Azioni:
Home » blog » Domenico Laruccia » Rottura dell'unione monetaria? Non ancora

Rottura dell'unione monetaria? Non ancora

martedì, 18 maggio 2010

In piena bufera, ormai il tema centrale dei mercati è il debito pubblico degli Stati europei dell'area mediterranea. I mercati si muovono sull'onda dell'andamento al rialzo o al ribasso dell'Euro e si paventa la rottura dell'unione monetaria.

Personalmente ritengo che sia presto, che non ci siano al momento i presupposti per il salto nel buio, ma che questa attualità abbia portato alla luce un problema oggettivo e lampante quale quello del debito pubblico di Stati occidentali, ovvero che abbia messo sul tavolo un argomento (negativo) sinora del tutto ignorato per quanto oggettivamente già presente.

Pensare che nazioni come la Spagna il cui stock di debito e il cui rapporto rispetto al PIL sono comunque ottimi se raffrontati a Stati come l'Italia o gli USA o il Giappone è ridicolo; tener presente solo il deficit corrente è riduttivo e non ritengo seria la discussione su questo punto, ma solo un polverone mediatico e speculativo, così come sono del tutto marginali e risolvibili problematiche espresse dai debiti portoghesi o irlandesi, non perché siano meno gravi concettualmente, ma perché hanno un'economia e un debito accumulato ridicoli rispetto ai Big e potenzialmente risolvibili con sacrifici e aiuti esterni.

Accertato che si pone ora il problema della sistemicità della problematica per molti di quei paesi che hanno vissuto agiatamente nel dopoguerra, resto quindi dell'idea che il vero problema, la magagna irrisolvibile nel medio /lungo termine sia proprio l'Italia, per l'Europa, gli USA ed altri Stati maggiori.

Per questi la problematica strutturale di crescita prodotto da debito e debito cresciuto al di fuori di ogni controllo, esiste, è reale e non è risolvibile. Al primo rialzo di tassi, cadranno come birilli.

Un'altra questione è poi il capire quanto di quel che si è prodotto in Italia dal 1970 a oggi in termini di servizi sociali, sanitari, progresso nelle sue varie forme, pensioni, etc, sia semplicemente prodotto di debito accumulato; sarebbe pertanto utile e bello sapere da BANKITALIA o da qualche altra entità economica, una quantificazione di quanto prodotto dall'Italia e di quanto debito si è prodotto nello stesso periodo, mettendo i due valori sul piatto della bilancia e tirando le somme quindi sull'intero sistema economico adottato quale incontrovertibile modello e interpretazione socio/economica ovvero quel binomio capitalismo/consumismo che da molti è eletto come eroe, che va però quantificato in numerini, perché il dubbio è che abbia prodotto benessere per alcune generazioni e solo debiti e povertà per quelle future.

Questa quantificazione e chiarificazione è ormai tempo che venga fatta, verificata e risolta. La mia posizione in merito è chiara da anni, e non sto a ripeterla, io la risposta ce l'ho già, sono tutti quelli che credono nel deus ex macchina capitalistico o consumistico che dovrebbero iniziare a analizzare la propria posizione, il proprio vissuto e i propri valori (propri e trasmessi), anche se il fallimento del sogno borghese lascerebbe troppa gente incapace di darsi dello stolto.

Se poi ai dati socio/economici, aggiungessimo anche quelli ecologici (prodotti in loco o dislocati, come avvenuto egli ultimi 20 anni di inquinamento e produzione dislocata principalmente in Asia), allora credo che la discussione non sia neanche da iniziarsi, ma che un nuovo modello e interpretazione socio/economica vada immediatamente reso base effettiva di rinascita che parta dagli errori e dai limiti di un sistema e una cultura giunta al suo capolinea, in tutti i sensi, o vogliamo aspettare che non ci sia alcun margine per iniziare a mettere in discussione il passato e il presente, pregiudicando anche il futuro?

A quelli che da buoni ottimisti mi criticavano come corvo, gufo e cassandra, risponderei come il buon Cetto la qualunque ... ma sono troppo educato per farlo.

Un saluto e alla prossima.

tag:

Commenti dal 2 al 6
(6)

Alberto venerdì, 21 maggio 2010

In economia si può dire tutto ed il contrario di tutto

Lei accusa chi non la pensa come lei di avere una visione vecchia di 10 anni ma anche lei dimostra di non essere aggiornato nel modo in cui valuta la sostenibilità del peso del debito pubblico italiano in confronto a quello di altri paesi europei e non.
Da circa un anno c'è stata una rivoluzione copernicana: per valutare questa sostenibità non si considerano più solo il deficit ed il debito pubblico (come percentuale sul PIL) e la loro probabile evoluzione nei prossimi anni ma si prende in esame anche il debito delle famiglie e delle aziende nonché il tasso di riparmio di una nazione. Se sommiamo debito pubblico, debito privato e debito aziendale otteniamo un quadro completo della vulnerabilità economica di una nazione e considerando questo aggregato è sorprendente vedere come l'Italia passi dagli ultimi posti della graduatoria dei paesi occidentali ai primi superando molti stati considerati più virtuosi. Ma questo non ci sorprende se pensiamo che molti paesi (non solo anglosassoni) abbiano visto crescere la loro economia per molti anni ad un tasso maggiore della nostra grazie anche alla forte spinta di consumi ed investimenti basati sul debito.
Maggiore crescita significa, tra le altre cose, possibilità di tenere sotto controllo deficit e debito pubblico ma se questo avviene grazie al ricorso al debito privato il giocattolo finisce per rompersi, come abbiamo visto negli ultimi due anni.
Se consideriamo il tasso di risparmio di un paese comprendiamo altri fenomeni altrimenti inspiegabili. Il Giappone ha potuto accumulare serenamente un debito pubblico spaventoso in virtù di un tasso di risparmio nazionale particolarmente elevato, semplicemente il debito pubblico è stato in gran parte finanziato dai cittadini giapponesi, ma proprio il drastico calo di questo tasso avvenuto negli ultimi anni mette sotto una luce diversa e molto più critica la situazione nipponica.
Ma torniamo in Italia, il nostro tasso di risparmio è molto elevato e questo è di per se stesso un forte indicatore di sostenibilità del debito. Se anche per l'indicatore tasso di risparmio andiamo a confrontare l'Italia con gli altri paesi occidentali vediamo nuovamente che l'Italia si colloca tra i paesi più virtuosi.
Strano che in un periodo in cui all'estero si comincia a guardare con meno pregiudizi sulla situazione italiana, nel nostro paese si continua ad avere una visione così parziale. Forse sarebbe il caso di cercere di comprendere meglio le cose a noi più vicine.prima di avventurarsi in analisi di paesi così distanti ed inaffidabili come la Cina ed il Brasile.

n° 6
fdele giovedì, 20 maggio 2010

ma imigriamo in cina

carissimo dottor Laruccia,le cose che scrive sono tutte vere e codivisibili,pero non fa' mai cenno alcuno a cosa possiamo fare noi come singoli individui che hanno casa da queste parti,e sono generazioni su generazioni che abitiamo qui,i miei vengono dal sud ed i nponni dei bisnonni
dei trisavoli abitavano qui,cosa faccio,raggranello quello che possono darmi
i miei oculati investimenti ed imigro dalla mattina alla sera in CINA,praticamente saremo i nuovi invasori del paese cinese ovvero l'onda di ritorno visto che sono venuti qua in maniera massiccia da 25 anni,potrebbe essere una soluzione,peccato che abbia 63 anni altrimenti avrei fatto il pioniere,dia invece delle soluzioni reali se ne è capace invece di fare IL
CORVO!!!!comunque carissimi SALUTI e continuero a leggerla

n° 5
Enrico giovedì, 20 maggio 2010

chi mi spiega alcune cosucce...?

caro dottore..è vero hanno raione i commentatori..Lei insiste con la solita tiritera; anche se in un commento ha già spostato il tiro..fra 5 o 10 anni saremo tutti in default..e "nel lungo periodo saremo tutti morti" parafrasando qualcuno più intelligente di Noi tutti. Non che io non sia convinto come la maggior parte (certe cose le sanno anche i gatti qualcuno giustamente ha scritto) che non si può continuare ad accumulare debito su debito ma..e qui arriva la prima domanda che mi viene in mente:
mi spiega come ha fatto il giappone a resistere al default finora con un debito pubblico oramai arrivato al 230% del PIL e con un deficit di bilancio che quest'anno è stimato intorno al 9 %. Mi sembra che nessuno parli di un imminente default di tale nazione, eppure se noi con il nostro 120%debito/pil e 5% di deficit siamo oggettivamente messi maluccio, loro dovrebbero aver fatoo karakiri già da un pezzo.
L'italia non fallirà caro dottore. E se dovesse succedere ciò provocherebbe uno tsunami di tali proporzioni da non lasciar indenne neanche la teutonica germania. Per cui..non Le sembra più logico ipotizzare altre soluzioni a questa scellerata situazione? Gliene fornisco una io:
gli stati, non lo ammeteranno mai, neanche sotto tortura, ma si stanno preparando a lasciar andare i cordoni dell'inflazione. 5 -6 anni di inflazione al 10 % con tassi nominale come gli attuali bassi e interessi reali negativi e il problema è bello che dimezzato (alle spalle dei risparmiatori) e si potrà ricominciare a macinare altro debito. Ecco la soluzione. Mi spingo quindi anche a dare consigli alternativi e più facili da gestire dei suoi "hard asset" ( tra l'altro l'oro è ai massimi): comprare titoli di stato dei 3 maggiori paesi europei germania-francia-italia inflation-link.
saluti.
Enrico

n° 4
dan giovedì, 20 maggio 2010

un sistema e una cultura giunta al suo capolinea

....si.... sono sue parole......lei deve discendere dal mitico popolo Maya...e giustamente continua a prevedere la fine del mondo per il 2012....vedo quindi di buon occhio un investimento in un terreno brasiliano in altura dove rifugiarmi ai primi avvisi di diluvio universale.....

n° 3
fdele martedì, 18 maggio 2010

la solita tiritera

lei caro Dottore fa un'analisi precisa e perfetta,ma mi permetto di criticarla poiche oltre le sue sentenze non va mai,ed allora cosa serve avere una intelligenza se visti i precipizzi e le catastrofi non si individua anche la strada per evitare tali disastri,è per questo che ritengo il suo scritto fuor viante ed paranoico ed terrorista,poiche non offre antidodi,e non venga fuori con la storia dell'oro fisico poiche per un piccolo investitore è inproponiile,che faccio compero 100.000 euro in oro
e siccome non so dove metterlo lo tengo sotto il materasso ma su via,e poi anche l'oro subira le fluttuazioni del truffone,ed allora compero terra,gia
pero la terra è bassa e richiede molta forza fisica costante,come vede non se ne esce.mi stia bene e se ha da dare suggerimenti molto lieto di leggerla
ma se deve ancora scrivere di cose che anche il gatto ormai ne è consapevole lasci stare!!!!!

n° 2
domenico laruccia mercoledì, 19 maggio 2010

R: la solita tiritera

ritenere di non poter comprare oro fisico è una suo credo, ed errato, visto che si può fare senza problemi, sul come conservarlo ognuno decide in base alle proprie situazioni, idem per gli acquisti. Se lei l avesse fatto sin da quando ho iniziato a indicarlo (2006) ad oggi avrebbe più che raddoppiato il suo investimento (ma come sempre le mie sono indicazioni generiche, poi ognuno deve far decisioni di investimento in base al proprio profilo finanziario).
Riguardo la terra agricola, i miei riferimenti non sono solo relativi all Italia, che è tra l altro un area di scarsa rilevanza in termini finanziari, ma al mondo intero e posso farle esempi della vicina Gran Bretagna dove le terre agricole si sono rivalutare di oltre 25% negli ultimi 3 anni o zone del Brasile dove si sono giàrivalutate del 200 o 300%, il che non significa che l'investitore debba trasformare in agricoltore, ma che semplicemente usi il cervello e faccia investimenti corretti e adatti al contesto e poi si ingegni su come gestirli, perchè gli hard assets sono "scomodi" senza dubbio, ma è anche per questo che sono stati abbandonati e cancellati nella mente degli investitori da investimenti facili e spesso privi di valore (se non truffe) come l acquisto di azioni o altri strumenti finanziari che si comprano con un click da casa e non implicano alcun impegno. La pigrizia o la mancanza di dinamicità mentale dell'investitore medio conferma con il suo atteggiamento che qgli hard assets sono decisamente sottovalutati ed ancora a livelli apprezzabilmente sottovalutati secondo la mia visione. Le soluzioni ci sono ma spesso l investitore medio la vuol cotta e mangiata anche, così da restare fuori dai giochi o comprare fra 5 anni a prezzi 10 volte superiori, ma questa è la storia che si ripete e gli investitori capaci ringraziano.Un saluto

azzh giovedì, 20 maggio 2010

R: R: la solita tiritera

ma sinceramente penso che lei stia scherzando...sa cosa vuol dire comprare terreno in Brasile o in paesi esteri e specialmente in Brasile come ri-evidenzio ? ma guardi, lasci perdere...o meglio se lei ha canali privilegiati e sicuri da presentarmi le paghero la provvigione, ma sa che gli ultimi investitori priv. che hanno provato a buttare 1 cent in Romania o altri stati del genere son dovuti andare al recupero del recuperabile quando gli è andata bene ? e mi permetto di dirle che in Brasile come dice lei, la percentuale del 200 o 300% è la sola sicura di prendersi una coltellata e lasciarci vita e soldi in Brasile, senza che nessuno alzi un dito. Saluti e buon investimento in terreni Brasiliani...dove l'unica resa che possiamo avere di sicuro sarà 2mt x 1,5mt x 3 o 4 di profondità.

da

Soldi e Lavoro

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

La scelta di un mutuo per l’acquisto di una casa comporta spesso un notevole esbporso economico che erode gran parte della busta paga o del fatturato mensile Continua »