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La questione morale, oggi…

lunedì, 30 novembre 2009

«La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico».

Cosi dichiarava Enrico Berlinguer a Repubblica nell’estate del 1981. Dunque il tema della questione morale agitava la società italiana già parecchi anni fa. Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse in realtà dietro queste due parole, che spesso (forse troppo?) vengono utilizzate dai nostri politici, in particolare in occasione di arresti eccellenti.

Quale significato assumono oggi? Berlinguer le pronunciò auspicando, credo, un vento nuovo nella politica italiana,  che spazzasse via una classe dirigente ormai logora, corrotta cosi attaccata al potere. Oggi, paradossalmente, anche la questione morale diviene terreno di scontro, maggioranza e opposizione non perdono occasione di lanciarsi reciproche accuse, quando nella realtà dei fatti, posso dire senza timore di essere smentito, che nessun partito politico, attualmente rappresentato in parlamento, può vantare una superiorità morale, e anche coloro che si ergono a paladini della legalità sono poi smentiti dai fatti.

E dunque appare legittimo domandarsi: cosa si può concretamente fare? Come può, la politica italiana, uscire da questo tunnel in cui pare essersi smarrita? Certamente non con una tangentopoli 2 che,  come si è visto nella precedente occasione, ha causato uno tsunami istituzionale, un conflitto tra poteri dello Stato, i cui effetti disastrosi sono di drammatica attualità. Una riforma del sistema elettorale, dice qualcuno, suggerendo la fine delle liste bloccate, cioè del potere dei partiti di decidere chi sarà eletto.

Personalmente non credo sia la giusta strada, non fosse altro perché il voto con preferenza permetterebbe alle organizzazioni mafiose, specie nel nostro meridione, di far eleggere candidati “graditi”.  Dunque che fare? Come uscire da questo vicolo cieco? Credo che la strada migliore sia quella più semplice, cioè rimettere davvero al centro la questione morale, far tornare la politica, la vera politica, fulcro del nostro Paese.

Ora come ora ci si concentra solo sulle degradanti questioni sessuali di questo o quel personaggio, una politica da buco della serratura l’ha definita qualcuno, sicuramente incapace, dico io, di dare risposte concrete a una nazione che aspetta, agonizzante, riforme in tutti gli ambiti: dalla scuola alla giustizia, dalla politica fiscale ai diritti civili. Cose ovvie, fin troppo scontate, starete pensando non a torto, ma drammaticamente vere nella loro semplicità. Non voglio nascondermi dietro un dito, credo che al centro di tutto ci sia un uomo solo, Silvio Berlusconi.

Non è mia intenzione ne’ criticarlo ne’ elogiarlo, questo lo lascio fare a voi, nel rispetto delle idee di tutti, ma è indubbio che sia cosi. Si deve infatti all’attuale Presidente del Consiglio, il bipolarismo, che ha permesso finalmente una maggiore stabilità governativa, con conseguente dissoluzione di quella miriade di partitini, che tanta instabilità hanno creato in passato, ma si deve a lui anche l’attuale situazione di scontro permanente che, qualche giorno fa, si paventava addirittura come guerra civile.

Non è argomento di questo mio articolo indicare le responsabilità perché ciò è avvenuto, ma è certo che, nonostante io non fossi neanche nato allora, guardo con nostalgia ai tempi in cui Giorgio Almirante, capo indiscusso dei missini, si metteva in fila tra i comunisti per rendere omaggio alla salma di  Enrico Berlinguer avversario politico, anzi visto il clima di quei tempi nemico, di cui però sia aveva un profondo rispetto. Ed è forse questo ciò manca, il rispetto delle idee altrui, è necessario tornare a considerare, coloro che la pensano in maniera differente, persone da rispettare prima che da contrastare, credo che oggi sia questa la vera questione morale. Il rispetto che non c’è.

Aldo Marchese

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Commenti dal 1 al 3
(3)

Matteo martedì, 1 giugno 2010

la pagliuzza

Bell'articolo,
ma personalmente ritengo che la "questione morale" sia una questione che riguarda il singolo cittadino.
Non ho e non ho mai avuto cariche politiche di nessun livello, e sono convinto che sia l'ora di smetterla di scaricare le colpe sui politici.
Quello che muove tutto in economia come in democrazia è la libera scelta della base, cioe dei cittadini, da qui bisogna partire, dall'impegno del singolo!
E solo dal terreno che cosi si forma puo nascere una classe dirigente solida e sana.

n° 3
rosalba martedì, 1 dicembre 2009

ipocrisia

concordo con quel che hai scritto aldo e anch'io
"nonostante io non

fossi neanche nato allora, guardo con nostalgia ai tempi in cui Giorgio

Almirante, capo indiscusso dei missini, si metteva in fila tra i

comunisti per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer

avversario politico, anzi visto il clima di quei tempi nemico, di cui

per... Mostra tuttoò sia aveva un profondo rispetto"
ma

oggi manca il rispetto delle idee altrui semplicemente perchè mancano

"coloro che la pensano in maniera differente" o comunque non sono più

"evidenti" a nessuno: i nostri attuali governanti possono dunque

permettersi di non porselo per niente il problema.
L'oscuramento

della miriade di partitini (per quanto infimi e inutili) rappresenta in

un certo senso un altro colpo mirato a distruggere qualche altro

(alter) misero punto di vista, e il bello (a me pare) è che proprio

questo fosse il loro unico scopo (a destra come a sinistra): la

questione della maggiore stabilità governativa dovuta al bipolarismo

(che poi ne dovrebbe essere l'essenza stessa) è solo ipocrisia di

facciata.

n° 2
Pier lunedì, 30 novembre 2009

spunto per qualche riflessione

Mi complimento innanzitutto per l'articolo equilibrato e per la conclusione di buon senso su cui non si può che essere d'accordo.

Su alcuni punti tuttavia posso prendere spunto per qualche riflessione:

riguardo la necessità di rinnovamento della classe dirigente, limitare la carriera politica alla Camera ed al Senato ad un massimo di 15 anni potrebbe essere utile per ringiovanire il volto del potere ed ancorarlo ad una appassionata esperienza "formativa" nelle amministrazioni locali piuttosto che ad una immorale corsa alla poltrona ed al Potere;

concordo sul fatto che tangentopoli non abbia avuto l'effetto sperato, questo però si deve al fatto che sarebbe stato opportuno cercare di levare di mezzo incisivamente la corruzione ovunque presente, non perché il tentativo di accertare la verità sia un esercizio ozioso di per sé;

n° 1
Aldo lunedì, 30 novembre 2009

R: spunto per qualche riflessione

Caro Pier, grazie per la visita riguardo le tue riflessioni, devo però dirti che non mi trovi troppo concorde. La limitazione temporale nella carriera politica non credo sia una soluzione anzi potrebbe creare gravi ripercussioni nella vita politica. Penso al rischio di inesperienza dei nuovi politici e altro.. Per quanto riguarda la tua riflessione su tangentopoli hai perfettamente ragione, la verità sarebbe opportuno ricercarla sempre e sino in fondo ma non cosi..in quei giorni ci fu la caccia al politico di cui molti poi furuno dichiarati completamante estranei alle vicende...spazzarono via un intera classe politica...e i risultati di ciò sono sotto gli occhi di tutti...

da

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