire in Titoli di Stato

Investire in Titoli di Stato può essere una buona opportunità per chi vuole rischiare poco e ottenere comunque un rendimento dai propri risparmi. Cosa sono, quanto rendono e quante tasse bisogna pagare su quello che si guadagna

di Marco Delugan 12 ott 2016 ore 11:29

Per chi vuole investire i propri risparmi senza rischiare troppo i Titoli di Stato sono un’ottima opportunità. Bisogna però sapere che nell’investimento finanziario meno si rischia e meno si guadagna. Così, se ad investire in Titoli di Stato si rischia davvero poco – è difficile, anche se non impossibile, che uno stato fallisca – è altrettanto vero che non si guadagna molto.

 

Per guadagnare di più – o meglio, per sperare di guadagnare di più – bisogna scegliere strumenti diversi dai titoli di stato, come le azioni o anche le obbligazioni emesse dalle aziende o strumenti derivati. Strumenti che sono però più rischiosi, nel senso che possono farci guadagnare di più ma anche di meno dei Titoli di Stato. Insomma, il rendimento dei titoli più rischiosi è potenzialmente più alto, ma anche molto più variabile.

 

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COSA SONO I TITOLI DI STATO

Per finanziare le proprie attività non bastano le tasse, per questo lo Stato deve emettere titoli per raccogliere le risorse necessarie. Detto in altro modo, lo Stato emette titoli per coprire i debiti che accende per mantenersi e per produrre i servizi che gli competono: scuole, salute, difesa, ordine pubblico, eccetera. I titoli emessi dallo Stato per finanziarsi sono obbligazioni.

 

mef-dipartimento-del-tesoroLe obbligazioni sono titoli finanziari che rappresentano un prestito e che danno diritto a chi le sottoscrive al rimborso di quanto prestato più interessi. Hanno una durata predeterminata: alla scadenza del titolo il capitale ricevuto in prestito da chi lo ha emesso va restituito. Gli interessi possono essere corrisposti mediante il pagamento di cedole periodiche – fisse o variabili - o mediante il così detto scarto di emissione e cioè dalla differenza tra il prezzo di emissione e quello di rimborso che si realizza alla scadenza del titolo. Gli emittenti possono infatti collocare titoli del valore nominale di 100 a un prezzo inferiore.

 

Nel caso delle obbligazioni zero coupon, ad esempio, lo scarto di emissione è l’unico modo in cui vengono pagati gli interessi. I titoli zero coupon, come dice il nome, non hanno cedole. In altri casi, gli interessi possono derivare dalla somma di cedole e scarto di emissione.

 

Le obbligazioni possono essere emesse da aziende, enti pubblici territoriali e appunto dallo Stato. In questo ultimo caso vengono chiamati Titoli di Stato.

 

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I Titoli di Stato vengono emessi periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

LE TIPOLOGIE DEI TITOLI DI STATO ITALIANI

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette sei tipi di Titoli di Stato, le differenze tra i diversi tipi si muovono su due dimensioni: la durata e le modalità di remunerazione. Eccoli:

  • Buoni Ordinari del Tesoro (BOT): durata di 3, 6 e 12 mesi, privi di cedole, rendimento è dato dallo scarto di emissione;
  • Btp Italia: durata di 4, 6 o 8 anni; cedole annuali pagate ogni sei mesi;
  • Certificati di Credito del Tesoro (CCT): durata di 7 anni e cedole semestrali a tasso variabile;
  • Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ): titoli della durata di 24 mesi, privi di cedole, tutto il rendimento dipende dallo scarto di emissione;
  • Buoni del Tesoro Poliennali (BTP): durata di 3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni, con cedole fisse semestrali;
  • Buoni del Tesoro Poliennali Indicizzati all'inflazione europea (BTP€i): durata di 5 e 10 anni, il capitale e le cedole semestrali sono rivalutati in base all'andamento dell'inflazione europea.

I Titoli di Stato sono ormai tutti dematerializzati, non hanno un supporto materiale ma sono iscrizioni contabili a favore di chi li ha sottoscritti. Non essendoci più un titolo cartaceo a dimostrare la propria esistenza e chi li abbia acquistati e li possieda, a dimostrare queste cose ci sono altri documenti e segni bancari, come la ricevuta dell’acquisto e l’estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli dell’acquirente, tutte cose che permettono l'accredito diretto sul conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza.

 

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COME SI ACQUISTANO I TITOLI DI STATO

I titoli di stato possono essere acquistati sia quando si tiene l’asta di emissione sia sul mercato secondario. In tutti i casi, vanno acquistati tramite banca o un intermediario finanziario.

 

Se si vuole acquistare in sede di asta di emissione, come prima cosa bisogna prenotare la quantità desiderata di titoli con almeno un giorno di anticipo rispetto alla data dell’asta. L’importo minimo di titoli di stato che si può acquistare in sede di asta è di 1000 euro. Importante: non sappiamo a che prezzo acquisteremo i titoli, possiamo solo sperare che sia il più basso possibile, perché la differenza tra prezzo di emissione e valore nominale del titolo sarà uno degli elementi del rendimento dell’investimento. Esistono poi due tipi di asta: l’asta competitiva e l’asta marginale.

 

I titoli già in circolazione, e cioè già collocati tramite asta, possono venire acquistati e venduti sul mercato secondario. Nel caso dei Titoli di Stato, e di tutte le obbligazioni, i mercati su cui vengono trattati quelli già in circolazione sono il MOT, uno dei mercati gestiti e organizzati da Borsa Italiana Spa, e il TLX, gestito e impostato da un gruppo di banche italiane. Quando si acquista e si vende sul mercato secondario si devono pagare le commissioni all’intermediario finanziario che realizza l’operazione, commissioni più alte di quelle pagate in sede d’asta, ma si ha il vantaggio di poter operare in qualsiasi momento.

 

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IL RENDIMENTO DEI TOTOLI DI STATO

La variabile più importante per decidere se e quanto investire in titoli di stato è il loro rendimento. Il rendimento di un qualsiasi titolo finanziario dipende da tre fattori:

  • il reddito generato;
  • il capitale investito;
  • il tempo impiegato, e cioè la durata dell’operazione.

Di solito il rendimento viene espresso in termini percentuali e su base annua. Nel caso dei Titoli di Stato, sono due le componenti principali del rendimento: gli interessi e il guadagno in conto capitale.

 

Gli interessi possono essere pagati in forma di cedole o di scarto di emissione.

 

Il guadagno in conto capitale è la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto, quando il titolo viene acquistato e venduto sul mercato secondario.

 

Un altro fattore importante per la valutazione di un Titolo di Stato è la certezza delle componenti del rendimento. Ad esempio, gli elementi certi del rendimento di un investimento in Titoli di Stato sono:

  • le cedole, quando a tasso fisso;
  • la differenza tra prezzo di acquisto o di sottoscrizione e il prezzo di rimborso, quando il titolo è tenuto fino a scadenza, e quando il prezzo di rimborso è fisso e non indicizzato.

Mentre gli elementi incerti sono:

  • le cedole, quando a tasso variabile;
  • i guadagni e le perdite derivanti dalla differenza del prezzo di acquisto o di sottoscrizione e quello di vendita sul mercato secondario se il titolo non viene portato a scadenza;
  • andamento del tasso di cambio se il titolo è denominato in valuta straniera.


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RENDIMENTO EX ANTE E RENDIMENTO EX POST

La presenza di elementi certi e di elementi incerti genera due differenti tipi di valutazione del rendimento di un investimento obbligazionario e in Titoli di Stato:

  • il rendimento ex ante, che viene calcolato stimando le grandezze che al momento iniziale sono incerte;
  • il rendimento ex post, che viene calcolato alla fine del periodo di investimento, quando tutte le grandezze sono ormai certe.

Il rendimento ex ante ed ex post di un titolo coincidono solo se il bond è uno zero coupon oppure se reinvestiamo le cedole nello stesso titolo alle medesime condizioni. In caso contrario rendimento ex ante ed ex post divergeranno. In tutti gli altri casi bisogna fare stime, e più sono gli elementi da stimare e più è alta l’incertezza del risultato.

IL RISCHIO DEI TITOLI DI STATO

E’ difficile che uno Stato fallisca. Ci sono state eccezioni, come l’Argentina, la Grecia e l’Islanda dove alcune emissioni di Titoli di Stato sono andate i default, e cioè non sono state ripagate ai sottoscrittori, in tutto o in parte. Ma possiamo comunque considerare l’investimento in Titoli di Stato come quasi del tutto sicuro.

 

Se diamo come abbastanza certo il rimborso a scadenza, l’unica parte a rischio sono le cedole quando l’interesse è variabile. Se poi, per qualsiasi motivo il titolo venisse venduto sul mercato secondario prima della sua scadenza naturale, allora anche il capitale investito verrebbe messo a rischio, nel senso che non è dato sapere in anticipo a quale prezzo si potrà vendere il titolo.


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TITOLI DI STATO E BISOGNI DEGLI INVESTITORI

Come abbiamo visto sopra, le diverse tipologie di titoli di stato sono caratterizzate da diverse durate e diverse modalità di pagamento degli interessi. Questa varietà consente di fornire risposte articolate ai bisogni degli investitori.

 

I CCT, ad esempio, che pagano interessi periodici a tasso variabile, offrono appunto un rendimento che si adatta alle diverse condizioni di mercato e di solito mantengono il valore nel capitale iniziale, cosa che permette di non rischiare troppo se si decide di vendere il titolo prima della scadenza.

 

CTZ e BOT permettono investimenti di breve durata con rendimenti più che competitivi rispetto ai Conti Deposito, altro strumento per investire la liquidità su tempi brevi.

 

Per chi invece preferisce – e ha la possibilità – di investire sul medio e sul lungo periodo, i BTP offrono cedole semestrali a tasso fisso e una durata che può andare dai 3 ai 50 anni.

LIQUIDITA’ DEI TITOLI DI STATO

Si sente spesso parlare di liquidità di un titolo finanziario, concetto che si riferisce anche ai Titoli di Stato e alle obbligazioni in generale. In realtà, il concetto di liquidità ha due versioni: la liquidità “naturale” e la liquidità “artificiale”.

 

La liquidità naturale è la caratteristica del titolo di generare flussi finanziari secondo scadenze prestabilite.

 

La liquidità artificiale è la possibilità di essere venduto prima della sua naturale scadenza su un mercato secondario, e cioè il mercato dove avviene lo scambio di titoli già in circolazione. Per quanto riguarda i Titoli di Stato i mercati secondari sono il MOT e il TLX.

 

Per chi investe in obbligazioni e Titoli di Stato sono entrambe importanti: per il flusso di reddito che riescono a garantire e per la possibilità di venderli prima della scadenza secondo le proprie necessità finanziarie. La liquidità naturale dipende dalle caratteristiche del titolo. La liquidità artificiale dipende dalle caratteristiche del mercato su cui possono essere venduti. Le qualità che rendono un mercato liquido, sono lo spessore, l’ampiezza e l’elasticità, questioni tecniche che vanno a determinare quanto su un certo mercato sia facile e veloce vendere un titolo finanziario.

TRATTAMENTO FISCALE DEI TITOLI DI STATO

Investire in Titoli di Stato può generare due tipi di reddito: gli interessi e i guadagni in conto capitale. Entrambi vengono indicati come redditi da capitale. Gli interessi si concretizzano nelle cedole e nello scarto di emissione. Il guadagno in conto capitale deriva dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita sul mercato secondario. E tutti vendono tassati. La tassazione a cui questi redditi vengono sottoposti è differente secondo chi sia il titolare dei titoli che li hanno generati.

 

Nel caso di impresa commerciale, i due redditi vanno a formare la base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi.

 

Nel caso di persone fisiche, vi è un’ulteriore differenza tra chi è residente in Italia, chi è residente all’estero in paesi white list e chi risiede all’estero ma in paesi non white list. Le persone fisiche residenti in Italia pagano sui redditi da capitale il 12,5%. L’imposta viene applicata direttamente dall’intermediario finanziario. I non residenti che risiedono in paesi white list non pagano nulla. Chi risiede in paesi non compresi nella white list pagano anche loro il 12,5%.

INVESTIRE IN TITOLI DI STATO

Quindi, che fare? Non si impara certo a investire leggendo una guida su internet, perché la finanza è un mondo complesso e perché prima di agire bisogna rispondere a tante domande che riguardano le risorse disponibili, gli obiettivi di investimento, il profilo di rischio, l’orizzonte temporale.

 

La conclusione è un po’ sempre la solita: fate attenzione a quelli che sono i vostri veri obiettivi, sappiate che i titoli di stato non sono le forme di investimento che rendono di più, ma sono molto sicuri e possono dare stabilità al vostro portafoglio, e poi scegliete.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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