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L'export italiano in Palestina: tra cooperazione e business

giovedì, 11 marzo 2010

La scorsa settimana si è tenuto a Milano il primo Business Forum tra Italia e i Territori Occupati di Palestina, alla presenza di Promos ( azienda speciale della Camera di Commercio di Milano) e della Camera di Commercio di Betlemme, che hanno firmato un memorandum d’Intesa. Altri importanti attori presenti al Forum sono stati: Ice, Sace, il Ministro dell’Economia palestinese Abu Libdeh, il sottosegretario agli esteri italiano Stefania Craxi e diversi imprenditori italiani e palestinesi. Negli ultimi anni ci sono stati molteplici accordi tra i Territori Occupati di Palestina e l’Italia. Nel 2008 il Presidente della Regione Lombardia Formigoni, è stato  in visita ufficiale nei Territori Occupati di Palestina, seguito a maggio da una missione economica dove ha partecipato alla Palestian Investment Conference di Betlemme. Nel biennio 2007- 2009 le esportazioni italiane sono cresciute dell’87%,  anche se è difficile quantificare l’interscambio con l’Italia perché la Palestina è inserita nell’area doganale israeliana.  L’Italia ha, da molti anni, buoni rapporti commerciali  con Israele di cui è il quinto esportatore mondiale. I principali prodotti italiani esportati in Palestina sono: macchine, apparecchi e utensili non elettrici, preparazioni a base di cereali, farine, frutta e legumi, macchine e apparecchi per l’industria alimentare. Le importazioni italiane riguardano invece pietre, sabbie e ghiaia, calce, cemento e materiale da costruzione.

I rapporti tra l’Italia e i Territori Occupati di Palestina si muovono su diversi fronti. Dal punto di vista politico l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea favorevole che siano gli israeliani e i palestinesi a decidere attraverso negoziati l’assetto definitivo di Gerusalemme, senza nessuna interferenza europea, e ha sviluppato  un forte impegno  nella cooperazione con i Territori Occupati di Palestina. Il Ministero degli Esteri  italiano  attraverso la DGMM (Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente),  ha finanziato il PMSP (Programma di Sostegno  alle Municipalità Palestinesi), per rafforzare le capacità amministrative degli Enti Locali palestinesi: Governatorati di Hebron e Betlemme, nell’area de Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. Inoltre proprio durante il Forum della scorsa settimana si è parlato di altri interventi da parte del PMSP  per migliorare in quelle zone i servizi essenziali, la raccolta e smaltimento rifiuti ecc. Negli anni scorsi altri interventi di cooperazione sono stati promossi dall’Italia con il Prdp (Piano di Sviluppo Nazionale) per il triennio 2008- 2010, con un contributo pari a 80 milioni di euro. Altri programmi interessanti sono stati fatti in questi anni: per esempio  Pegase,  per aiutare le famiglie palestinesi (oltre 45 mila con 20 milioni di euro) in condizioni di difficoltà in Cisgiordania e Gaza, e il programma Past per l’assistenza sanitaria in Palestina.

L’aspetto più importante  di cui si è parlato nel Business Forum a Milano è stato sicuramente quello economico. Il Sistema Paese Italia ha deciso di investire nei Territori Occupati di Palestina attraverso Ice che ha aperto un suo ufficio a Ramallah, e ha firmato un Memorandum d’Intesa con la Paltrade, che è l’ufficio per il commercio estero palestinese. Altri accordi sono stati presi da Sace, la BCC (Banca del Credito Cooperativo) della Lombardia  che vorrebbe aprire una sua filiale in Palestina. Alcune pmi (piccole e medie imprese) italiane hanno firmato delle partnership con delle pmi palestinesi. I settori in cui maggiormente investiranno le imprese italiane in Palestina saranno:marmo, pietre e materiali lapidei, calzaturiero, settore del legno, agro-alimentare e turismo.

 Per l’Italia il Mediterraneo sarà sempre di più una zona strategica e commerciale importante. Il tessuto industriale italiano è in maggioranza composto da pmi, le quali hanno più convenienza (in termini di costi), a commerciare con paesi vicini. Durante l’ultimo Forum Euromed (presenti 13 paesi del Mediterraneo) che si tenuto a Roma lo scorso febbraio,  si è deciso di creare un area di libero scambio  tra i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo entro il 2012 (posticipando la data del 2010 decisa al Processo di Barcellona del 1995). Per quanto riguarda i Territori Occupati di Palestina  hanno già firmato degli accordi con l’Unione Europea sui  prodotti agricoli originari d’Israele e dei Territori palestinesi che  possono essere importati  nell’Unione Europea senza pagare dazi doganali, e che entrambe le parti cooperino. In realtà però le cose vanno in modo diverso,  l’accordo  CE- Israele si applica solo allo stato d’Israele mentre l’accordo CE-OLP si applica solo alla Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. La situazione geopolitica tra Israele e i Territori Occupati di Palestina è sempre molto complicata. In questo momento Israele e gli Usa vedono l’Egitto come un paese strategico importante per risolvere i diversi problemi del Medio Oriente. L’Egitto è diventato negli ultimi anni  per l’Italia un hub strategico importante. Le merci  di passaggio provenienti da Cina e India  attraversano la Zona Economica Speciale di Sadat City (città portuale  situata tra Il Cairo e il porto di Alessandria), e arrivano in Europa attraverso il canale di Suez. L’Italia è alleata sia con Israele che con gli USA ed ha ottimi rapporti commerciali con l’Egitto, rafforzando così la posizione italiana all’interno del Mediterraneo. Inoltre l’Italia, che con i Territori Occupati di Palestina ha sviluppato negli anni un forte impegno nella cooperazione e l’aumento  dei rapporti commerciali, potrebbe incrementare il proprio peso politico, nel processo di stabilizzazione dell’area del Medio e Vicino Oriente.

 

 

 

 

 

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Soldi e Lavoro

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