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Come investire sui dividendi azionari

Bisogna scegliere titoli di aziende che pagano dividendi, ovviamente. E poi reinvestirli nelle stesse, e aspettare che il tempo e l’interesse composto facciano il loro lavoro.

di Marco Delugan 7 lug 2017 ore 15:22

Investire in aziende che pagano dividendi (dividend stock) e reinvestirli negli stessi titoli è una strategia poco conosciuta e poco apprezzata. Ed è un peccato, perché consente ottimi ritorni nel lungo periodo.

Selena Maranjian di The Motley Fool, ha elencato in un suo recente articolo 17 consigli per seguire al meglio questo stile di investimento. Noi ne abbiamo aggiunto uno, il numero 18.

LEGGI ANCHE: 4 motivi per investire in dividend stock

1 – Si può cominciare anche con pochi soldi

Molti pensano di non poter investire in azioni a meno di avere parecchie migliaia di euro. Ma questo è un errore, specialmente se si tratta di investire in dividend stock, soprattutto se si reinvestono i dividendi acquistando titoli o quote dei titoli che li hanno generati.

2 – Investite soldi di cui non avrete bisogno per i prossimi 5 o (meglio) 10 anni

Non investite il denaro di cui pensate di avere bisogno nei prossimi anni. Nel breve e medio periodo il mercato azionario può scendere. Se i soldi che avete messo da parte per un qualche vostro obiettivo importante dovessero aver perso il 20% proprio nel momento in cui ne avete bisogno, quell’obiettivo sarebbe più difficile da raggiungere. Il denaro che investite sui mercati non deve servirvi per i prossimi 5 o (meglio) 10 anni.

3 – Risparmiate e investite con regolarità

Si può guadagnare bene investendo in azioni, o almeno contribuire a una buona pensione, ma solo se si fanno le cose seriamente. Se si investono, ad esempio, 3mila euro l’anno per 25 anni, con un ritorno medio del 5% alla fine il capitale sarà di 150mila euro, di cui 75mila di interesse composto.

dividendi4 – Fate attenzione al dividend yield, non al dividendo in termini assoluti

Se una azienda paga un dividendo trimestrale di 0,60 euro e un’altra di 1 euro, non fate l’errore di considerare migliore il secondo. Focalizzatevi invece sul dividend yield, e cioè sul rapporto tra dividendo annuale corrente e per prezzo corrente del titolo. Il dividendo di 0,60 può corrispondere a un dividend yield del 2,4%, mente il dividendo da un euro a un dividend yield dello 0,9%.

5 – Preferite dividend yield più alti, in generale

Naturalmente, un dividend yield alto è meglio di uno più basso. Ma le cose non sono sempre così. Siate certi di considerare la salute e le prospettive dell’azienda, e come si sta comportando nel suo settore di attività. E scegliete i titoli dell’azienda con prospettive migliori.

6 – Non fidatevi di rendimenti troppo alti

A volte un dividend yield troppo alto dice che l’azienda è in difficoltà. Il dividend yield è una funzione, dove il dividendo annuale è diviso per il prezzo corrente. E quindi, se il prezzo del titolo scende, il dividend yield sale. Un dividend yield alto a volte è il riflesso di titoli che hanno perso valore. In casi come questi è meglio guardare altrove, magari ai concorrenti.

7 – Preferite aziende con dividendi in crescita

Altra cosa importante è la storia dei dividendi, e non solo il livello attuale. La situazione migliore è quando i dividendi crescono regolarmente, e bene. Un titolo che rende il 2% può essere più attraente di uno che rende il 3%, se il dividendo della prima cresce più velocemente, tanto che in pochi anni potrebbe averla superata.

8 – Attenzione al payout ratio

Il payout ratio è il rapporto tra utili e dividendi distribuiti. Se fosse inferiore al 70%, ad esempio, allora ci sarebbe spazio per una ulteriore crescita degli utili. Se il payout ratio fosse invece del 100% o più - come nel caso di una azienda che decide di distribuire dividendi superiori agli utili prodotti - allora quello spazio non ci sarebbe, e nemmeno l’azienda potrebbe permettersi di sbagliare, pena la riduzione del dividendo e probabilmente anche della quotazione del titolo.

9 – Cercate di capire il rendimento effettivo

E bene capire cos’è il “rendimento effettivo” del titolo. Immaginate, per esempio, di acquistare azioni della “Il mio hamburger preferito”, per dire, che viene scambiata a 100 euro e paga un dividendo annuale di 4 euro, il rendimento sarà quindi del 4%. Se dovesse far crescere il payout del 7% per dieci anni, il dividendo diventerebbe di 7,88 euro. Con un dividendo di 7,8 euro per un titolo che avete acquistato a 100 euro, il dividend yield effettivo sarebbe del 7,8%. Quindi il rendimento effettivo è quanto vi rende quel titolo adesso - cioè il livello assoluto del dividendo attuale - rapportato a quanto avete pagato il titolo.

10 – Dietro ogni dividendo c’è una azienda reale

Non pensate mai a un titolo azionario come a un biglietto della lotteria o come a una scommessa. Ricordate che ogni titolo è espressione di una azienda reale, e che siete in parte soci di quella azienda, idealmente per molto tempo.

11 – Siate sicuri di avere compreso l’azienda in cui investite

Non investite in aziende che non capite. Assicuratevi di avere compreso esattamente cosa fa e come guadagna i suoi soldi.

12 – Cercate aziende di alta qualità

Focalizzatevi su aziende di qualità, con vantaggi competitivi sostenibili, management di talento, margini di profitto importanti, pochi o (meglio) nessun debito, solide prospettive di crescita, e così via.

13 – Investite in aziende quando hanno un buon prezzo

Quando trovate buone aziende su cui investire non acquistatele a qualsiasi prezzo, ma aspettate fino a quando non siano quotate in maniera attraente. Può essere utile tenere una lista di aziende interessanti e seguirne la quotazione nel tempo. Sapere quando un titolo è sottovalutato non è facile. Una delle cose che si può utilizzare è il rapporto prezzo/utili, chiamato di solito rapporto p/e: se è inferiore alla media degli ultimi 5 anni è possibile che in quel momento il titolo sia sottovalutato. Anche un PEG (tasso di crescita del p/e) sotto l’1,0 può essere segno di un prezzo interessante.

14 – I dividendi vengono solitamente tassati al 26%

Il sistema per il calcolo delle tasse da pagare sui dividendi azionari non è dei più semplici, e considera diversi parametri, come la localizzazione dell’impresa, la quantità di azioni possedute e il tipo di partecipazione azionaria, se qualificata o non qualificata. Ma per la maggior parte dei casi i piccoli azionisti di aziende residenti in Italia pagano secondo l’aliquota del 26%.

15 – Investite in un’ottica di lungo periodo

Una buona strada per accrescere la ricchezza è investire in aziende con buone possibilità di crescita e lasciarli investiti così per molto tempo. Ma è comunque meglio seguire con attenzione le aziende in cui si investe, perché vendere a volte può essere la cosa giusta da fare. Ma in generale è meglio essere pazienti e puntare al lungo periodo.

16 – Ci si può sempre affidare a un fondo di investimento

Se tutto questo vi sembra troppo difficile, allora provate con i fondi di investimento, ma fate attenzione ai costi. Con un fondo indice, ad esempio, si può raggiungere più o meno lo stesso livello di crescita del mercato complessivo, ricevendo anche il reddito da dividendi.

17 – Non stancatevi di imparare

E come ultimo consiglio, studiate. Più sapete sull’investimento in generale – così come sulle aziende di cui possedete i titoli – meglio saranno le vostre performance di investimento.

18 - Dividend stock e pensione

Le azioni che pagano dividendi possono avere un ruolo importante anche in un portafoglio dedicato alla pensione. La regola generale vuole che all’inizio, un buon piano di investimento per la pensione dovrebbe focalizzarsi sui titoli con un buon potenziale di crescita. Infatti, anche se l’investimento che si focalizza sulla crescita può essere rischioso, il tempo a disposizione rende meno pericolosa la volatilità delle azioni growth.

LEGGI ANCHE: Growth Investing: 10 consigli dai grandi investitori

Ma avvicinandosi all’età della pensione è bene cominciare a dare un peso maggiore ai titoli che pagano dividendi. E’ vero che i dividendi non sono garantiti allo stesso modo in cui lo sono gli interessi obbligazionari, ma le aziende che hanno distribuito alti dividendi per molti anni è probabile che continuino a farlo anche in futuro, a meno di imprevedibili disastri.

Le aziende che distribuiscono dividendi in maniera continuativa sono infatti di solito aziende grandi e stabili, e meno rischiose delle aziende growth, tipicamente piccole, giovani e in forte crescita.

Ma quando iniziare la migrazione da growth a dividend?

Se avete cominciato davvero per tempo, fino ai 40 anni di età la priorità dovrebbe essere data alle azioni growth. Ma una volta arrivati ai quaranta è meglio cominciare a guardarsi intorno e cercare buoni titoli che paghino dividendi. 

Andando avanti, potete gradualmente aumentare la porzione di portafoglio dedicata alle dividend stock e ridurre le azioni rischiose. E una volta arrivati ai 50, metà delle azioni growth dovrebbero essere state sostituite da quelle che pagano dividendi.

Con l’andare del tempo il processo di sostituzione dovrebbe continuare.

Questo approccio ha il vantaggio di non mettere fretta, concede molto tempo per la ricerca dei nuovi titoli su cui investire. E permette inoltre di entrare nei ’60 con un portafoglio molto più stabile e capace di generare flussi di reddito con una buona certezza.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.
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