Gli investimenti italiani a Panama
giovedì, 8 aprile 2010
Nei prossimi anni la Repubblica di Panama diventerà un Paese interessante per gli investimenti delle aziende italiane. La recente stabilità politica, gli ultimi lavori per l’ampliamento del Canale (deciso nel 2006 mediante referendum), faranno del paese centroamericano un hub strategico del commercio internazionale. I problemi da risolvere sono ancora tanti, Panama viene considerata ancora dall’OCSE un paradiso fiscale, dove si ricicla denaro proveniente da attività illecite. La ZLC (Libera Zona di Colon) con l’ampliamento del Canale, i cui lavori previsti saranno finiti entro 2014 (con un costo di 5,25 miliardi di dollari), diventerà una zona portuale strategica come base per le merci, per chi vorrà commerciare con tutto il Nord e Sud America. Per aumentare gli investimenti esteri, il Governo dovrà ottenere dei buoni risultati nella lotta alla criminalità organizzata, la quale utilizza la ZLC come snodo fondamentale per il traffico internazionale di droga, di donne, bambini e di immigrati clandestini verso gli USA.
Le imprese italiane investono da anni nel paese centroamericano, Impregilo ha vinto nel 2009 attraverso un consorzio (con la spagnola Sacyr Vallehermoso), una commessa per l’ampliamento del Canale di Panama. Enel nel 2007 ha acquistato la società panamense Globeleg Holdings Fortuna, arrivando così al 49% della partecipazione indiretta della Ege Fortuna. L’economia panamense si basa principalmente sui servizi (80% del PIL), le aziende italiane (Assicurazioni Generali, Scavolini, Berloni, Astaldi, Ghella, ecc.) investono nel paese centroamericano nei settori delle assicurazioni, arredamento, e soprattutto in costruzioni. Per quanta riguarda l’agricoltura (7,4% del PIL) vengono applicate delle barriere tariffarie alte per i prodotti esteri, in particolare: carni, insaccati, formaggi freschi. In questo settore l’Italia si è tagliata un settore di nicchia con prodotti made in Italy di alta qualità come pasta, olio d’oliva, vino, caffè, acqua minerale. Per quanto riguarda l’industria, che rappresenta solo il 12,7 % del PIL panamense le aziende italiane non hanno ancora trovato settori privilegiati in cui investire, anche se esportano macchine elettriche, prodotti in metallo. Un altro settore del made in Italy che investe nel paese centroamericano, è quello della moda (Ferragomo, Benetton, Bulgari), con prodotti di alta qualità.
Nel mese scorso il “Sistema Italia” ha partecipato ad un Forum Commerciale a Panama alla presenza di Sace, Simest, Ice e il Viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso. A questo Forum sono state presenti oltre 30 aziende italiane, soprattutto del settore costruzioni,trasporti ed energia: Trevi, Trenitalia, Enel Italfer. Nel periodo 2009 - 2014 il Governo panamense ha stabilito una serie di opere pubbliche importantissime da costruire, le quali affiancheranno il colossale ampliamento del Canale. Impregilo in primis insieme a Ghella ed Astaldi attraverso un consorzio sperano di vincere la commessa per la nuova metropolitana di Panama per un valore di 1,5 miliardi di dollari. Altre opere dovranno essere fatte in questi anni: ospedali strade, aereoporti, scuole. Le aziende italiane cercheranno di ottenere alcune commesse anche se la concorrenza delle aziende brasiliane e statunitensi sarà molto forte.





Commenti agli articoli