Lezione n. 3 – Fondi strutturali e programmi a gestione diretta
Abbiamo visto come è fatto il bilancio dell’Unione europea e come questo vada a comporre la cosiddetta programmazione comunitaria su base settennale. Vediamo ora come viene gestito il budget europeo, ricordando che, a differenza dei bilanci nazionali, esso è sempre in pareggio.
Cominciamo ad entrare così nel vivo dell’argomento, poiché cominciamo qui a distinguere le grandi famiglie di fondi e i criteri generali che le governano. Il budget europeo può infatti essere gestito, sostanzialmente, secondo quattro modalità. Può essere una gestione:
1. Centralizzata o diretta
2. Concorrente o indiretta
3. Decentralizzata
4. Congiunta
Partiamo dall’ultima, la gestione congiunta. In questo caso i fondi sono gestiti da Bruxelles congiuntamente alle organizzazioni internazionali, come ad esempio la Croce rossa. La gestione decentralizzata riguarda i fondi concessi dall’Europa ai paesi terzi, ovverosia a quelli esterni all’Unione. Si tratta sostanzialmente di fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo, e sono quindi destinati di norma ai paesi in via di sviluppo.
La stragrande maggioranza delle risorse è assorbita però dalle prime due famiglie, che sono le modalità che più ci interessano. La gestione centralizzata corrisponde ai fondi che chiamiamo anche a gestione diretta. A quella concorrente corrispondono i cosiddetti fondi a gestione indiretta, detti anche fondi strutturali.
I fondi strutturali sono costituiti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo sociale europeo (FSE), a cui si aggiungono i fondi specifici per l’agricoltura. Rappresentano gli strumenti di finanziamento comunitario della Politica regionale. Sono grandi fondi gestiti a livello nazionale e regionale. Come dice il loro nome, sono fondi stanziati al fine di bilanciare i deficit strutturali (in termini di occupazione, competitività, infrastrutture) dei territori europei: questa è la ragione per cui le regioni del Mezzogiorno (e, a livello europeo, quasi tutti i paesi dell’est) ne ricevono in maggior quantità. Le ricorrenti polemiche sull’incapacità italiana di spendere i fondi europei (recentissima l’uscita di Tremonti sulle “regioni cialtrone”) riguardano in genere i fondi strutturali.
La seconda tipologia di finanziamento, infatti, riguarda fondi che non sono pre-allocati e destinati ai vari stati europei, ma sono gestiti centralmente da Bruxelles e a cui si accede in modo competitivo. Essa ha carattere tematico e presenta obiettivi specifici (ricerca, innovazione, ambiente, ecc..) concepiti e attuati dalla Commissione europea. I beneficiari possono solitamente partecipare ai bandi attraverso la presentazione di progetti transnazionali, sostenibili e a valore aggiunto. Il principio generale è quello del co-finanziamento: il sostegno dell’Unione europea, infatti, consiste solitamente di sussidi che coprono solo una parte dei costi di un progetto. Nella prossima lezione cominceremo a occuparci nel dettaglio di questo tipo di finanziamenti.







