Alduccio a 6 righe dalla fine hai fatto un errore grammaticale...da correggere!
...per quanto concerne il contenuto avrei qualcosa da ridire.
1) posto che una penalizzazione di chi non rispetta i vincoli di bilancio si rende necessaria in generale ed in particolare in un periodo di crisi, rimane anche vero che sarebbe più proficuo se venisse imposto un vincolo ulteriore. Va bene dover tagliare le spese ma è il caso di dire anche dove bisogna tagliare se i bilanci sono in rosso, se no non garantisci una maggiore efficienza ma solamente una minore spesa e le due cose non coincidono affatto!
2) condivido i dubbi sulla compartecipazione privata di fondazioni, ma rimangono dei dubbi. se infatti la critica alle fondazioni è che possono rispondere a criteri eccessivamente economici, è anche vero che questo goerno con questa riforma ha sottolineato che lui stesso risponde a questi criteri in primis, pertanto potrebbe non esserci alcuna differenza... (e questo non è un dato positivo!)
3) per la questione dei ricercatori mi trovo d'accordo, diminuirne il numero e aumentare lo stipendio è più coerente che farne entrare milioni per lasciarli precari a vita.
4) il codice etico mi vede d'accordo in toto
Concludo quindi che ci sono ampi spazi di miglioramento...
..e che è ora di finirla di parlae di lauree inutili!!!
>Viene poi abbassata l'età in cui si può entrare di ruolo in università, da 36 a 30 anni,
Falso. Oggi non c'è nessun limite d'età all'ingresso in ruolo.
Se ci sono i soldi per il concorso, e hai i titoli, puoi diventare ricercatore appena laureato (cioè anche a 24 anni).
Di solito, prima fai il dottorato (3-4 anni) e un periodo più o meno lungo da precario.
Con un po' di fortuna, entri prima dei 30 anni.
Con questa riforma, ti fai il dottorato (3-4 anni), l'assegno di ricerca (fino a 10 anni) e poi entri come ricercatore a tempo determinato (6 anni). Se non ci sono i soldi, a 43 anni ti dicono che è stato tutto uno scherzo.
ciao roberto, grazie innanzitutto per averci visitato, allora ci sono dei punti nella tua analisi che non comprendo: in primis tu asserisci che si possa diventare ricercatore appena laureato, onestamente sono da 6 anni nell'università e non ho mai visto una cosa del genere. Poi attenzione, non vorrei dire una sciocchezza, ma quando si parla di ruolo,in questa riforma si intende docente associato e non ricercatore. Inoltre perdonami tu dici: " con un po di fortuna entri prima dei 30 anni" non credo che la fortuna attualmente sia una variabile da tenere in considerazione visto l'attuale indecente numero di precari. Credo infine che la tua analisi sulla possibile evoluzione della carriera universitaria, prevista dalla nuova riforma, non sia esatta, mi spiego; il ddl gelmini prevede : il dottorato 3 anni, ricercatore 3 + 3 e poi l'università ha L' OBBLIGO di assumerti o meno. Quindi molto meno dei 43 anni da te indicato. Concludo facendo una considerazione credo che un'università che ha investito 9 anni su di un ragazzo/a abbia tutto l'interesse a tenerlo a se, almeno spero :)
Ciao, vado con ordine perché hai sollevato diverse questioni importanti.
E' vero: il caso del neolaureato che diventa ricercatore è teorico.
La laurea è requisito obbligatorio per un concorso, mentre il dottorato è solo titolo preferenziale.
Volevo sottolineare che nella normativa attuale non esiste un limite inferiore di 36 anni per l'entrata in ruolo.
Con "fortuna" intendevo il fatto di aver studiato con un gruppo di ricerca valido (per poter accumulare i titoli da presentare a concorso) e potente (perché un concorso effettivamente ci sia).
Negli ultimi anni, con i vari blocchi dei concorsi e delle assunzioni, il secondo genere di fortuna non si verifica quasi più.
Il decreto Gelmini prevede che dopo il dottorato (3 anni) si possa diventare ricercatore a tempo determinato (3+3 anni), ma non garantisce che ci siano i soldi per bandire questi posti. Siccome lo stipendio del nuovo ricercatore è buono, è molto più probabile che per un certo tempo (al limite 10 anni) il dottore di ricerca venga mantenuto a suon di assegni, per dargli il sospirato posto (a tempo determinato) solo alla fine.
Dopo altri 6 anni, l'università ha l'obbligo di decidere se assumerlo o meno come professore associato. Lo assumerà se nei 3+6(+ forse 10) anni precedenti ha lavorato bene e (soprattutto) se in quel momento ci sono i soldi. Se per caso non ci sono (o se scatta un altro blocco delle assunzioni), lo salutano.
L'università ha sicuramente interesse a tenere persone altamente formate, ma bisogna vedere se ci sono i soldi per farlo. Al momento, le università "virtuose" (cioè quelle che spendono meno del 90% del finanziamento in stipendi) stanno una per una passando nel gruppo delle università "viziose", alle quali è (in teoria giustamente) vietato assumere.
Tutto questo mentre gli altri paesi investono in ricerca per uscire dalla crisi...
roberto, ti ringrazio nuovamente per i tuoi chiarimenti che denotano il fatto che tua sia molto ferrato sull'argomento. Ora mi trovi concorde su molti punti, anche se credo che il numero dei ricercatori vada ridotto in qualche modo, è inutile illudere migliaia di ragazzi/e quando si sa che i posto son quelli. Spero tu commenterai ancora i miei post..
Aldo
Buona riforma? Ma come si fa ad essere così azzardati?
Dietro questa riforma non c'è alcun progetto educativo di carattere reale. la riforma è stata criticata da fior fior di intellettuali non perchè essa tocca i loro privilegi, ma perchè è assolutamente priva di qualsiasi logica propulsiva per il sistema paese. le linee guida sono state redatte senza l'appoggio delle categorie scolastiche e universitarie, dal momento che dietro alla Gelmini si maschera Tremonti.
I risparmi sulla scuola si ripercuotono poi nelle campagne di guerra in giro per il mondo che il parlamento ha approvato quasi tutt'insieme senza batter ciglio. L'acquisto di decine di caccia F£% (Peacereporter) al posto di banchi e aule nuove. Abbiamo una scuola tinta di rosso sangue, altro che.
Siamo incapaci di attuare una riforma educativa seria che è sempre più indispensabile perchè continuiamo a misurare sul breve termine la reddititvità delle scelte educative, mentre sappiamo che in campo culturale qualunque giudizio sul breve termine è dannoso e controproducente.
Gelmini, vade retro.
In linea di massima questa riforma potrebbe rappresentare una svolta, una oculata apertura a fondi privati potrebbe ridare all'Italia quel prestigio universitario perso da tempo. Ma quale peso avranno?? chi saranno questi privati? certo vista la situazione attuale difficilmente può andare peggio..
Qualche giorno fa, con la solita colpevole indifferenza dei media italiani, con 488 voti favorevoli, 137 contrari e 72 astensioni, il Parlamento ha eletto la nuova Commissione europea che resterà in carica fino al 31 ottobre 2014 sotto la guida, per la seconda volta, di José Manuel Barroso. Arriva così per l’UE un altro segnale di continuità con il recente passato che completa una traiettoria non proprio brillante per il futuro dell’Europa, vi...