L'export del settore calzaturiero italiano
giovedì, 26 novembre 2009
Con la crisi finanziaria globale in atto, anche il settore calzaturiero non è risparmiato dalle difficoltà economiche. Il settore ha avuto nel 2009 un calo nelle esportazioni che si aggira attorno al 15%, nonostante la capacità di proporre sui mercati stranieri la scarpa italiana come emblema di stile e qualità, e di capire, per ogni singolo mercato, i termini di gusto dei consumatori, life style, contesti d’uso del prodotto, aspettative espresse e implicite. Il sistema Paese composto principalmente da l’Anci (Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani), ICE (Istituto Commercio Estero) ha provato durante il 2009 a ribaltare il trend negativo del 2009, con la promozione costante del settore all’estero attraverso gli appuntamenti fieristici nel mondo. Negli ultimi mesi i più importanti sono stati: dal 13 al 16 ottobre a Mosca presso l’Expocenter, dal 26 al 28 ottobre ad Abu Dhabi, dal 4 al 6 novembre in Kazakistan, e dal 9 all’11 novembre a Kiev in Ucraina .
Questo settore è uscito da una crisi pregressa che con enormi sacrifici negli anni 2001-2005 ha dato dei segnali di recupero nel 2007 per poi ripiombare nella crisi del 2008. L’industria calzaturiera in Italia è fortemente insediata in una cultura imprenditoriale di filiera e di distretto come testimoniano le aree territoriali a forte caratterizzazione settoriali e le storie di successo di molte imprese. L’organizzazione dei distretti è su base regionale e ogni regione ha una sua produzione specializzata. I principali distretti sono nelle Marche, Lombardia, Veneto per il 70% della produzione, il rimanente 30% è distribuito in aree minori Puglia (Barletta, Castrano), l’area emiliano romagnola e i comprensori napoletani e casertani. La filiera produttiva della calzatura si estende dalla lavorazione delle pelli grezze all’ottenimento del prodotto finito come conseguenza di tali scelte.
Le previsioni per il 2010, sembrano essere buone e soprattutto per quanto riguarda l’export nei Paesi emergenti (Cina, Russia, Brasile, Medio Oriente). Per il prossimo triennio 2010 – 2013 il mercato mondiale delle calzature avrà una crescita costante dei tassi medi pari al 4,5%. Per quanto riguarda il sistema calzaturiero italiano la ripresa è prevista per l’aprile del 2010. Dal punto di vista legislativo ci sono ancora da chiarire le normative in ambito europeo, sulla tutela del made in Italy. La nuova legge n. 99 del 2009 che ha modificato l’articolo 517 del codice penale sulla marcatura obbligatoria del made in Italy, ha presentato subito delle perplessità tra gli operatori. Le aziende italiane che non specificheranno il luogo di provenienza della produzione o fabbricazione della merce, rischiano di incorrere in una infrazione della legge comunitaria (articoli 23, 24 del codice doganale Reg. CE 2913/92), nell’ambito della libera circolazione delle merci. Un’altra questione importante che è emersa proprio in questi giorni, è il rinnovo delle misure antidumping a favore dei dazi nei confronti di calzature in pelle provenienti da Cina e Viet Nam. Nei giorni scorsi il Comitato Tecnico UE a 27 ha bocciato la richiesta di proroga per altri 15 mesi per la legge antidumping. I Paesi europei a favore della proroga oltre all’Italia sono stati: Francia, Spagna, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia. Ci sono stati due Paesi astenuti: Slovacchia e Lituania, e tutti gli altri Paesi UE sono stati contrari. Adesso toccherà alla Commissione Europea votare a favore o contro la proroga di questa legge, e dovrà farlo entro l’anno. L’Anci sottolinea la necessità della proroga della legge antidumping, a favore dei dazi sulle merci cinesi e vietnamite, per permettere alle imprese calzaturiere italiane di poter competere alla pari con le imprese di quei paesi.
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calzature flop
Secondo me non è corretto che molte aziende calzaturiere facciano delle lavorazioni importanti come taglio e orlatura in paesi come la Romania (riuscendo ad avere costi bassi)togliendo lavoro in Italia.Ma la cosa grave è che chi aquista, sa di comprare made in Italy.
calzature
molto interessate come articolo
essendo del settore area pelle indirettamente coinvolto nel settore calzaturiero con la questione di proroga suule importazioni di calzature in pelle come le definiscono loro si dovrebbe fare una riflessione in quanto le csarpe che arrivano da questi paese sono per la maggioranza di finta pelle non di pellami genuini e conciate in modo molto da discuterne e in particolare parlo di pellame di maiale che viene usato per foderare la calzatura nel'interno della scarpa questo materiale a mio avviso si dovrebbe far vietare in quanto alla lunga puo' provocare irritazione si dovrebbe inporre se vogliono exsportare in europa di usare prodotti conciati al vegetale
e usare pellami di pecora e capra al naturale per fare si che il piede abbia contatto con materie naturali che non danno irritazione
e bene che qualcuno si interessa di questo settore dimenticato da tutti
pompeo





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