Sarko-Merkel-Barroso, un tridente contro i bonus
venerdì, 28 agosto 2009
Un attacco così organizzato e tenace a mega-stipendi e bonus dei manager non si era mai visto. A parte quello, spesso isolato, che la finanza SRI porta da anni.
Negli ultimi giorni, prima il presidente francese Sarkozy, poi la cancelliera tedesca Angela Merkel, infine il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso, hanno infilato una serie di dichiarazioni e iniziative sul tema dei mega-stipendi dei manager, quelli dei banchieri in particolare, e sui bonus percepiti dai trader. Senza dimenticare quello che Barack Obama e la SEC stanno facendo in Usa, di cui ci siamo occupati in un recente post.
Tutto questo accade in vista del G20 che si terrà a fine settembre a Pittsburgh. Dove si dovrebbe finalmente assistere – usiamo il condizionale, finché qualcosa non verrà messo nero su bianco – a un’azione concordata a livello internazionale riguardante le modalità con cui banche e multinazionali hanno stra-pagato i propri manager e CEO. Un malcostume che è stato fra i fattori che hanno portato la finanza e l’economia internazionali al punto in cui sono, cioè sull’orlo del baratro.
Chi segue la finanza etica o SRI da tempo sa che questo è un tema caldo, caldissimo, soprattutto in riferimento alle pratiche di azionariato attivo. Fa ben sperare, quindi, che ora il tema figuri nelle agende dei capi di governo.
Mi piace pensare – m’illudo? Mah… - che le battaglie portate avanti da anni ad esempio da ICCR, con le sue decine e decine, per non dire centinaia, di risoluzioni su stipendi e manager delle società quotate abbiano giocato un ruolo nello spingere i cosiddetti “grandi” del mondo a porsi di fronte al problema.
Mi piace anche pensare – m’illudo ancora?... – che questo possa servire da stimolo per una nuova ondata benefica, se non di etica, quanto meno di buon senso in chi decide come e quanto pagare un manager, per bravo, capace che sia e per quante responsabilità si prenda con le sue firme. Vedremo che succederà a Pittsburgh.
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Difficile a farsi
Senza dubbio stare con la busta paga in mano mentre sul quotidiano di turno ci descrivono di quale multiplo bisogna moltiplicare lo stipendio nostro per fare quello del direttore generale è qualcosa che deprime quando il il capo è in gamba e diventa invece intollerabile quando è un bandito che pensa solo ad arricchirsi. Premesso ciò non mi sfugge tuttavia il problema principale. E cioè che piaccia o meno la complessità da gestire oggigiorno in una azienda è enorme e le competenze relative e le esperienze necessarie niente affatto facili da reperire. Ricordo una polemica negli USA dove si rinfacciava alla politica di pagare troppo poco il presidente degli Stati Uniti in rapporto ad altre cariche dirigenziali nel settore privato. Uno studente brillante che aspiri anche ad un successo economico difficilmente farà la scelta politica. Li salva il fatto che da loro, al contrario nostro, l'attività di governo ha ancora, per quanto piccola, un certo grado di idealità e senz'altro il potere di cui poi si dispone può, questo sì, rappresentare un grande obiettivo. Tornando al punto, qualunque settore che volesse con grande merito limitare per contratto gli stipendi dei suoi top manager affronterebbe 2 conseguenze: 1. La fuga verso settori concorrenti senza limitazioni agli stipendi. 2 chi non può scappare contratterebbe formule "alternative" di pagamento in aggiunta allo stipendio che ci farebbero tornare al punto di partenza. Dunque, viva le belle parole e i bei propositi...ma poi al dunque, come fare??
R: Difficile a farsi
Cara Ausonia, grazie del commento. Non sono pero' d'accordo, anche se ritengo non prive di fondamento le tue note. Va bene la complessita' aziendale, ma i bonus e le liquidazioni date a chi lascia l'azienda dopo pochi mesi, o dopo un anno andato male, o addirittura dopo un fallimento? E' quello che e' successo in non pochi casi e questo mi pare non abbia giustificazioni, men che meno economiche. Poi credo si debba essere ogni tanto un po' ottimisti sulla natura umana: tu dici che le reazioni del mercato sarebbero quelle che indichi, ma se invece fossero altre? Se il tetto ai bonus e il parametrare stipendi e bonus a effettivi risultati aziendali, diciamo premi di produttivita' anche per i manager come per gli impiegati, divenisse un esempio virtuoso capace di fare scuola? Credo alla fine ci si divida fra chi ha fiducia nel genere umano e chi no: con tutte le sue contraddizioni, io credo che la persona umana alla fine abbia un debole per le cose belle, che sono quelle che fanno breccia. Senza essere troppo idealisti, se la parsimonia diventasse modello da seguire, credo che a seguirla sarebbero in tanti. Continua a scrivere su questo blog, grazie e ciao.





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