Azioni:
Home » blog » Andrea Di Turi » Nucleare NO, nucleare S(R)I

Nucleare NO, nucleare S(R)I

giovedì, 16 aprile 2009

Il climate change spinge il nucleare. Ma che ne pensa la finanza socially responsible? Partiamo da qualche piccolo grande fatto.

L’Italia ha deciso di tornare a investire nel nucleare. Con buona pace del referendum del 1987 in cui i cittadini avevano detto che no, centrali nucleari sul proprio territorio non ne volevano (anche se quelle francesi sono sempre state molto vicine). Fra i motivi pare che uno dei principali sia appunto quello che il nucleare permette di combattere il climate change perché è a emissioni zero di CO2.

Per lo stesso motivo, i responsabili degli indici etici Ftse4Good della Borsa di Londra, introdotti nel 2001 e che da allora hanno sempre escluso dai panieri le società coinvolte nel business del nucleare, hanno annunciato che i criteri di selezione relativi al nucleare potrebbero cambiare. Perché, ancora, sta crescendo il consenso intorno all’utilizzo di energia nucleare come risposta al problema del cambiamento climatico.

Qualche settimana fa, il Comitato etico di uno dei più importanti fondi etici italiani ha iniziato a discutere se una strategia di investimento socially responsible possa abbracciare o meno il nucleare, proprio perché, ancora una volta, intorno al nucleare sta crescendo il consenso.

A parte il fatto che, per chi ha a cuore l’ambiente, e dovremmo essere tutti noi abitanti di questo piccolo pianeta, se è vero che il climate change è un grande problema, non è certo da meno il problema delle scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari, che nessuno, finora, ha saputo risolvere in pieno. Ma quello che qui preme discutere non è se il nucleare va bene o non va bene, se è meglio o peggio, una tecnologia più rischiosa o meno rischiosa, più efficiente o meno efficiente di altre per produrre energia e via discorrendo, perché fior di scienziati hanno fornito e non da oggi risposte autorevoli e basta cercarle sul web per trovarle, comprese le differenze tra nucleare di terza e quarta generazione, o magari di quinta se verrà, chissà.

Il punto che qui interessa è come al nucleare guarda la finanza etica, che è nata per porre delle domande su dove sia bene o buono od opportuno o socialmente responsabile o sostenibile investire dei soldi, e dove lo sia meno o non lo sia per nulla. La domanda è: il nucleare rientra nell’idea di futuro, di progresso, oppure no? Il mondo che vogliamo sia più equo, più responsabile, più giusto, più rispettoso dell’ambiente, più vivibile, è un mondo col nucleare?

Fino ad ora la posizione sul nucleare da parte dei fondi Sri è stata precisa: il nucleare è sempre stato considerato uno dei settori più controversi, insieme ad esempio al commercio degli armamenti, al tabacco e all’alcool, al gioco d’azzardo. Perché si tratta di una tecnologia che può potenzialmente causare danni immani, come Chernobyl e non solo hanno purtroppo insegnato, e perché il problema delle scorie è irrisolto. Buona parte delle agenzie di rating etico hanno quindi finora escluso il nucleare dagli unversi investibili dei fondi etici.

Sarà la questione del climate change a far cambiare opinione sul nucleare? O si tratta di un pretesto per chi non ha mai smesso di credere che il mondo del futuro sia un mondo che deve girare a energia nucleare?

Commenti dal 1 al 3
(3)

Lucilla mercoledì, 22 aprile 2009

Enucleiamo il nucleare!!

Basta parlare di nucleare!! Mi preoccupa il fatto che adesso potrebbe avere pure la riabilitazione etica... Siamo alla vigilia di importanti sviluppi in termini di risparmi energetici e fonti alternative sempre più efficienti. Il Presidente Obama, che almeno finora si sta comportando in modo esemplare, ha investito pesantemente sulla ricerca per la produzione di energia a costi ambientali minimi e questo avrà ulteriori benefiche ricadute nel breve-medio periodo. Il nostro maggiore alleato per non distruggere definitivamente il nostro pianeta è paradossalmente il petrolio. Sopra i 100 dollari era una benedizione per chi credeva ad una nuova era energetica. Oggi il maggior rischio è che si abbassi troppo la sua quotazione e spiazzi quindi molti progetti di ricerca. Speriamo nella ripresa mondiale che torni a farlo schizzare in alto. E lasciamo in pace questi benedetti atomi!

n° 3
Andrea Di Turi mercoledì, 22 aprile 2009

R: Enucleiamo il nucleare!!

Lucilla il tuo pensiero e' abbastanza "contrarian", se mi permetti il termine, direi insomma insolito o laterale, ma credo - per quanto ne so in materia ambientale, mica tanto - che abbia la sua fondatezza. In effetti bisognerebbe saper calcolare esattamente tutte le ricadute ambientali, di b. e l. termine, delle tecnologie che sono in lizza per il futuro del pianeta, per darci energia, per poter prendere decisioni adeguate ed efficaci. Mi auguro che chi decide sappia almeno valutare come si deve e lo possa fare senza troppe pressioni, che comunque immagino ci sono e continueranno ad esserci. Compresi quelli che fanno finanza Sri e danno una guida alla community finanziaria che guarda con sempre piu' interesse allo Sri. Continua a scriverci, grazie ciao.

Salvatore martedì, 21 aprile 2009

nulcleare

Il nostro Premio Nobel Rubbia esclude espressamente la terza generazione del nucleare (quella che si vorrebbe fare in Italia) ma non esclude la quarta generazione, in via di approntamento, che è meno pericolosa (perchè non adatta alla fabbricazione di armi) e intrinsecamente sicura.
Andate alla voce Rubbia e dimenticate il nucleare di terza generazione (quello dell'Iran, per intenderci)

n° 2
Andrea Di Turi mercoledì, 22 aprile 2009

R: nulcleare

Ammetto, Salvatore, che non ho alcuna competenza tecnica sul nucleare per mettermi a confutare affermazioni di un premio Nobel. Ho sentito parlare della 4a generazione come di quella piu' sicura, ma non so bene in cosa si caratterizzi. Se ne sai tu, faresti una cortesia a chi frequenta questo blog se volessi darci qualche info, o magari anche solo qualche link di tua conoscenza. Saluti ciao.

Claudio giovedì, 16 aprile 2009

...sembra un pretesto

Mah, così, a prima vista, mi sembra che sia un pretesto. Forse guidato dalla speranza che il settore dell’energia nucleare possa generare profitti e quotazioni alte delle azioni. E poi non riesco a capire cosa c’entri il “consenso” con la valutazione etica di un investimento. Mi sembra che i due concetti non siano identici.

n° 1
Andrea Di Turi martedì, 21 aprile 2009

R: ...sembra un pretesto

Ciao Claudio, grazie per il commento, cosi' so che almeno una persona
ha letto! Quanto alla tua obiezione sulla relazione tra consenso e
valutazione etica: certamente e' come dici, non sono la stessa cosa. Ma
credo che, nel suo piccolo, se la finanza responsabile - che comunque muove un bel gruzzolo di soldi e inizia ad essere abbastanza conosciuta - comincia a
guardare piu' di buon occhio gli investimenti nel settore nucleare,
contrariamente a quanto ha fatto finora, allora anche questa possa essere una
leva su cui
costruire il consenso per chi prende le decisioni ai massimi livelli. Ripeto, una leva sicuramente di piccola potenza, ma pur sempre una leva.

Claudio mercoledì, 22 aprile 2009

R: R: ...sembra un pretesto

Come azionariato attivo, intendi?

Andrea Di Turi mercoledì, 22 aprile 2009

R: R: R: ...sembra un pretesto

Non tanto sull'azionariato attivo, che a me comunque ispira assai come modalita' di portare avanti istanze Sri (specie se collegata a pratiche di engagament col management aziendale, di cui mi riprometto di parlare prima o poi nel blog), direi piu' che altro proprio sui criteri negativi (o di esclusione) di definizione degli universi investibili. Penso che sia li' che si giochi la partita su nucleare no o nucleare S(r)i. Ciao.

da

Soldi e Lavoro

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

Mutuo online per la prima casa: 4 passi per valutarli

La scelta di un mutuo per l’acquisto di una casa comporta spesso un notevole esbporso economico che erode gran parte della busta paga o del fatturato mensile Continua »