Azioni:
Home » blog » Andrea Di Turi » Rating etico: il "caso" Sodexo

Rating etico: il "caso" Sodexo

martedì, 23 marzo 2010

Ho molta fiducia nel rating etico, cioè in quel sistema di valutazione delle società quotate basato sugli indicatori Esg che tiene in considerazione le loro performance economiche, sociali, ambientali e di governance. Però ci sono delle situazioni, che chiamerei veri e propri casi, che mi lasciano alquanto perplesso. Casi che, soprattutto, rischiano a mio avviso di screditare un po’ il lavoro prezioso, lungo e davvero molto complesso che le agenzie di rating etico fanno, specie se non si ha il tempo (o la voglia) di guardarci dentro e ragionarci su ma si prendono solo i risultati finali.

Per spiegarmi, prendo il “caso” Sodexo.

Nell’ultima revisione degli indici etici della Borsa di Londra, FTSE4Good, che lavorano con l’istituto britannico di ricerca e analisi sulla sostenibilità Eiris, Sodexo figura fra le società escluse dal paniere perché non soddisfano i criteri legati a diritti umani e del lavoro.

Più o meno negli stessi giorni, l’agenzia di rating etico Vigeo comunica di aver operato su Sodexo un downgrade, proprio come fanno le società di rating tradizionale, declassandola da “media” a “negativa”. Lo spiega con la consueta precisione e dovizia di particolari il lancio del sito RSInews.it, sottolineando che la motivazione del downgrade riguarda soprattutto violazioni del diritto di organizzazione sindacale e contrattazione collettiva.

A questo punto mi son detto: chissà se Sodexo è nel paniere degli indici etici di Dow Jones? Ho proceduto ad effettuare la verifica (a questo link), apprezzando il fatto che il sito del Dow Jones Sustainability Index, previa registrazione gratuita, mette a disposizione l’elenco dei “components” dei panieri. FTSE4Good, ad esempio, non lo fa, infatti se andate alla sua pagina dei “Constituents” dice che occorre cliederlo al servizio clienti e non mi sembra una cosa molto socially responsible. D’altro canto Dow Jones non dà mai molte spiegazioni sul perché le sue revisioni includono o escludono certe società, mentre FTSE4Good qualche motivazione la offre. A parte questo, risulta che a fine febbraio 2010 Sodexo è nell’indice sostenibile di Dow Jones e girando sul sito non ho trovato comunicati stampa o news che dicano di una sua esclusione, diciamo, improvvisa.

Ora, come direbbe qualcuno, la domanda sorge spontanea: qual è il rating etico più affidabile di Sodexo? La società ha performance Esg tali da potervi investire in modo socially responsible oppure no? Di chi mi devo fidare quando decido di selezionare i miei investimenti su basi socialmente responsabili?

Al di là della soggettività di ogni investitore, di ogni persona (quello che è dis-etico per me, magari è etico per te, o quasi etico per lui), è chiaro che in questo caso scegliendo un modello di rating piuttosto che un altro si giunge a un risultato completamente differente, cioè di investimento o disinvestimento.

Si badi bene, inoltre, che Sodexo non appartiene a quei settori economici che alcuni modelli di rating etico esclusono dalle proprie valutazioni. Sarebbe anche difficile che così fosse: non mi pare, infatti, che “consumer services”, com’è classificato il settore di Sodexo da parte di Dow Jones, sia un settore da considerare controverso, come armi, nucleare, tabacco ecc., e quindi possibile oggetto di criteri di esclusione. Altrimenti la giustificazione sarebbe immediata: bella forza, quel rating o quell’indice escludono quel settore, mentre quell’altro rating non lo esclude, per cui è ovvio che ci siano delle differenze.

Non è la prima volta che si verificano situazioni come questa, che tuttavia non sono frequenti, va detto. E non so se c’è risposta possibile a questa mia domanda, nel senso che i modelli di rating etico o Esg o sostenibile o Sri hanno differenze fra loro che è bene vi siano, pur muovendosi tutti entro un importante alveo comune.

Certo che, per chi vuole prendersi giuoco della “scientificità” della finanza etica, della sua obiettività o coerenza, queste situazioni offrono ampiamente il destro.

Butto lì allora una proposta, chissà se qualcuno la coglierà. Non che sia una proposta particolarmente originale, perché in sostanza è quello che mi pare abbia fatto Etica sgr quando ha escluso France Telecom dai suoi investimenti, e in un certo senso anche quello che ogni tanto fa il Fondo pensione governativo norvegese, che di recente ha comunque deciso di provare di più a fare engagement per ottenere dei risultati apprezzabili in senso socially responsible da parte delle corporation in cui investe.

La proposta: non sarebbe il caso di porre dei limiti inferiori invalicabili, nel senso che quando una società si rende protagonista di azioni, iniziative, scelte particolarmente nefaste dal punto di vista sociale, ambientale o di governance, che quindi fanno cadere precipitevolissimevolmente il suo punteggio di rating anche in una sola dimensione, viene ad esempio “espulsa” dai panieri etici, magari anche solo a tempo, e per rientrarvi deve dimostrare la volontà di aver posto rimedio alla situazione che ne ha determinato l’esclusione? Limiti inferiori sui quali ci dovrebbe essere un accordo fra chi valuta le società dal punto di vista Esg (che non sono migliaia, dato che le agenzie di rating etico di riferimento a livello europeo si contano sulle dita di una mano o al più di due e a livello mondiale saranno al massimo una ventina, a mia conoscenza).

Una sorta di black list di comportamenti o situazioni non accettabili, cose così, che vanno al di là dei normali meccanismi con cui i punteggi vengono calcolati ma determinano una rottura: come un’entrata a gamba tesa, che non si può non penalizzare. Per esempio: se non permetti la contrattazione sindacale nella tua azienda, non mi interessa se hai la migliore politica ambientale di questo mondo, perché il tuo non è un comportamento da società responsabile e quindi sei passibile di esclusione, almeno fino a che non vi poni rimedio.

Secondo me in questo modo si salverebbe la diversità dei modelli di rating etico, che, ripeto, è senza dubbio una ricchezza e fa progredire il livello del dibattito. E si salverebbe anche, che mi sembra però più importante perché andrebbe a vantaggio di tutti, la coerenza generale delle valutazioni improntate a criteri Esg.


vedi anche gli articoli della sezione "Finanza Personale - Economia per tutti" di Soldionline:
- Finanza etica. Cioè?
- I fondi etici o socialmente responsabili (Sri)
- Rating etico, il cuore della finanza responsabile
- Indici etici, il "benchmark" della finanza etica



(Indice di tutti i post pubblicati su SRivoluzione: post 1-50; post 51-100)




da

Soldi e Lavoro

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

La scelta di un mutuo per l’acquisto di una casa comporta spesso un notevole esbporso economico che erode gran parte della busta paga o del fatturato mensile Continua »