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L’Apocalisse dei libri?

lunedì, 11 gennaio 2010

Isaac Beeckman, il naturalista olandese migliore amico di Cartesio, racconta come il filosofo ideatore del Metodo sostenesse che la maggior parte dei libri fossero “carta sprecata per cose già risapute”. A dire del Cavalier Francese Descartes, infatti, i filosofi avrebbero dovuto compiere uno sforzo di carattere sistemico al fine di ordinare la filosofia con ricadute euristicamente valide e novità, piuttosto che affidarsi al monito reperita iuvant.

Il protagonista del capolavoro di Ray Bradbury, il vigile del fuoco Montag, in Fahrenheit 451, ha il compito capitale di scovare chi si è macchiato del reato di “lettura” e di renderne cenere la biblioteca. Oggi i libri potrebbero tornare polvere da sé, l’accelerazione delle nostre vite frenetiche potrebbero farli pezzi da museo.

Qualcuno ha sottolineato una leggera ripresa delle vendite dei giornali negli ultimi mesi: la crisi economica spinge a informarsi maggiormente, almeno nei paesi avanzati. Le diatribe politiche italiane acuitesi negli ultimi tempi fanno la fortuna dei quotidiani e ricompensano un poco dai “tempi bui” precedenti. Dal 2008, in Italia la vendita di spazi pubblicitari sui giornali ha subito una flessione, nave di conserva di un trend discendente che riguarda tutta la carta stampata.

La tendenza è europea, se consideriamo le vendite della carta stampata nel budget familiare francese, riportata nel saggio “Le livre dans le tourbillon numérique” (di Cédric Bigini e Guillaume Carnino – Le Monde Diplomatique, Settembre 2009).

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I quotidiani sponsorizzano la lettura dei propri fogli sugli Iphone per le gioie della Mela monopolista (chi ha orecchie per intendere in tenda,. Tutti gli altri in camper…), Google offre ai suoi utenti intere librerie gratuite (salvo poi accorgersi che decine di pagine fondamentali sono “oscurate dall’anteprima”), la World Digital Library ottiene il patrocinio dell’Unesco.

Ha ragione chi dice che i libri sono oramai un gingillo da collezionisti, da laudatores temporis acti, o chi invece pensa che quelle “pagine omesse dall’anteprima” di Google siano un toccasana per la curiosità e per correre alla biblioteca comunale?

Io ho provato a dilettarmi nel sito della Biblioteca Digitale Mondiale (non c’è in italiano, sob) [http://www.wdl.org/en/] e l’ho trovato un “pasticciaccio brutto” (sito povero, nonostante sia in piedi da mesi ed abbia ottenuto patrocini appunto importanti, confuso per quanto concerne navigabilità e risorse e chi più ne ha più ne metta).

Sono passato dall’Iphone e ho invidiato le mani piccole per la miniaturizzazione di tutti i contenuti.
Ho provato a leggere la Montagna incantata su GoogleBook e ci ho rimesso un paio di diottrie.

La carta ruvida e rumorosa, questi disagi, non me li ha mai creati!

Che ne pensate?

Mattia Baglieri

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Commenti dal 3 al 7
(7)

Leo lunedì, 11 gennaio 2010

Sull'editoria "scientifica"

Non credo che i libri letti per "loisir" scompariranno, per le ragioni su esposte. certamente, ci sarà un processo di "selezione naturale": ad essere stampati (non pubblicati, attenzione) saranno meno titoli, e non necessariamente i migliori. la pubblicazione su internet, al contrario, potrà rappresentare un'opportunità per quegli scrittori esordienti che decideranno di mettere "free" contenuti "leggeri" (per es. racconti brevi in pdf da stampare)
volevo però spostare l'attenzione su un altro aspetto, quello delle pubblicazioni scientifiche (monografie specialistiche, riviste scientifiche etc.). in questo caso, la scelta di pubblicare solo online è più che sensata (e mi sneto di aggiungere, ecologicamente corretta). questo genere di titoli interessa a un pubblico molto ristretto, ma geograficamente molto disperso. inoltre in genere gli autori non percepiscono nulla per quello che scrivono (anzi, in certi casi devono persino pagare per farsi stampare...). l'unica questione che rimane aperta è quella di una garanzia di qualità rispetto ai contenuti messi online, e qui può avere senso continuare ad avere editori e riviste (sia pur solo virtuali) con comitati scientifici per operare una selezione "alla fonte".

n° 7
Mattia martedì, 12 gennaio 2010

R: Sull'editoria "scientifica"

Assolutamente interessante. La peer review qualifica altamente anche pubblicazioni su internet, così come la registrazione al tribunale o agli ISSN delle pubblicazioni elettroniche.

Un curiosità: perchè dici che alcuni autori pagano per farsi pubblicare? Anche su riviste scientifiche? Dai, non posso crederci!

Leo giovedì, 14 gennaio 2010

R: R: Sull'editoria "scientifica"

Per pubblicare monografie scientifiche, a meno che non si sia personaggi noti al grande pubblico, in Italia si pagano cifre che si aggirano tra i 2 e i 5,000 euro.
Sulle riviste ovviamente no.

Luca Gamberini lunedì, 11 gennaio 2010

contro il finto progresso

condivido pienamente, caro Matt, le tue rimostranze. e non mi perderò dietro chissà quale elogio della carta stampata, sia esso quotidiano, sia esso libro. per lo studio, per la lettura, per l'analisi, anche a livello grafico, nulla rende più e meglio della carta. eppure siamo tutti più o meno in preda alla frenesia del progresso-a-tutti-i-costi. l'altro giorno, a non so quale mostra iper-tecnologica, ho visto un orologio-telefonino. e mi sono spaventato. poi ho letto come su amazon, questo natale sia andato a ruba uno strano aggeggio chiamato "kindle" che permette di leggere gli ebook. la paura però lascia poi il posto al raziocinio. e penso all'ipod e i tanti lettori mp3. digitalizzata la musica, cosa ci vuole a digitalizzare le parole? nulla. e allora a che conclusioni si può arrivare? bah, temo nessuna. da studioso di lettere, credo che la digitalizzazione di opere letterarie possa essere utile. penso ai microfilm che permettono di consultare manoscritti altrimenti fragilissimi. e basta. credo insomma che vada distinto vero-progresso da finto-progresso. vero progresso è il microfilm col quale consulto una copia manoscritta del "Canzoniere" di Petrarca. Finto progresso è quello attraverso il quale, in un palmo di mano passo dal quotidiano, al best-seller al saggio d'attualità.  eppure, tristemente, ti propongo il tema di un film (cinematograficamente opinabile) nelle sale: "il mondo dei replicanti".
sdraiati nella propria stanza, attraverso una sorta di "clone" si può viaggiare per il mondo, andare al lavoro, etc... questo perchè? smania di fare il massimo, col minimo sforzo. avere tutto e a portata di mano. eppure sono ottimista. tante invenzioni ci sono state nel corso della storia. poche sono rimaste. esiste una selezione-naturale anche nel progresso. e passa attraverso di noi, "utenti finali". in noi che ancora andiamo in libreria, nel negozio di dischi, al cinema, in edicola. bravo Matt, mi sei davvero piaciuto

n° 6
fdele lunedì, 11 gennaio 2010

mai e poi mai

condivido con VOI,ma si scherza,dopo 2 ore che sei al nootbook gli occhi ed il viso sono rossi,poiche si assorbe anche gli ultravioletti ed gli infrarossi,molto nocivi x la vista e la pelle,e poi volete mettere un LIBRO
con copertina bella x un regalo,te lo tieni tutta la vita e poi vai a letto
ti metti a leggere e senza accorgerti ti risvegli il giorno dopo,che validi
compagni di viaggio sono i libri,i book elettronici sono faticosi poiche la luce non è naturale ed invece di appassionarti dopo un po ti stancano e quindi perdono la loro funzione,i libri di carta quando sono interessato
in 2 giorni li divoro,con i book elettronici non riesco ad andare avanti
sono costretto a ripetuti stop,saluti viva i libri di carta

n° 5
Marco MB lunedì, 11 gennaio 2010

Non bisogna esser catastrofisti

parlare di apocalisse dei libri mi pare esagerato e anche ke il libro,

almeno le buone edizioni, si sia ridotto a gingillo da collezionisti mi

sembra tutto sommato un dato da reinterpretare. 1) le indagini sulle

letture dei libri, purtroppo sono spesso camuffamenti: per i dati

statistici troppo spesso la lettura va di pari passo con la vendita... e... Mostra tutto

quindi i "topi di biblioteca" e coloro che fanno bookcrossing non

vengono rilevati. Io ad esempio quest'anno ho scoperto Anobii.com, un

bellissimo sito come Facebook, ma dedicato ai libri, e da allora il mio

shopping libresco si è ridotto del 60%, xkè con 1,28 euro di tariffa

postale risco con scambi di altri libri a farmi arrivare quello ke mi

serve. Inoltre sono un frequentare di una biblioteca di un paese di 700

abitanti, che sforna circa una 15ina di prestiti al giorno! Pensate

allora in proporzione le grandi città! é facile gridare o tempora o

mores, ma un conto sono i dati tecnici e un conto la realtà che questi

dati spesso non riescono a rilevare.
2) quanto alle buone

pubblicazioni ci sono, basta saperle trovare: le maggiori case editrici

offrono un sito di newletter che informano sulle nuove pubblicazioni, e

negli ultimi anni sono uscite eccellenti edizioni e lavori

interessanti. Su una cosa sono daccordo, in libreria spesso si trova

solo ciarpame , mentre se vuoi qualcosa di buono da leggere

insospettabilmente si trova come allegato a qualke settimanale: tipo le

collane dei Meridiani Mondadori.
3) infine ci sono siti internet

(purtroppo spesso in lingua inglese) che offrono una vastissima serie

di pubblicazioni molto interessanti, basto solo avere una stampante

laser col toner, e si risparma almeno il 50% di un libro stamparlo a

casa :-p

n° 4
alessandro lunedì, 11 gennaio 2010

poco coerente, libertà vrtuale del pensiero d'un mediocre

bhè, il mondo virtuale sta sostituendo tutto, secondo me non c'è da meravigliarsi che i beni materiali (libri, cd, cassette,...) stiano andando male o siano poco venduti ma d'altronde un cd costa 14 euro e metti caso che solo una canzone ti piace, sarebbero buttati via e quindi si apre la danza di emule... emule?sì, è gratuito conviene! perchè se scaricassimo canzoni tutte quelle che ci piacciono, ne basterebbero 100 che cn tutti i quattrini che hai speso per scaricarle ti potresti comprare una porche carrera! libri... pechè comprarli? ci sono su internet ma quest'ultima ti può dare la stessa fantasia di un libro che hai in mano e non virtuale? no. i giornali? ci sono su internet! guardo le notizie che mi interessano poi basta, perchè spendere 1 euro?
le aziendefalliscono per forza, internet ha sostituito tutto!

n° 3
da

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