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Tobin Tax (o quasi), è online l'appello al G20

venerdì, 2 aprile 2010

Sono anni, aaannnniii che sento parlare di Tobin Tax, ma stavolta c’è un’atmosfera diversa. Per cui credo che o si fa qualcosa questa volta, o probabilmente non si farà mai più.

Di solito succede così: un governo o un parlamento la tirano in ballo, poi la propongono in qualche summit internazionale, qualcuno dice "sì, buona idea, però..." e la cosa finisce per morire lì. Perché se non c’è accordo fra tutti a livello internazionale, e finora non c’è mai stato, è difficile (impossibile?) introdurre un’imposta che è appunto per sua natura internazionale.

Ora che c’è stata la crisi, c’è bisogno di ripagarne gli immensi costi. È un momento per certi versi unico, molto probabilmente non ripetibile, anche perché se dovesse esserci una nuova crisi finanziaria, come non sono in pochi a temere, ancora peggiore di quella che abbiamo passato, penso che finiremmo…al baratto, a scambiarci beni e servizi utilizzando sassi, vetrini colorati o conchiglie al posto di monete, se ci va di lusso.

Ecco perché sembra che la situazione attuale sia un’occasione imperdibile per introdurre una forma di tassazione che ha due obiettivi: il primo, cercare di mettere un freno alle speculazioni finanziarie che sono riprese come e più che prima della crisi, insomma di mettere in campo uno strumento in più di stabilizzazione del sistema; secondo, trovare risorse per tamponare le falle che la crisi ha aperto, promuovendo politiche sociali e ambientali nei Paesi sviluppati e politiche di cooperazione internazionale a favore degli Stati del Sud del mondo, che come sempre sta subendo più di tutti.

Per questo ora si riparla di Tobin Tax, cosa che era già stata fatta nei mesi scorsi (e di cui il blog aveva dato notizia qui e qui). A fine 2009, ad esempio, l’aveva suggerita anche il premier britannico Gordon Brown. La proposta ha via via acquisito maggiore forza di pari passo con la fatica crescente che molti Stati hanno cominciato a fare per tenere in ordine i conti pubblici, terribilmente in sofferenza per via della crisi.

Ecco che è stata allora lanciata una campagna internazionale di raccolta firme per chiedere di inserire la tassa tipo Tobin nell’agenda del prossimo appuntamento del G20, in Canada a fine giugno. Un appuntamento per preparare il quale lo stesso Canada ha avvisato gli altri Stati membri che senza interventi adeguati c’è il rischio di una nuova crisi globale o di una spirale inflazionistica (ha parlato espressamente dell’importanza di evitare un ritorno al “business as usual”, un concetto molto familiare per chi si occupa di finanza etica e dintorni). Come a dire: non proprio tutto tutto tutto è sotto controllo…

La tassa che si chiede di introdurre è leggermente diversa dalla Tobin Tax. Non si tratta esattamente di un’ipotesi di tassazione, infatti, così come la formulò James Tobin all’inizio degli anni ’70 parlando dei famosi “granelli di sabbia” da mettere negli ingranaggi del sistema, ma l’idea è sostanzialmente quella. Si propone di tassare non solo le transazioni in valuta ma tutte le transazioni finanziarie, quelle sui derivati ovviamente comprese. Con un’aliquota davvero marginale, tra lo 0,01 e lo 0,1%. Per stare nel mezzo, lo 0,05%.

Il sito che ha lanciato la campagna in Italia si chiama appunto zerozerocinque. Oltre alla possibilità di firmare l’appello online (le firme raccolte in Italia saranno inoltrate al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti), sul sito vi è anche molto materiale per chi intende approfondire la conoscenza di questa ipotesi di tassazione (quanti sanno che nel 2002 l’associazione Attac consegnò al Parlamento italiano quasi 180mila firme per un disegno di legge di iniziativa popolare sulla Tobin Tax, che non venne mai discusso?), comprendere i suoi effetti potenziali, conoscere gli appelli in questo senso di parlamentari ed esperti di mezzo mondo, visitare i siti delle altre campagne nazionali e così via. In homepage il testo della lettera dell’appello al G20.

Per dare un’idea della massa di risorse di cui si parla, è stato stimato che introducendo un’aliquota dello 0,05%, il gettito conseguente sarebbe vicino ai 1.000 miliardi di dollari. Una bella sommetta da spendere per politiche sociali, ambientali e di cooperazione, che così tanti soldi forse non li hanno mai visti.

Nella lunga lista dei promotori della campagna c’è anche Fiba-Cisl, il sindacato della Cisl del settore credito e assicurazioni. Lo segnalo perché già da tempo Fiba-Cisl si è fatta promotrice di un'ipotesi di riforma dei mercati finanziari internazionali, con un manifesto in 20 punti in cui si parla di tassazione sulle transazioni finanziarie (punto 7) ma anche di altre cose. Ad esempio di una fiscalità premiale per gli investimenti socialmente responsabili (punto 10), che è quello di cui questo blog primariamente si occupa. Tobin Tax e finanza etica: tutto si tiene, insomma, quando si parla di un'altra finanza possibile. Tutto si tiene…

Stavo per dimenticare: auguri di buona Pasqua!


Ps: Segnalo anche un libro di alcuni anni fa per chi è interessato ad approfondire l’argomento: Bellofiore R., Brancaccio E., “Il granello di sabbia. I pro e i contro della Tobin Tax”, Feltrinelli, 2002.




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