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Investimenti italiani in Siria

lunedì, 30 novembre 2009

Negli ultimi anni è diventato molto interessante per le aziende italiane il mercato siriano. Per consolidare i rapporti tra i due Paesi,  all’inizio di novembre di quest’anno  c’è stato il Forum commerciale Italia - Siria che si è svolto a Damasco, in cui sono state presenti oltre trenta imprese italiane. A fine novembre ci sono stati  gli incontri dell’Anie (Associazione Nazionale Imprese Elettrotecniche) con alcune imprese siriane, alla presenza dell’Ice e della Ambasciata italiana.

La Siria negli ultimi tempi ha compiuto  delle politiche di distensione nei confronti dei Paesi vicini, a livello economico, ha aperto sempre di più le porte ai Paesi europei tra cui anche all’Italia. Nel 2008 l’economia siriana è cresciuta del 2,4 % in termini reali, condotta dai settori petrolifero e agricolo, che insieme contano circa la metà del PIL del Paese. I prezzi del greggio più alti hanno causato il declino della produzione del petrolio e quindi un aumento del bilancio e delle esportazioni. Il Presidente siriano Assad ha firmato negli ultimi tempi decreti legislativi per incoraggiare  riforme riguardanti  proprietà corporative e per permettere  alla Banca Centrale di emettere buoni del tesoro e obbligazioni  per debiti governativi. L’economia del paese è  molto controllata dal Governo, in particolare nei settori:meccanico, alimentare, raffinamento zucchero, produzione cemento e materiali da costruzioni. Per quanto riguarda le leggi che hanno incoraggiato gli investimenti stranieri nel paese mediorientale, le più importanti sono state: la possibilità di rimpatrio degli utili conseguiti in Siria  da aziende straniere e l’esenzione fiscale per l’acquisto di immobili a fine produttivo. Ci sono ancora delle leggi che non aiutano gli investimenti esteri come la legge sulle Joint Venture che permette alla società straniera di essere solo un partner minoritario.

Le principali aziende italiane che investono in Siria sono: l’Ansaldo  Energia e  la Italcementi.  Alcune associazioni hanno invece iniziato a spianare il campo per l’ingresso delle aziende italiane dei rispettivi settori: l’Assomac ( Associazione nazionale costruttori  macchinari ed accessori per calzature, pelletteria e concia), Acimall (Associazione costruttori italiani di macchine e accessori per la lavorazione del legno) e la Assocomoplast (Associazione nazionale costruttori di macchine e stampi per materie plastiche e gomma) che organizzeranno dei corsi di formazione per lavoratori siriani sull’utilizzo delle macchine a tecnologia italiana. I rapporti commerciali tra Siria e Italia esistono  oramai da diversi anni. L’interscambio commerciale tra l’Italia e la Siria nel 1996 era di 384 milioni di euro, nel 2008 è stato di 1,848 milioni di euro. I principali settori di esportazione italiana in Siria sono: apparecchi per la produzione e l’impiego dell’energia meccanica, prodotti chimici, macchine da impiego generale, prodotti siderurgici,  prodotti alimentari, abbigliamento e calzature, piastrelle e ceramiche. Il grosso problema della Siria nelle relazioni commerciali è sicuramente quello dello sdoganamento delle merci, dovuto a una grossa inefficienza e burocratizzazione del servizio soprattutto nei porti. Per fortuna in Siria ci sono delle zone di libero scambio dove  l’esenzione fiscale e le procedure semplificate  per il rimpatrio dei capitali investiti, hanno reso la Siria un mercato appetibile.

 

 

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