Fondi europei, lezione n.1: il bilancio dell’Unione
Questa, come promesso, è la prima di una serie di piccole “lezioni” utili a capire il funzionamento dei fondi europei e il contesto in cui operano i programmi di finanziamento.
Ciascun bilancio annuale dell’Unione europea fa parte di un piano di spese a lungo termine, detto “quadro finanziario” della durata di 7 anni, che permette all’UE di pianificare programmi pluriennali. Quello attuale copre il periodo 2007-2013. Chiunque, pubblico o privato, che intenda accedere a un finanziamento europeo si sta muovendo in questo contesto e vedrà continuamente fare riferimento alla programmazione 2007-2013.
La figura riporta le cifre consuntive del budget europeo per lo scorso anno. La quasi totalità delle risorse viene assorbita dalle due prime voci: crescita sostenibile e risorse naturali. Alla prima corrispondono in buona parte i fondi strutturali e alcuni dei più importanti programmi di finanziamento alla ricerca e all’industria: è qui che bisognerà andare a cercare, il più delle volte, i finanziamenti alle imprese. La seconda è costituta dai fondi per lo sviluppo rurale ma soprattutto dai pagamenti diretti all’agricoltura: è cosa nota nonché fonte di annosa polemica (in particolare fra Gran Bretagna e Francia) il fatto che l’agricoltura europea sia largamente sovvenzionata, anche se la quota di bilancio riservata a questo scopo è progressivamente scesa negli ultimi anni. Una terza voce, molto importante ma che assorbe una quantità di risorse poco rilevante, riguarda una pluralità di programmi relativi a cittadinanza, diritti, sicurezza, cultura e giustizia. Vi è poi la spesa (pari a circa l’8% del budget) concernete il ruolo dell’Unione come “global player”, dicitura che potrebbe sollevare qualche facile ironia vista la difficoltà che l’Europa ha nel “pesare” all’interno dello scacchiere internazionale. Infine, la voce delle spese di amministrazione: in sostanza, quanto spende l’Unione europea per far funzionare se stessa. Una voce di spesa che, con una percentuale che si attesta da tempo attorno al 6%, dimostra che forse l’Unione non è poi quella kafkiana ed inefficiente macchina burocratica tanto spesso descritta.
In cifre assolute, il 2009 prevedeva spese per 133,8 miliardi di euro. (Chi voglia consultare la bozza di bilancio per il prossimo anno, attorno ai 145 miliardi, può farlo qui.) La programmazione comunitaria per il periodo 2007-2013 stanzia quasi mille miliardi di euro di finanziamenti: una cifra enorme, anche se , calcolata pro capite e divisa per sette anni, si rivela molto più modesta. A fronte di tanta spesa il capitolo delle entrate si divide tra Iva comunitaria, dazi sulle importazioni agricole, imposte doganali e contributi degli Stati membri sotto forma di una percentuale sul loro prodotto interno lordo. Ma quel che ci importa, qui, sono le spese. La prossima volta vedremo come vengono ripartite.





