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L'export italiano del settore agroalimentare

venerdì, 14 maggio 2010

Il settore agroalimentare  è il secondo comparto produttivo italiano, e ha nell’export una delle sue carte vincenti. Nel 2009 con un fatturato complessivo di 120 miliardi di euro  di cui 20 miliardi  attribuiti all’esportazione, il settore è calato del 4,9% rispetto al 2008. Di export e di internazionalizzazione si è parlato in questi giorni  al Cibus (10- 13 maggio 2010), una fiera internazionale  dei prodotti agroalimentari  con sede a Parma, dove sono presenti  tutte le aziende leader del settore (Barilla, Gancia, Negroni, Ponti, Rana ecc.), ma anche le Pmi che hanno fatto dell’export il loro punto di forza.

Per crescere nell’internazionalizzazione del settore agroalimentare  è importante che l’Italia con le sue aziende faccia Sistema, attraverso l’Ice, il Ministero dello Sviluppo Economico, quello  delle Politiche Agricole,  e le banche ( per esempio Cariparma Credit Agricole), che permettono con i loro crediti di internazionalizzare le Pmi. Importanti  sono le fiere internazionali  organizzate da Ice (Prodexpo a Mosca, Foodex a Tokio), che permettono alle aziende italiane di far conoscere i prodotti made in Italy in tutto il mondo. Un altro aspetto dell’internazionalizzazione di cui si è discusso alla fiera del Cibus è quello dei prodotti made in Italy contraffatti ( Italian sounding), lo scorso anno  questi prodotti hanno avuto un fatturato di 60 miliardi di euro, danneggiando di fatto il settore agroalimentare italiano, per la scarsa qualità dei prodotti. L'Italia infatti continuerà a puntare sui suoi prodotti di alta qualità DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP ( Indicazione Geografica Protetta).

Nonostante la crisi finanziaria globale, il settore export agroalimentare italiano nel 2009 ha tenuto abbastanza bene, in particolare in Piemonte ( export molitorio), Campania (export conserviero vegetale), Puglia ( export vini, olio extra vergine d’oliva), e nei distretti industriali del pecorino di Thiesi, prosecco di  Conegliano  Valdobbiadene, i vini di Langhe, Roero, e Monferrato, alimentari Parma, e vino veronese. I prodotti che hanno conseguito il segno positivo nell’export nello scorso anno sono stati: i salumi che sono stati esportati  maggiormente in Canada, Sud Africa, e presto saranno esportati anche in India, Thailandia, e Taiwan. Anche il settore formaggi è cresciuto nel 2009 con il Consorzio di Parma, Grana Padano e il Parmigiano Reggiano che hanno investito  in Germania, Francia, USA, e Gran Bretagna. Inoltre ci sono state alcune aziende leader  che hanno allargato il loro consenso all’estero, come il Pastificio Rana, Parmacotto, Lavazza. I settori che sono andati meglio nell'esportazione 2009 sono stati: la trasformazione di ortaggi, birra, dolci, e molitorio, mentre è calato del 3% il settore del riso.

Nei primi due mesi del 2010 l’export agroalimentare ha registrato un + 2,6%, segnale che indica una ripresa del settore  che andrà avanti  secondo le proiezioni  anche nel biennio 20011- 2012. Il settore agroalimentare punterà sempre di più per crescere nell’export sulla Grande Distribuzione organizzata (Ancc- Coop e Ancd – Conad), attraverso Federalimentare e Federdistribuzione. Inoltre  la diminuzione del valore dell’euro, aiuterà i nostri prodotti nell'esportazione e in particolare verso i mercati USA e Canada. Un altro obiettivo del prossimo futuro sarà  la penetrazione sempre più massiccia dei prodotti alimentari  made in Italy nei paesi BRIC (Brasile Russia, India China) attraverso fiere internazionali come quelle di IFE a New Delhi, Fispal a San Paolo, Food and Hospitaly in China ecc. Interessante sarà anche nel periodo 2010- 2013 la razionalizzazione della Piattaforma Tecnologica Nazionale “Food For Life” voluta dal Sistema Italia per il settore agroalimentare, che aiuterà ad aumentare la collaborazione tra l’industria e la ricerca e ne modernizzerà il sistema produttivo.

 

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Soldi e Lavoro

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