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Tempo libero forzato. Lo spettacolo di Gian Maria Cervo racconta il precariato come quotidianità svuotata

Lo abbiamo già scritto, precariato: sostantivo maschile singolare, nato dalla fusione di precarietà e proletariato. Una nuova classe sociale, forse, l’avrebbe definita Marx. E se il filosofo tedesco parlava di tempo da liberare, la frontiera post-moderna è invece quella di uno spazio temporale da occupare.  La vita flessibile, scandita da lavori interrotti e saltuari, è raccontata da Gian Maria Cervo nel suo ultimo spettacolo teatrale: “Il tempo libero”. La trama si snoda a partire da un incontro tra Adamo, ricercatore precario, trasferitosi nel Bacino della Ruhr, che studia la materia e l’energia oscure e Federico, giovane italiano che fa la marchetta ad Amsterdam. La pièce cerca di riflettere su come tirare su sei soldi per l’arte e la ricerca ai tempi della crisi. Più facile, forse, far passare un cammello per la cruna di un ago.

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2 Commenti

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2 risposte a “Tempo libero forzato. Lo spettacolo di Gian Maria Cervo racconta il precariato come quotidianità svuotata”

  1. GIORGIO ARMANI dice:

    18 gen 2011 alle 19:09

    è UNA MERDA NON ANDATELO A VEDERE

  2. TIZIANO FERRO dice:

    18 gen 2011 alle 19:15

    CAZZO DICI MALATO DI CANCRO DI MERDA


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