Emirati Arabi Uniti, l'export italiano nella crisi di Dubai
venerdì, 4 dicembre 2009
La crisi finanziaria di Dubai ha avuto il suo picco la scorsa settimana, quando è stata annunciata la moratoria sul debito chiesta dal fondo governativo Dubai World, che ha investimenti in diversi settori: trasporti, servizi finanziari, porti, energia, risorse naturali, sviluppo urbano. Per capire meglio quanto è successo bisogna ragionare sul Credit default swap (strumento usato per assicurare contro l’eventualità di una insolvenza), che è passato in quei giorni da 315 mila dollari a 570 mila dollari sul debito di Dubai di 10 milioni di dollari. Questo dato indica la scarsa capacità della holding di far fronte ai propri debiti finanziari. Questa settimana però le ripercussioni sui mercati internazionali sembrano ormai minime, soprattutto dopo che si è saputo l'esatto ammontare del debito che andrà in ristrutturazione grazie all’aiuto delle banche, cioè 26 miliardi di dollari su un totale di 60 facente capo a Dubai World.
La città stato di Dubai è uno dei sette emirati che fanno parte degli EAU (Emirati Arabi Uniti). Gli altri sei sono: Abu Dhabi, Ajiman, Fujairah, Sharjah, Umm al - Qawain, Ras al - Khaimah. I due più ricchi emirati sono sicuramente Abu Dhabi e Dubai. Il primo possiede quasi tutte le risorse petrolifere (95 %) del paese, il secondo si è arricchito attraverso la diversificazione economica, che ha dato impulso alle zone economiche speciali, che in pochi anni hanno attratto migliaia di imprese da tutto il mondo. Gli altri cinque piccoli emirati sono territori desertici o montuosi. Ras al - Khaimah e Sharjah hanno seguito Dubai nelle attività immobiliari e nell’utilizzo di zone franche. Gli EAU hanno avuto così un crescente e costante sviluppo economico, e rappresentano una delle più importanti e dinamiche realtà dell’intera regione del Golfo.
La paura della crisi finanziaria della Dubai World di questi giorni, è stata percepita con un calo di tutte le borse mondiali. L’Italia per fortuna a livello finanziario non ha risentito molto della crisi finanziaria di Dubai. Le banche italiane (Banca Mps, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano e Ubi Banca) non hanno alcuna esposizione nei confronti dell’emirato. Inoltre Dubai ha provato a investire in Italia ma senza molto successo, tentando l’acquisto dell’area ex Falk, e il progetto della riqualificazione a Palermo. Il Fondo Sovrano Mudabala di Abu Dhabi invece ha concluso parecchi affari con le aziende italiane: il 35% di Piaggio Aero Industries e il 5% di Ferrari e la partecipazione in Poltrona Frau. Le imprese del nostro Paese investono negli EAU in tutti i settori: moda, lusso, costruzioni, ecc. Le esportazioni delle aziende italiane negli EAU sono triplicate negli ultimi sette anni, passando da un totale di 1,9 miliardi di euro a 5,2 miliardi di euro a fine 2008. Attualmente sono circa 120 le aziende italiane che lavorano negli EAU tra cui: Impregilo, Todini, Salini, Poltrona Frau, Salvatore Ferragomo, Giorgio Armani, Danieli, Costa Crocere, Versace, ecc.





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