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Ambiente: c’è chi ci crede ancora

venerdì, 17 luglio 2009

Di questi tempi si cerca di limitare i danni. La crisi richiama al massimo la critica della produzione e del modus producendi. “Dove si è sbagliato?” Si domandano gli economisti che non ci hanno azzeccato. “Ve l’avevamo detto” sorridono amaramente certi ministri che s’erano schierati tra i pessimisti della globalizzazione. Tutti sono concordi nell’incolpare la distanza – abissale, negli anni passati – tra l’economia reale e quella finanziaria, dove i capital flows non correvano affatto paralleli al miraggio dei soldi virtuali. C’è persino chi incolpa l’information technology, la regina della globalizzazione, fin dai manuali di Manuel Castells e Anthony Giddens.

E all’ambiente, chi ci pensa più? Al massimo è divenuto un concetto clichè, da raffinati utopisti dell’economia o da storici del diritto leggero, della soft law. Il principio “chi inquina paga” riaffiora talora come lo specchietto per le allodole dato alla luce in vecchie dichiarazioni (neanche trattati internazionali con valore vincolante) patrocinate dalle Nazioni Unite. Il vecchio West (l’Europa, la Scandinavia, gli Stati Uniti… Il Washington Consensus insomma) lo seguiva, pur a geometria variabile. E si sdegnava quando vedeva che i paesi in via di sviluppo (le tanto vituperate Cina e India, ma anche il sud est asiatico) all’ambiente non pensavan per nulla (ma dopotutto, dicono loro, forse che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si preoccupavano delle acque del Tamigi o dell’Hudson quando costruivano i loro altiforni, quando trivellavano le montagne alla suzione del sottosuolo?).

Ecco allora che diventano importanti da leggere oggi articoli per il grande pubblico come l’ultimo dell’economista Giorgio Ruffolo (non a caso, già Ministro dell’ambiente): “Felicità sostenibile” sull’Espresso di qualche settimana fa. L’articolo di Ruffolo è amaro, anche se non dimentica il lancio di idee nuove. Per questo disincanto, mi pare, è tutt’altro che il solito clichè sull’ambiente. “Un modo perverso per uscire dalla crisi economica – scrive Ruffolo – è il disarmo ecologico”. “La crisi economica e l’inquinamento globale sono nati insieme” e insieme possono essere combattuti, con strategie che guardano al guadagno con un occhio all’ambiente. Ruffolo suggerisce un nuovo “stato stazionario” in economia, un’economia che si ricordi di avere nell’uomo il suo fine superiore e che non si faccia un “fine” essa stessa. Lo stato stazionario di cui parla non è stasi, si presenta bensì come “una condizione nella quale il progresso si misura non quantitativamente (crescita), ma qualitativamente (sviluppo)”.

È semplicemente magnifico – e raro – il richiamo alla Teoria dei Sentimenti Morali di Adam Smith. L’economista romano, sulle orme dell’indiano Yunus, lamenta una lettura parziale dell’opera del maestro del Common sense inglese: si è dimenticata l’altra metà di Smith, concentrandosi troppo sul suo asettico messaggio della Ricchezza delle Nazioni… Anche da questa lettura daltonica potrebbe essere nato un “turbocapitalismo” che appariva necessario, fisiologico ed unidirezionale. Al posto dell’arte per l’arte di Wilde, si potrebbe dire: il progresso per il progresso. Un progresso che fiorisce da sé. (Poco importava se a guardar bene la terra su cui cresceva questa pianta rigogliosa fosse tutt’altro che pulita, ma sovente intrisa e zuppa di cinismo). Allora, ripete Ruffolo, bisogna rileggere l’altra parte di Smith: quella dell’empatia tra gli esseri umani (la sola che ci distanzia dagli androidi nel Blade Runner di Ridley Scott). Conclude il nostro: “Il Capitalismo può cambiare. La sua ansia di futuro non è necessariamente legata al denaro. […] C’è bisogno di evocare Enrico Mattei? E Adriano Olivetti? Si può trascendere il capitalismo seguendo la sua stessa logica: ma c’è bisogno di uomini all’altezza. Che non sono quelli capaci solo di fare quattrini.” 

Per saperne di più:
• Giorgio Ruffolo, Il capitalismo ha i secoli contati, Einaudi, Torino 2009;
• Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, Rizzoli, Milano, 1995.

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Commenti dal 1 al 3
(3)

elisabetta giovedì, 13 maggio 2010

omonimia..?

sbaglio o si sta parlando dello stesso Giorgio Ruffolo che gestì in maniera imbarazzante la vicenda ACNA di Cengio negli anni in cui ricoprì la carica di Ministro dell'Ambiente?
facile parlare di "felicità sostenibile" a distanza di una ventina d'anni..
perchè non va a dirlo in Val Bormida? poi magari ci scrive un articolo su cosa gli hanno risposto..

n° 3
EUGENIO domenica, 26 luglio 2009

Dottore

Usare  l'ecologia  a  scopo  politico  non  porta  da  nessuna  parte

n° 2
Roberto Domenichini lunedì, 27 luglio 2009

R: Dottore

Ciao Eugenio.

Penso però che si riferisca ad una sana economia della decrescita che include anche l'ambiente nel rispetto della filosofia basata sullo sviluppo sostenibile.

L'essere umano si sta autodistruggendo. "Il progresso non è progredito".

Buona serata

Marco lunedì, 27 luglio 2009

R: Dottore

Scusa Eugenio, ma credi sia possibile fare ambientalismo senza la politica? Pensi possano bastare le “associazioni di categoria”? Oppure la domanda di prodotti eco compatibili? Mi sembra un po’ illusorio, ma forse non ho ben capito cosa volevi dire.

Ciao

Roberto Domenichini venerdì, 17 luglio 2009

Finalmente.....

....... si cita anche un'altra opera di Smith:"Teoria dei sentimenti morali"

Per quanto attiene l'mbiente tento di affrontare la questione in mala fede.
Vi ricordate la carbon tax?

Ebbene era una tassa sull'inquinamento di molte aziende. Lo Stato cercava di limitare l'inquinamento tassando le imprese. Non a caso si parlava di doppio dividendo. In poche parole si era costruito un mercato dell'inquinamento con tanto di domanda e di offerta dove gli imprenditori-squali calcolava la convenienza dell'inquinamento. Stabilivano esattamente quanto potevano inquinare. Lo Stato ignorante pensava di ridurre l'inquinamento e intascare i soldi della tassa. Un doppio vantaggio che negli ambienti accademici veniva chiamato "Doppio dividendo".

Essendo anarco-liberista non posso permettere che la produzione di beni e servizi avvenga a discapito del pianeta che ci ospita.
Nel mio mondo un'azienda che ci rovina l'aria che respiriamo chiude dopo una settimana in quanto pur essendo libera di fare ciò che vuole si troverà a confrontarsi con consumatori che essendo anche essi liberi di decidere non faranno la fila per acquistare prodotti creati rovinando i nostri spazi vitali.

Ritornando al commento iniziale. Se uno Stato ha un concetto di etica fa immediatamente chiudere l'azienda che inquina e non va a contrattare il prezzo per poterla fare inquinare.

Un carissimo saluto all'amico Mattia

n° 1
Mattia Baglieri venerdì, 17 luglio 2009

R: Finalmente.....

Ciao Robby =) Grazie del bel commento! Sono contento che l'articolo ti sia piaciuto e anche di ritrovarti, perchè effettivamente non ci si sentiva sul web da un po'! Sei su facebook per caso? Adesso pian piano ci stiamo trovando anche tutti lì...

Comunque riguardo all'articolo ti esprimo una mia titubanza: ogni tanto quando scrivo articoli di questo tipo, ho parura di apparire un inguaribile utopista, un romantico e questo mi fa un po' paura. Perchè alla fine, vedendo con occhi realisti la situazione economica attuale in realtà bisognerebbe forse essere più abbattuti e "tremontiani" piuttosto che ambientalisti alla Ruffolo. Che dici? ;D -matt-

Roberto Domenichini venerdì, 17 luglio 2009

R: R: Finalmente

Mattia il pensiero positivo aiuta sicuramente a vivere meglio. Ti ricordi il pessimismo cosmico di Leopardi o il male di vivere di Montale?

E' ovvio che se ci poniamo tante domande, come faccio io, ti ritrovi con un pugno di mosche in mano. Infatti non ho una vita gioiosa. Mantieni Mattia la tua splendida personalità e il tuo pensiero positivo. Non solo vivrai meglio te ma aiuterai anche persone come me ad una via d'uscita dal male di vivere!

Pensa che l'economia viene definita una scienza triste.

Ciao carissimo

P.S. Purtroppo con questo aggeggio infernale che si chiama computer ho un rapporto di odio. Per facebook dovresti contattarmi magari privatamente e spiegarmi cosa devo fare.

da

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