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Il Giappone in bolletta

giovedì, 24 settembre 2009

Ancora qualche anno fa, agli inizi del nuovo millennio, il politologo Barry Buzan vedeva nel Giappone una grande potenza in grado di far paura agli States, nonostante la recessione degli anni Novanta (Buzan, Il gioco delle potenze, Bocconi Milano 2008). 

Certo, Buzan sapeva che in questo mondo unipolare (“1+x”, dice lui) lo Stato nipponico avrebbe dovuto attuare un’alleanza inedita con la popolosa Cina: al Giappone la forza economica, alla Cina il capitale umano. Si noti bene che il nuovo Primo Ministro democratico Yukiu Hatoyama si è recato a visitare le più alte cariche della Cina, subito dopo la sua elezione, anche lui memore – forse – della realpolitik asiatica. 

Il potere al PD locale è una svolta politica eccezionale, dopo 54 anni in cui la componente riformista dello spettro politico si trovava all’opposizione: la crisi economica è stato un elemento dirimente. La chiusura di uno stabilimento della Toyota ha fatto vedere al mondo che di nuovo gli elefanti hanno i piedi d’argilla.

Il Giappone era l’unico paese al mondo in cui un prodotto hi-tech aveva all’incirca lo stesso prezzo di un prodotto alimentare medio, le fabbriche sfornavano una quantità indescrivibile di prodotti ad alto potenziale tecnologico nel loro modello di produzione postfordista, nella loro custumer care, nel loro modello keiretsu. 

I giapponesi preferivano consumare cibi prelibati e, anche nelle grandi città il lusso non si era mai frenato e i piccoli negozi prosperavano. Oggi Hiroko Tabuchi sottolinea sull’Herald Tribune (22 settembre) come i negozietti vadano male e prosperino i grandi magazzini con i prodotti ribassati. La haute couture francese Louis Vuitton ha dovuto rinunciare all’apertura di un nuovo negozio nel centro di Tokio. Quel che è peggio è che i dati paiono confermare che l’inversione a U sia definitiva: i giapponesi hanno rinunciato al lusso da oltre un anno e i sondaggi confermano che la tendenza al risparmio continuerà per molto tempo ancora.

Anche nei brand di moda locali si sta diffondendo una nuova idea in base alla quale “cheap is chic”: le cose belle costano poco e i nuovi target non sono più le signore chicchettose che attraversano la strada piene di borsoni in tacchi a spillo alla Pretty woman, ma piuttosto le donne della classe media e le ragazzine. Un occhio di riguardo al rispetto ambientale e ai tessuti più economici ma naturali 
Tabuchi incontra una signora benestante in un supermercato discount della capitale: “Guardo ormai solo al prezzo” – dice Chie Kawano – “Non serve nulla di costoso per vivere”.

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Commenti dal 1 al 2
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Luca sabato, 26 settembre 2009

ben venga la crisi, se questi sono gli effetti

ho letto con molto piacere il tuo articolo. e ti dico che sono ben "contento" (con tutte le virgolette del caso) che sia giunta questa crisi. stavamo ingrassando troppo. non eravamo obesi, bensì di più. E così facendo la forbice (benestanti - poveri) si allargava a dismisura. Ho molto piacere che LV non abbia aperto il suo negozio. Spero anzi al suo posto sia andato un grande magazzino o un alimentari. Perché in tempo di crisi i soldi finalmente stanno riacquistano valore. Il lusso non è, e ribadisco, non è essenziale alla vita di tutti i giorni. Ammetto, sono un fan di Orazio e della sua aurea mediocritas. Sì. Ho un solo timore però: che finita la crisi, ricominci, ancor più esasperata la caccia al lusso e al superfluo. Come quello che dimagrito di 5kg, ne ingrassa poi di 10. Speriamo di no. Altrimenti potrebbe essere davvero l'inizio di un lungo, molto lungo, ma molto molto, periodo di povertà generalizzata

n° 2
alessandro di napoli martedì, 29 settembre 2009

R: ben venga la crisi, se questi sono gli effetti

semplicemente dico: Salti chi può....

JoJo giovedì, 24 settembre 2009

Benessere non è consumismo

Se si risparmia (sul lusso e gli sprechi) non si sarà mai in bolletta!

n° 1
Mattia venerdì, 25 settembre 2009

R: Benessere non è consumismo

Ormai sembra il motto di tutti dire: risparmiamo sugli sperchi... Ma taglia taglia non sempre si riesce a condurre una vita dignitosa. Vale per il giappone, per le famiglie italiane, per gli enti locali...

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