Oltre la speculazione
martedì, 21 aprile 2009
La crisi economica globale che da mesi è ormai sulle bocche di tutti impone davvero una seria riflessione. Sia sui bisogni finanziari della popolazione, sia sulla gestione di tali bisogni da parte delle istituzioni che erogano servizi. Entra in auge la parola “etica” e il rischio reale e tangibile è che ci si fermi alla pura semantica.
Sono fioccati in questi mesi gli appelli nella società italiana. Da Mons. Paolo Tarchi della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che parla di “ritrovare una scala di valori che vada oltre il rischio e l’interesse diretto e personale soltanto di alcuni” e del fatto che “nel futuro certamente bisognerà ritrovare un equilibrio tra mercato, stato e società” al Presidente della Repubblica Napolitano, che dichiara che “per le banche servono regole etiche”.
Nessuno contraddice pubblicamente tali affermazioni. I più annuiscono, alcuni sorridono benevoli di fronte alla presunta ingenuità mostrata dalla parola “etica”. E’invece giunto il momento di dare sostanza e concretezza a tale parola, associata alla nostra vita di tutti i giorni, ai nostri comportamenti e in particolar modo al mercato finanziario.
Se Dostoevski faceva dichiarare al suo personaggio, il principe Miškin, che “la bellezza salverà il mondo”, noi possiamo dichiarare che saranno i valori e soltanto essi a salvare la nostra società. In primis, una discesa tangibile dall’economia di “file” (più virtuale della “carta”), autoreferenziale, all’economia reale. Un ri-avvicinamento alle famiglie ed alla piccola-media imprenditoria, nella migliore delle tradizioni nostrane. Un ampliamento delle proprie quote di mercato che guardi in basso, al cliente e potenziale tale. Che dia “credito”, non solo inteso come somma di denaro ma anche come “fiducia ad un progetto”, di vita, imprenditoriale. Una finanza, al di là dell’ambito speculativo e d’investimento, che vada al di là del becero credito al consumo, che spinge l’uomo a comprare, comprare, comprare anche ciò di cui non ha affatto bisogno, ma una gestione oculata della clientela, a cui prestare servizi di qualità attraverso i quali garantire uno sviluppo reale.
Chiara Segrado





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