Say on Pay, è boom in Usa
mercoledì, 13 maggio 2009
Negli Stati uniti è boom delle risoluzioni degli azionisti attivi sui compensi dei manager, note come Say on Pay. C’è un network di investitori istituzionali e individuali che ha chiesto a più di un centinaio di aziende Usa di dichiarare in maniera trasparente le effettive retribuzioni dei manager e i meccanismi con cui vengono calcolate.
Lo rende noto il sito Social Funds, uno dei più attenti nel seguire da anni il mondo dell’investimento Sri, specie quello d’Oltreocano. Buona parte di queste risoluzioni sono già state votate e in più di un caso hanno raccolto la maggioranza dei voti dell’assemblea: ciò significa che la sensibilità sul tema è alta, senz’altro per via della crisi, e che gli azionisti si sono stufati di manager che continuano a guadagnare cifre iperboliche mentre magari l’azienda soffre e licenzia e il titolo scende. E vuol anche dire che bisogna battere sul ferro finché è caldo, perché se non si sfrutta l’opportunità della crisi, i mega-compensi che hanno corso all’impazzata negli ultimi dieci anni non troveranno probabilmente più barriere di fronte a loro e riprenderanno a correre.
Giusto per spiegare ai più scettici che non si tratta di una questione di lana caprina, basta ricordare che anche i provvedimenti nella nuova amministrazione americana di Obama hanno specificamente previsto che le società che hanno ricevuto aiuti pubblici devono permettere ai propri azionisti di presentare e votare mozioni Say on Pay. In altre parole: non puoi chiedere aiuto e continuare a vivere nel lusso, o l’una o l’altra.
Giusto per ribadire, poi, che mai come in questo momento c’è bisogno di watchdog che controllino, qualche giorno fa il quotidiano inglese The Guardian ha reso noto uno studio (se ne parla sul social network sostenibile Zoes) secondo il quale nei primi tre mesi del 2009 i dirigenti delle banche britanniche hanno ricevuto bonus per un valore di 5 miliardi di sterline: 5 miliardi di sterline! Ai dirigenti di banche che hanno chiesto aiuto per essere salvate! È bastato perché addirittura dal ministero del Tesoro di Sua Maestà si levassero voci non solo di allarme, ma di vero e proprio comportamento oltraggioso da parte dei manager verso i contribuenti, di completa mancanza di consapevolezza della gravità della situazione.
Che altro dire? La battaglia continua.





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