Toh, riecco la Tobin Tax
venerdì, 4 settembre 2009
Si riparla di Tobin Tax. Ma a farlo, questa volta, è un soggetto insospettabile: niente meno che la Financial services authority (FSA), la Consob britannica.
L’esternazione è stata fatta dal presidente della FSA, Lord Adair Turner, che è difficile sospettare di simpatie per i movimenti altromondialisti che da molti anni hanno fatto della tassa tipo Tobin un’icona delle loro rivendicazioni e proposte per un sistema economico e finanziario più equo e sostenibile.
La tassa Tobin prende il nome dallo scomparso James Tobin, premio Nobel per l’economia, che la propose all’inizio degli anni ’70: l’idea era quella di tassare con un’aliquota minima, intorno allo 0,1%, le transazioni finanziarie in valuta a breve termine, insomma colpire le speculazioni, per mettere negli ingranaggi del sistema quei granelli di sabbia che servirebbero non a farlo inceppare ma a stabilizzarlo. E liberando delle risorse da destinare alla comunità internazionale, ai Paesi poveri, alla cooperazione allo sviluppo.
L’uscita di Lord Turner va però inserita nel contesto attuale. Il presidente della FSA, richiamando l’ipotesi di introduzione della tassa Tobin, ha voluto richiamare l’attenzione su due aspetti: primo, che le dimensioni del sistema finanziario, l’importanza che la finanza ha assunto, sono spropositate e che questo ha contribuito grandemente a rendere devastanti gli effetti della crisi; secondo, che per evitare il ripetersi di quello che è accaduto, bisogna ridurre l’importanza della finanza, tenerla a freno, in qualche modo imbrigliarla. Evitare, cioè, che si trasformi in un fattore destabilizzante, come la crisi ha invece palesemente dimostrato. E la tassa Tobin, o qualcosa del genere, potrebbe essere uno dei modi. Più efficace del tetto ai megastipendi e ai bonus di banchieri e manager della city: per arrivare a quell’obiettivo, secondo Lord Turner, bisogna agire alla radice, quindi far rientrare la finanza nei ranghi, limitarne gli eccessi “socially useless” (socialmente privi di utilità), proprio come è stato detto da Lord Turner.
La vera questione, però, sembra andare oltre: ricordate quanti strilli e strepiti si sono levati, all’indomani dello scoppio della crisi, sul fatto che ci volevano nuove regole per la finanza, bisognava farla diventare più etica, responsabilizzarla? Ora quelle strilla si sentono ancora? Si sentono così forti? Purtroppo direi proprio di no.
Appena si sono cominciati a vedere spiragli dell’uscita dalla crisi, soprattutto chi vuole vederli a tutti i costi, subito ha fatto capolino il partito del “business as usual”, come a dire: va bene, c’è stata la crisi, ora sta passando, andiamo avanti così.
L’uscita di Lord Turner credo allora si debba interpretare così: che cosa deve accadere ancora perché si metta mano a regole capaci di orientare la finanza in modo veramente funzionale allo sviluppo socio-economico e non lasciare che si comporti in modo auto-referenziale? La crisi non è bastata? Deve accadere qualcosa di ancora peggiore?
Si tratta di una chiara provocazione, anzi, di un vero e proprio grido di allarme. E bisognerebbe ascoltarlo! Vedremo a Pittsburgh al G20 se si prenderanno finalmente provvedimenti seri, impegnativi, concreti, operativi, al di là di dichiarazioni d’intenti che servono come effetto annuncio ma non spostano di una virgola il modo di funzionare del sistema. Quel sistema che ci ha portato al collasso.
Se serve rispolverare la buona vecchia tassa Tobin, ben venga. Ma è solo il classico dito che indica la luna: l’obiettivo non è il dito, è la luna.
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per Josephine
Gentile Josephine, innanzitutto grazie molte per aver postato il tuo commento in questi giorni di feste, si vede che la tua curiosita' e il tuo desiderio di sapere non vanno in vacanza ma sono sempre accesi, cio' ti fa davvero onore. Mi rende orgoglioso, poi, il fatto che trovi accessibili, quale non addetta ai lavori come tu stessa con molta sincerita' ti dichiari, gli argomenti di cui si discute qui nel blog e il modo in cui sono presentati: il nostro (mio) sforzo va molto anche in quella direzione e quindi ribadisco l'apprezzamento per il tuo commento, molto spontaneo...e spiritoso, anche, sul titolo del mio post che vedo hai ripreso nel tuo e quindi immagino sia risultato di tuo gradimento (la tua leggera punzecchiatura che mi sembra di leggere fra le righe e' molto ben accetta). Se vuoi continuare a seguire il blog, come spero vorrai fare, e a condividere i tuoi commenti, considerati sempre la benvenuta e grazie per portare la tua femminilita' in un mondo, la finanza, che e' spesso popolato solo da bipedi maschi: leggerti e risponderti sara' per me un vero piacere.
Toh, che bel titolo
Toh, che bel titolo! Non mi intendo di finanza, ma mi piace leggere e capire anche gli argomenti "più lontani e avulsi" dal mio tran tran quotidiano, soprattutto perchè ho il sospetto che in realtà ci riguardino tutti da molto più vicino di quel che sembra... e farci i conti non è mai troppo tardi, soprattutto di questi tempi!
Un bel titolo che attira l'attenzione e invoglia alla lettura di sicuro aiuta. Grazie per rendermi accessibili e comprensibili alcuni tra i "mostri sacri" del nuovo millennio.
Josephine
Ben venga il Fondo Tobin!
La tassa Tobin prende il nome dallo scomparso James Tobin, premio Nobel per l’economia, che la propose all’inizio degli anni ’70: l’idea era quella di tassare con un’aliquota minima, intorno allo 0,1%, le transazioni finanziarie in valuta a breve termine, insomma colpire le speculazioni, per mettere negli ingranaggi del sistema quei granelli di sabbia che servirebbero non a farlo inceppare ma a stabilizzarlo. E liberando delle risorse da destinare alla comunità internazionale, ai Paesi poveri, alla cooperazione allo sviluppo.
COMMENTO:
Sappiamo che qualsiasi investimento è soggetto al rischio del fallimento del beneficiario, sia esso relativo ad azioni oppure ad obbligazioni.
I fallimenti sono limitati, non avvengono tutti i giorni ed inoltre hanno una storia da poter controllare anche a posteriori.
Allora l’idea della tassa Tobin sarebbe veramente appropriata anche “per mettere negli ingranaggi del sistema” quei risarcimenti a favore dei malcapitati azionisti od obbligazionisti che invece, come nei vari casi di Alitalia, Cirio, Bond Argentina, Parmalat e via dicendo, sono destinati all’oblio, alle perdite immeritate, alla rinuncia ad investire ulteriormente se non addirittura a non investire mai più, per non parlare delle tribolazioni ed alle lungaggini giudiziarie a cui vengono coinvolti!
L’esistenza di un Fondo, giustamente costituito dai “granelli di sabbia” messi insieme dalla miriade di investimenti che avvengono ogni giorno, sarebbero la migliore garanzia per dare sicurezza e fiducia ai futuri risparmiatori ed investitori!
Ben venga io direi il “Fondo Tobin” che nel risarcire gli aventi diritto potrebbe funzionare proporzionalmente a seconda del rischio e del tasso di interesse relativo all’investimento andato perduto!
Gli investimenti in Borsa aumenterebbero sicuramente mentre esportare capitali nei paradisi fiscali non avrebbero molto senso!
R: Ben venga il Fondo Tobin!
Perché no? Non mi sembra per niente male l'idea che proponi, Silvano, di far confluire le entrate provenienti dall'applicazione della Tobin tax in un fondo. Da gestire a favore di beneficiari particolari e, aggiungo io, magari con criteri particolari. Ad esempio super-criteri SRI, tanto per non andare lontani e distinguere gli investimenti speculativi da quelli che integrano considerazioni sociali e ambientali. La categoria che indichi, quella dei risparmiatori, se ho capito bene, sostanzialmente "truffati" o che comunque hanno avuto la peggio da certi investimenti (mi vengono in mente i casi Cirio, Parmalat, bond argentini, ma la lista e' lunga), mi sembra legittima. Ma se guardiamo a tutti i possibili target che un fondo potrebbe beneficiare, se ad esempio parliamo di cooperazione internazionale e lotta alla poverta' a livello planetario, beh, credo che ci siano categorie anzi popolazioni intere che ne hanno ancora piu' diritto. In ogni caso l'idea mi pare molto interessante, grazie per averla proposta e condivisa qui. Ciao.





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