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SRivoluzione di Andrea Di Turi

Dopo la laurea in economia scopre il mondo della finanza etica, dello Sri (socially responsible investment), e inizia con curiosità ad approfondire l'argomento come giornalista, trovandovi molte assonanze con la sua speranza che i figli dei figli dei nostri figli – ma anche prima, si spera - vivranno un mondo migliore. Non ha ancora smesso di approfondire e non ha intenzione di farlo. Collabora infatti con testate nazionali su questi temi e affini (responsabilità sociale d'impresa, non profit), ma anche su argomenti legati alle nuove tecnologie, al business su internet e al web 2.0. Per mettere alla prova l'esperienza accumulata si e' messo anche a fare un po' il consulente socialmente responsabile. Nel frattempo e' diventato insegnante di Metodo Feldenkrais per cercare se stesso. E anche qui la ricerca continua... Ah, era nella redazione che lanciò Soldionline nel lontano '98, ora torna su questi schermi come blogger: un segno del destino? Ai post-eri la sentenza.

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giovedì, 4 febbraio 2010

Verso la trimestrale etica? 3 domande a...

Poco meno di due mesi fa, avevo lanciato sul blog la provocazione della trimestrale etica: perché non richiederla insieme alla tradizionale trimestrale agli analisti? Soprattutto, perché non pretenderla dalle aziende che fanno della responsabilità sociale una loro bandiera? Dove sta scritto, infatti, che i dati sulle performance sociali e ambientali, e di governance, devono essere pubblicati solo una volta l’anno, nel bilancio sociale, mentre quelli tipicamente finanziari devono essere presentati appunto ogni tre mesi?

Se la cosa sia effettivamente fattibile o meno, beh, questo lo ignoro. Credo, però, che la questione si possa ormai porre. Il movimento della finanza socially responsible, che io preferisco chiamare finanza etica – basta intendersi su che cosa sia, cioè la selezione degli investimenti finanziari sulla base di indicatori non solo economici ma anche sociali, ambientali e di governance -, mi sembra ormai maturo per chiedere che almeno le società quotate più impegnate in senso socio-ambientale, quelle che poi possono finire o già sono presenti negli indici azionari etici proprio in virtù delle loro performance Esg (environmental, social and governance), riflettano su questa possibilità e magari rispondano se la cosa ha possibilità di concretizzarsi. E se non ce l’ha, che spieghino perché no. Come dicono gli inglesi: “complain or explain”, cioè o soddisfi le richieste che ti vengono poste, o spieghi perché non le puoi (o vuoi…) soddisfare.

Magari più avanti porremo questa domanda anche ai responsabili aziendali per la Csr. Cominciamo, però, a chiedere di darci il suo parere a uno dei massimi esperti di finanza Sri in Italia, il professor Francesco Perrini, di cui ricordiamo, fra i numerosi ruoli accademici che ricopre, quello di direttore della Csr Unit del Dipartimento di management dell’Università Bocconi a Milano. E che soprattutto, almeno per me che mangio pane e finanza etica (professionalmente parlando, ovvio), ha avuto il merito di portare l’argomento finanza etica sulle pagine del sito che Borsa Italiana ha appunto dedicato alla finanza etica (ne avevamo parlato quando era stato avviato, nel giugno scorso). Più mainstreaming di così…

I tempi, inoltre, mi pare siano propizi per parlare dell’argomento, perché di solito i dati delle trimestrali vengono rilasciati intorno a un mese, un mese e mezzo dalla fine del trimestre, cioè più o meno a partire da questi giorni per i dati del quarto e ultimo trimestre 2009. Ma saranno propizi anche fra tre mesi, sei mesi, nove…insomma, volendo saranno propizi sempre. Ecco, allora, che cosa pensa il professor Perrini della proposta per una trimestrale etica.

Blog: Si è detto che uno dei motivi della crisi finanziaria sia stato l’orizzonte schiacciato sul breve anzi brevissimo periodo e i comportamenti che questo schiacciamento ha provocato. Purtroppo sembra che le cose non siano cambiate di molto e che l’ottica del lungo periodo, che è quella propria della sostenibilità, sia ben lungi dal fare breccia. Perché, allora, non portare la finanza Esg sul terreno del breve periodo, delle trimestrali, per “contaminarle”, e chiedere per non dire pretendere che vengano forniti trimestralmente, insieme ai dati finanziari tradizionali, anche quelli Esg? Lo ritiene fattibile? Crede che potrebbe essere efficace per accrescere l’attenzione sui temi della finanza etica?
Risposta: Penso che richiedere alle imprese di maggiori dimensioni una trimestrale etica sia una buona provocazione per far riflettere sulla rilevanza che le tematiche legate alla responsabilità sociale e ambientale dovrebbero rivestire nell’ambito delle decisioni aziendali. Non dimentichiamo però che nella sua accezione più “alta” la corporate social responsibility rappresenta più che un addendum alle attività aziendali, non è mera comunicazione, ma orientamento strategico di fondo. Per questo motivo non riesco a essere d’accordo con chi ritiene che la CSR debba essere imposta dall’esterno. Al contrario deve essere frutto di un percorso di apprendimento che tenga conto delle tipicità di ciascuna impresa, valorizzandole. Certo è che non sarebbe male che le imprese iniziassero a comunicare costantemente i propri impegni negli ambiti sociali, ambientali e di sostenibilità. Molte di loro già lo fanno, includendo tali temi nelle comunicazioni periodiche, nei propri web site, nelle proprie campagne di comunicazione. Molto di quanto viene effettivamente fatto dalle imprese, spesso non arriva agli stakeholder proprio a causa di gap comunicazionali. E tale dato è ancora più vero, al ridursi delle dimensioni aziendali…

Blog: Poniamo che le società quotate riescano a pubblicare una trimestrale etica. Secondo lei, gli analisti sarebbero interessati? Si dice che ormai le variabili Esg siano considerate anche nelle analisi finanziarie tradizionali, ma quando le società quotate, ad esempio, presentano i dati del bilancio sociale, spesso affermano che agli analisti quei dati non importano molto, per non dire nulla… È anche colpa degli analisti, quindi, se i dati Esg che descrivono l’andamento non economico della gestione aziendale non hanno ancora sfondato, cioè non sono ancora diventati, come si dice, mainstreaming?
Risposta: Certo, l’impegno delle imprese non è sicuramente sufficiente, benché necessario a innescare un circolo virtuoso tra comunicazione e consapevolezza a tutti i livelli. Uno sforzo concertato, un coinvolgimento dei diversi attori è più che auspicabile al fine di consentire alle imprese di conoscere in dettaglio le richieste dei propri stakeholder e agli stakeholder – analisti e comunità finanziaria incluse – di comprendere le sfide, le criticità e gli impegni di ciascuna impresa. In una singola espressione: stakeholder engagement!
In realtà mentre la sfida per le imprese è integrare nelle strategie la sostenibilità, per i valutatori la prossima sfida è di integrare nelle valutazioni economico-finanziarie (EF) anche le performance di ESG (di governance, ambientali e sociali). Infatti, dopo aver lavorato a tre libri separati Finanza Etica, Corporate Social Responsibility e I-Valuation: Intangibili, competitività e valutazione d’impresa, il prossimo lavoro sarà proprio una sorta di “EFESG” valuation che sottolineerà proprio l’importanza dell’integrazione dei diversi approcci. Un primo tentativo in nuce è già stato pubblicato su: www.investorvalue.org/docs/EabisProjectFinal.pdf.

Blog: Ormai molte società quotate, anche in Italia, pubblicano un bilancio sociale annuale, spesso non insieme al bilancio d’esercizio ma in un momento (a volte mesi…) successivo. A suo avviso, se non si dovesse mai arrivare alla trimestrale etica, la pubblicazione del bilancio sociale in contemporanea o, ancor più, nello stesso documento del bilancio d’esercizio, è un indicatore dell’impegno della società sulle questioni socially responsible, della sua volontà di dare importanza al bilancio sociale? O è solo questione di organizzare processi di raccolta ed elaborazione dati in tempi allineati a quelli del bilancio d’esercizio?
Risposta: Non credo che basti un disallineamento dei tempi per vanificare gli sforzi di una impresa in campo sociale, ambientale e di sostenibilità. Al contrario l’integrazione di rendicontazione economica, sociale e ambientale all’interno di un unico documento di sintesi rappresenterebbe un segnale forte della volontà e dell’impegno dell’impresa nell’interiorizzazione di tali tematiche. Dobbiamo ricordare comunque come la raccolta di dati socio-ambientali sia spesso più complessa di quella economico-finanziaria semplicemente perché essa implica un adeguamento dei sistemi informativi aziendali e dei flussi di comunicazione. Più che una pubblicazione allineata dei diversi rapporti, almeno nel breve periodo, sarebbe auspicabile una maggiore sistematicità nella raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati e delle informazioni sociali e ambientali.
D'altronde, il vero problema di tutte queste tematiche è che ci vuole tempo affinché una performance di CSR superiore che fornisce un vantaggio competitivo in termini di indicatori ESG si rifletta sulla performance finanziaria e ottenga un riconoscimento per esempio sui mercati azionari. 

Grazie al professor Francesco Perrini.



(Indice di tutti i post pubblicati su SRivoluzione: post 1-50; post 51-100)



Commenti dal 1 al 1
(1)

Revisore venerdì, 5 febbraio 2010

Finanza ed etica

Il mondo della finanza non e' mai andato a braccetto con l' etica comunemente intesa.
La finanza ha una propria non-etica.
Se qualcuno vi dice che la finanza puo' e deve essere "etica", o e' un  illuso destinato a fallire, oppure sta cercando di fregarvi.
Quanto sopra scritto:
IMHO

n° 1
Andrea Di Turi venerdì, 5 febbraio 2010

R: Finanza ed etica

Caro Revisorse, grazie del tuo commento. Ovviamente, come si capisce da quello che scrivo sul blog, la penso diversamente da te, che cioe' anche la finanza, l'economia, come ogni attivita' umana, possano essere fatte in molti modi. Per semplificare, con l'anima o senza. Anche perche', per restare in metafora, pare proprio da quello che e' a mia conoscenza che la finanza con l'anima sia piu' prudente e con la vista piu' lunga ma allo stesso tempo possa rendere di piu' di quella senz'anima. E quando intendo di piu', intendo sia in termini strettamente economico-finanziari (una quantita' di studi in ogni parte del mondo sembrano dimostrarlo al di la' di ogni scetticismo o pregiudiziale), sia, e qui davvero non c'e' gara, come ricadute per quello che si dice essere il bene comune, cioe' la collettivit'a, tutti noi insomma. Spero continuerai a seguire il blog, ben vengano opinioni differenti che lo possono fare solo piu' ricco. Saluti.

Revisore venerdì, 5 febbraio 2010

R: R: Finanza ed etica

Carissimo Andrea,
mi fa molto piacere  avere da te una cosi bella risposta.
Ti rispondo con questa amara riflessione:
Purtroppo l'uomo buono nutre pieta', e con la pieta' alla fin fine, si raccolgono soventemente molte violente contusioni sulla faccia anteriore delle tibie... ( Volg detti: Calci negli stinchi ( dolorosissimi...)).

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