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Le aziende italiane nella geopolitica dei paesi BRIC

giovedì, 1 aprile 2010

I BRIC  (Brasile, Russia, India, Cina) sono paesi di grandi dimensioni, con un numero elevato di popolazione, con enormi ricchezze minerarie, energetiche e alimentari. Queste caratteristiche fanno di loro degli ottimi mercati nei quali investire. Inoltre il peso politico  di questi paesi ha determinato negli anni  il loro ruolo di potenze regionali, ma anche di hubs strategici importanti, per quelle aziende straniere che vogliono investire nei paesi che stanno sotto la loro sfera di influenza. Il ruolo giocato dalle grandi aziende del made in Italy (Pirelli, Fiat Finmeccanica, Eni, ecc.) nei paesi BRIC, è di  stakeholder, con una propria funzione etica, sociale, e politica che va al di là delle semplici relazioni commerciali.

Brasile

Il Brasile è diventato negli ultimi anni, un Paese molto interessante in cui investire. Le grandi aziende  italiane hanno contribuito a questo successo. Il Gruppo Pirelli  per esempio (leader mondiale nel settore gomme), è uno stakeholder importante, non solo dal punto di vista commerciale, ma anche politico. Dal 1929 Pirelli  investe in Brasile e in tutto il continente latinoamericano, collabora da diversi anni con i governi locali, attraverso progetti di sviluppo sostenibile in aiuto alla popolazione più povera. Negli ultimi anni  anche il Gruppo Finmeccanica con le sue aziende ha  investito molto in Brasile nel settore della difesa. Le grandi aziende (Fiat, Enel) oltre a delocalizzare in Brasile,  hanno permesso al Sistema Italia di dialogare con le istituzioni e hanno portato agli accordi e alle partnership siglati all’ultimo Forum Economico di San Paolo e alla Conferenza  Italia - America latina e Carabi di Milano, con buoni risultati per le aziende italiane.

Russia

I rapporti commerciali tra Italia e Russia ( ex URSS) sono iniziati negli anni 50 nel settore energetico. Nei decenni successivi  i settori in cui  aziende italiane hanno investito sono stati moltissimi. La geopolitica dell’energia italiana è stata da sempre determinata dai rapporti tra ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e la Russia. Negli ultimi anni Eni è diventato il primo partner commerciale europeo di Gazprom (società statale russa dell’energia), diventando così uno stekeholder importante nella “guerra dei tubi” (gasdotti South Stream, Nabucco), sistema attraverso il quale la Russia esercita pressioni in politica estera, nei confronti dell’Unione Europea  e degli stati ex sovietici. I rapporti tra  Eni e Gazprom hanno influenzato in parte la politica estera italiana, suscitando a  volte  il dissenso degli USA. A livello commerciale la partnership energetica tra Italia e Russia ha portato i due Paesi ad aprirsi in altri settori importanti come quello della difesa (Finmeccanica), automobilistico (Pirelli, Fiat, Iveco), nel settore  moda (Perla, Romeo, Gigli), ecc.

India

L’India è uno dei paesi emergenti con il più alto tasso di crescita (7%) economica degli ultimi anni. Le aziende italiane hanno iniziato a investire in India come sistema paese nel 2005, fino agli accordi dell’ultimo Forum Economico dello scorso dicembre, quando i due paesi si sono accordati per un aumento consistente dei rapporti commerciali, in particolare nei settori dell’hi tech, e telecomunicazioni. Uno stakeholder italiano importante nei rapporti con l’India è stato sicuramente il Gruppo Finmeccanica, che fin dagli anni 70 con una delle sue società (Augusta Westland) ha investito nel settore difesa. La posizione geopolitica dell’India infatti è molto complessa, il paese asiatico è situato tra il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico, senza contare l’importante posizione nell’Oceano Indiano che è diventato un crocevia importantissimo per il traffico commerciale mondiale, che va dall’Australia fino alle coste africane. Per queste ragioni  la politica della difesa indiana è molto costosa, e ultimamente anche Fincantieri ha vinto una commessa militare per la marina indiana. Un altro importante stakeholder italiano che investe in India è la Fiat. Grazie agli ultimi accordi di joint venture del gruppo torinese  con il gruppo Tata (il più importante dell’India), la Fiat delocalizzerà una parte della sua produzione in India, e penetrerà in molti mercati del Sud–Est asiatico, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica.

Cina

La Cina  è il paese più popoloso del mondo, ed il terzo per dimensione,  è per queste ragioni che il Governo cinese ha stabilito come prioritario e strategico in politica estera l’approvvigionamento energetico e la logistica per avere una miglior penetrazione commerciale nei mercati finali. Il problema principale della Cina nel commercio internazionale è quello legato ai porti. La strategia del string of perals (collana di perle), infatti serve a sostenere la sua politica “marina d’alto mare”, aggirando i limiti che per tale scopo hanno i porti cinesi, mettendo sotto stretta osservazione  le fonti di approvvigionamento  energetico che vanno dallo stretto di Malacca al Golfo Persico, fino all’Oceano Indiano, con il controllo di alcuni porti “Coco Island (Isole Andamane birmane), Sitwe (Myanmar), Chittagong (Bangladesh) Hambantota (Sri Lanka), Gwadar (Pakistan)”. E’ in questa ottica che anche l’Italia diventa strategica per la Cina, la sua posizione di crocevia tra l’Europa e l’Africa le consente di essere il collegamento ideale per il commercio cinese tra i due continenti. Attraverso l’utilizzo dei porti pugliesi e campani, e delle varie infrastrutture per i trasporti, l’Italia diventerà sempre di più importante per la distribuzione delle merci cinesi in Europa. Per quanto riguarda la penetrazione di aziende italiane  nel mercato cinese, uno stakeholder sicuramente importante è il Gruppo Fiat, che è già presente nel paese asiatico con 14 società totalmente controllate e 9 joint ventures. La delocalizzazione dell’azienda italiana in Cina , dovrebbe diminuire  i costi per la produzione dei modelli destinati all’est Europeo e negli altri paesi asiatici. Durante l’ultimo  Forun Economico Italia–Cina, la società torinese  ha firmato 7 accordi con società cinesi in cui ha coinvolto anche altre aziende italiane.

 

Per le grandi aziende italiane  sarà sempre più sarà importante tenere conto degli aspetti geopolitici del paese in cui si andrà  ad investire, e a maggior ragione per i BRIC, che sono gli attori principali dell’economia globale. Negli ultimi anni sei anni infatti il PIL di questi paesi ha contribuito con il 31% alla crescita dell’economia mondiale. Un altro aspetto interessante da analizzare sono i rapporti che questi paesi hanno tra di loro e che possono incidere nel business di una azienda.  La Fiat quando investe in Brasile e utilizza per le sue macchine il biocarburante, deve analizzare i rapporti di forza tra gli stati delle Americhe. Gli USA e il Brasile sono alleati e producono il biocarburante proprio in contrapposizione al blocco guidato dal Venezuela che è un grande esportatore di petrolio e alleato in sede OPEC (Organizzazione Paesi Esportatori di Petrolio) della Russia. Anche per il Gruppo Finmeccanica che investe in America Latina  nel settore della difesa, è di rilievo  analizzare che  Russia e Cina vendono armi al Venezuela, mentre il Brasile modernizza il suo sistema di difesa in vista dell’integrazione regionale latinoamericana (Consiglio di Difesa dell’UNASUR), inoltre bisogna sottolineare che Finmeccanica investe molto anche in Russia. Un altro stakeholder della politica estera italiana  è senz’altro Eni, che è alleato di Gazprom nelle questioni energetiche europee e nel Nord Africa, e che investe anche nell’Africa Subsahariana dove si sta svolgendo una vera e propria guerra economica tra gli USA e la Cina. La contrapposizione tra i giganti asiatici sul controllo delle rotte marittime nel l’Oceano Indiano, diventa di fondamentale importanza per l’Italia, in quanto le merci provenienti da Cina e India attraversano l’Egitto (L’Italia è il primo partner commerciale del paese nordafricano) e arrivano in Europa attraverso il canale di Suez. Un altro aspetto importante è sicuramente  la questione dei dazi doganali che contrappone  l’Unione Europea e gli USA alla Cina (Entrata nel WTO nel 2001), e che contrappone per lo stesso motivo l’India all’Unione Europea, e il Mercosur (mercato di cui è membro il Brasile) all’Unione Europea. Di questi problemi si è discusso al vertice G8 dell’Aquila lo scorso luglio in cui si è prefissato di concludere il Doha Round  entro il 2010 per eliminare i dazi  e rendere il mercato mondiale libero. Con la crisi finanziaria globale in atto e con i tassi di disoccupazione elevati nei paesi industrializzati, anche questa volta gli obiettivi del Doha Round probabilmente non verranno raggiunti. Inoltre a peggiorare la situazione internazionale ci sono  le tensioni commerciali tra le due superpotenze (Cina e USA), i problemi  tra Brasile e USA nel settore cotoniero, le misure antidumping  dell’UE nei confronti di Cina e Viet Nam nel settore calzaturiero. Nel futuro  sempre di più si cercherà di eliminare i dazi attraverso accordi bilaterali tra  stati.

 

 

 

 

 

 

 

Commenti dal 1 al 1
(1)

stefano martedì, 20 aprile 2010

delocalizzazione

argomento molto interessante, soprattutto perchè combacia con quello che è l'argomento della mia tesi. a tal proposito volevo chiedere se fossero disponibili suoi scritti per prendere alcune informazioni riguargo il tema della localiozzazione in india e in cina delle imprese italiane

n° 1
Alberto Galvi mercoledì, 21 aprile 2010

R: delocalizzazione

Caro lettore io non ho scritti specifici sull'argomento, però potresti guardare sul sito dell'ICE, dove ci sono le schede paese dei vari stati che commerciano con l'Italia, oppure sul sito di italplanet dove ci sono i vari speciali sui paesi più importanti che commerciano con l'Italia

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