Yoox... e il prezzo???
lunedì, 23 novembre 2009
Di questi tempi un investitore, dalla Borsa, si aspetta non sicuramente di fare degli affari ma almeno di non prendere troppe cantonate. E, magari, immagina che il rientro di una matricola a Piazza Affari sia a prezzi "ragionevoli", visto gli eccessi di questi ultimi anni. Rompere nuovamente il ghiaccio nel segmento delle IPO, infatti, è un compito gravoso. Perchè un collocamento andato male significherebbe ingessare per altri mesi le velleità delle matricole a venire.
Cosa fanno, così, i vertici di Yoox Group e gli istituti che portano il gruppo Internet in Borsa? Semplice! Valorizzano il gruppo a un prezzo che è decisamente discutibile. E' vero che le prospettive di un titolo simile sono decisamente promettenti ma la valorizzazione appare senza dubbio molto molto molto generosa (per chi colloca...).
Facciamo due conti, senza considerare che spesso i bilanci delle quotanti (ma magari non è ol caso di Yoox...) sono un po' abbelliti con alcune manovre consentite ma anche un pelino fantasione (come considerare in un certo modo alcuni asset, o valorizzare in modo generoso il magazzino). Yoox ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con un MOL di 7,2 milioni e un utile di 2,8 milioni. Auguriamo alla società di registrare un ultimo trimestre memorabile, con conti che raddoppiano i risultati dei primi tre trimestri. Ipotizziamo quindi (semplificando enormemente) che Yoox chiuda il 2009 con un MOL di 14 milioni e un utile di 6 milioni di euro. A una valorizzazione che alla forchetta indicata sarà compresa tra i 180 e i 227 milioni di euro, Yoox va in borsa a un prezzo di 12,8 / 16,2 volte il margine operativo lordo e un P/E tra 30 e 38.
Certo, diranno i difensori dell'operazione, ma Yoox ha enormi potenziali di crescita e può solo crescere e spesso si sono viste valutazioni molto più generose! Tuttavia la difesa non convince in pieno, calcolando soprattutto che circa il 75% dell'offerta servirà ai vecchi azionisti per uscire o alleggerire la propria quota e non a dotare la società di risorse fresche...
A tal proposito vi segnalo quanto dichiarato dal professor Stefano Caselli al CorrierEconomia in edicola oggi. Il docente Bocconi lancia una proposta decisamente condivisibile, evidenziando come l'Ipo è spesso il mezzo utilizzato dagli intermediari per monetizzare. Quindi, per evitare distorsioni, tutte le quotazioni dovrebbero essere solo offerte di sottoscrizione e non di vendita. Una proposta decisamente interessante!
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Non sono assolutamente d'accordo
Francamente non capisco perchè vietare le OPV.
Mi sembra una visione industrialmente miope e da piccolo investitore.
Non vi piacciono le OPV? Non comprate.
La stragrande maggioranza delle azioni disponibili in IPO (75-90%)viene piazzata agli investitori istituzionali, che hanno tutte le competenze per valutare se il prezzo sia giusto o no (e tra l'altro sono le loro offerte che determinano dove si finisce all'interno della forchetta di pricing). Se non gli piace, non piazzano l'ordine e l'offerta non decolla (vedi H3G due anni fa).
Impedire le OPV vuol dire bloccare il mercato del private equity e del venture capital, che, già sostanzialmente inesistenti in Italia, sono uno dei pochi sistemi per garantire una crescita ed un ricambio della classe imprenditoriale.
A limite, proprio al limite, si potrebbe vietare la quota retail nelle OPV.
R: completamente d'accordo!
Condivido, ma a metà l'idea di Caselli. Anche perchè in questo modo si rischia di inaridire il già anoressico mercato delle IPO. Al più si potrebbe prevedere che in caso di quotazione la quota venduta dai vecchi soci non dovrà superare quella da nuove azioni. Mi sembra un buon compromesso...




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