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laureato/laureando
in linea di principio alcune cose sono giuste,prima su tutte il limite all'incertezza sul destino lavorativo dei ricercatori; il problema rimane però stabilire i criteri di efficienza. Per esempio, come si stabilisce se un corso è redditizio? (ci sono corsi altamente specializzati e per questo MOLTO difficili, che hanno un basso numero di studenti ma che sono fondamentali per un sistema universitario competitivo). Anche l'ingresso dei privati può avere impatti non prevedibili sull'offerta didattica (sempre per il discorso della definizione dei criteri di efficienza di un corso) e quindi, se proprio lo si vuole, deve essere attentamente monitorato e regolarizzato.
Poi mi lascia un po' perplesso la visione eccessivamente "economicista" dell'università, che va sicuramente sistemata, ma non vorrei che la si trasformasse in un'azienda nel quale l'unico obiettivo è far quadrare i conti...
R: laureato/laureando
condivido le tue preoccupazione riguardo il rischio che una eccessiva attenzione al bilancio posso andare a discapito dell'offerta didattica. Però penso anche che un privato abbia interesse a che l'offerta della sua Università sia di alto livello, cosi da attirare studenti/clienti non credi?? grazie per la visita comunque :D
R: R: laureato/laureando
beh sì, però per facoltà puramente "culturali", come per esempio lettere e filosofia, che tendenzialmente sfornano laureati che hanno un "impatto produttivo" basso, ma che sono comunque molto importanti per lo sviluppo della cultura collettiva il problema può sorgere (non sempre chi mette i soldi è un lungimirante mecenate :P)





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