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Il settore agroalimentare italiano investe all'estero

mercoledì, 18 novembre 2009

Nonostante la crisi finanziaria in atto, il settore agroalimentare  sta andando bene, sopratutto per quello che riguarda le esportazioni. Aziende italiane come Barilla, Cremonini, il Gruppo Scotti, il Gruppo Ferrero, Colussi, Parmacotto, hanno fatto dei loro marchi un punto di forza dell’export. Il made in Italy di questo settore  è richiesto all’estero non tanto per le materie prime, ma soprattutto per le ricette, la cultura, il lavoro degli imprenditori.

Negli ultimi mesi il settore italiano agroalimentare ha registrato un aumento  nelle esportazioni dei prodotti: vino (22% dell’aggregato), frutta fresca e agrumi (14%), pasta (12,4), legumi e ortaggi inscatolati ((9,5%), formaggi e latticini (8,7 %), prodotti dolciari ( 8,3%).  E’ andato bene anche  per l’export dei prodotti  di alta qualità: DOC ( Denominazione origine controllata),  DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita), DOP (Denominazione di origine protetta), IGP (Indicazione geografica protetta). Questi prodotti  hanno un valore aggiunto per la loro qualità  e di conseguenza hanno un prezzo più alto. Nonostante ciò prodotti  come il grana Padano e Reggiano, il Gorgonzola, e i diversi vini come il Sangiovese, hanno avuto buoni risultati nell’export.

Le aziende di settore che maggiormente hanno investito all’estero sono: il Gruppo Ferrero che ha costruito in Russia  un nuovo complesso industriale ad alta tecnologia nella zona di Vladimir. Il Gruppo Barilla, che ha esportato in 125 Paesi e in particolare nel mercato USA dove ha appena potenziato un suo stabilimento. Il Gruppo Scotti, che ha investito in un progetto in Romania  (la coltivazione del riso in Romania da dei risultati ottimi) che si chiama  “Progetto Danubio”, dove ha acquistato migliaia di ettari di risaie, che  hanno  fatto diventare l'azienda, leader del settore locale. Il Gruppo Cremonini, che  è uno dei più importanti  gruppi alimentari d’Europa, ed opera in tre settori:  produzione, distribuzione e ristorazione, opera in diversi paesi europei come la Spagna, Gran Bretagna, Germania ecc.

Il vero problema del settore  agroalimentare italiano, sta nella dipendenza delle politiche agricole dell’Unione Europea, perché si alternano politiche protezionistiche  sia contro che a favore dei prodotti italiani, e questo crea delle difficoltà nelle analisi previsionali, per capire la realtà economica in cui le aziende si devono muovere. Favorevoli all’Italia sono stati i riconoscimenti dei DOP e IGP da parte dell’Unione Europea, che hanno portato aiuti alla produzione e sussidi all’esportazione.

 

 

Commenti dal 1 al 1
(1)

simona lunedì, 14 dicembre 2009

fonti

complimenti per i tuoi articoli.
sono una ricercatrice nel settore agroalimentare e sto scrivendo un dossier sulla sicurezza agroalimentare. mi sarebbe utile se potessi indicarmi le fonti a cui si riferiscono i dati che hai citato.
Grazie
Buon lavoro
Simona

n° 1
Alberto Galvi giovedì, 17 dicembre 2009

R: fonti

Cara lettrice vai a vedere il sito della federalimentare

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