Manifesto per la riforma dei mercati
mercoledì, 3 giugno 2009
Quando bisogna cambiare, servono delle idee. La crisi dice che bisogna cambiare. Ma quali sono le idee?
Prova a metterle sul tappeto, nero su bianco, l’Appello per un’economia civile e solidale presentato a Terra Futura, la mostra-convegno delle buone pratiche di sostenibilità che si è appena svolta a Firenze. Un vero e proprio manifesto di riforma, che ha ad oggetto innanzitutto i mercati finanziari internazionali che hanno creato e poi diffuso il virus letale della crisi. A presentarlo sono state Fiba-Cisl, il sindacato del credito e assicurazioni di Cisl, insieme a una decina di associazioni della società civile, come la Campagna per la riforma della Banca mondiale, Libera e Mani Tese, oltre a Banca Etica.
Le proposte (si possono vedere qui, qui e qui) si muovono lungo quattro sentieri di riforma: mercati finanziari, fiscalità, legalità e sostenibilità. Si parla di come riformare il capitalismo predatorio, di incidere su una distribuzione del reddito troppo diseguale, di gettare le fondamenta per un nuovo modello di sviluppo, più giusto, equo e sostenibile.
Nel mirino c’è soprattutto la governance dei mercati, per la quale si richiede la costituzione di un’authority di regolazione e sorveglianza che sia davvero efficace. Ma anche i paradisi fiscali, ovviamente, sono sul banco degli imputati: senza mezzi termini il manifesto dice che occorre abolirli. E poi: più trasparenza, più legalità, più attenzione – molta più attenzione! – ai mercati dei prodotti derivati, revisione dei parametri di Basilea 2. E pure la richiesta di sostenere e promuovere il finanziamento di quelle attività che sono più sostenibili, più attente alle conseguenze sociali e ambientali oltre che a quelle economiche. In altre parole la finanza etica e i fondi Sri.
Utopie? Forse, visto che a crisi pesantemente in corso sono già in molti quelli che dicono che il sistema va solo ritoccato e non riformato. Insomma, pare difficile che nonostante il cataclisma economico-finanziario che sta travolgendo un po’ tutti i Paesi del mondo, si arrivi veramente a riforme concrete di quel sistema che ha generato il cataclisma stesso. Ma dalle utopie a volte nascono realtà migliori. E poi, se ci tolgono le utopie, i sogni, che cosa resta del genere umano?
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basta rallentare tutto
si puo cambiare basterebbe rallentare nuovamente tutto,ed invece tutti corrono come idioti inseguendo il niente,fondamentalmente è un concetto filosofico che puo fare da supporto alle nuove economie,basta con tutti questi messaggi che non recepite nemmeno piu,basta con tutta sta pbblicita
con questo mito dell'arricchimento,basta iniziare a processare un paio di banchieri,incominciando da trichet ,ciampi e metterli in guardiola vedreste
come canbierebbero le cose,far fallire un paio di banchre italiane come sarebbe legittimo che avenisse,dimezzare i fannulloni all'interno dellr varie forze definite pubbliche che stanno a sorreggere muri e pali da un giorno all'altro e sopratutto far pagare il debito pubblico chi tale debito
lo ha contratto!!!!!!vigili magistrati etc etc etc le cose canbierebbero in meglio e non veniamo fuori con paranoie del tipo ma la barbarie,perche' questa cosa è.saluto cordialente VS fedele
R: R: basta rallentare tutto
ci quadagnerebbero tutti in salute mentale inanzitutto e subito dopo quella
fisica,poiche molti vivrebbero un po piu tranquilli,ma su con un po d'intelligenza anche lei intuisce che le cose che asserisco sono reali,basti
pensare a tutti i messaggi pubblicitari che riceve da mattina a sera,a tutti
i giornali finanziari che spulcia ai telegiornali gossip etc etc ed alla fine cose le resta oltre il mal di testa che gli hanno arrecato??????
R: R: R: basta rallentare tutto
Lei ha perfettamente ragione. Il problema è che a chi comanda - non i governi e i partiti, ovviamente, ma chi fa girare i soldi veri - di tutto questo non importa un fico secco. E quindi, con ogmi probabilità, non cambierà nulla, come non sta cambaindo nulla anche con questa crisi. Le banche comandavano, le banche comandano...
R: R: R: R: basta rallentare tutto
Ringrazio Omino Blu e Fedele per questo interessante scambio di opinioni, che mi fa piacere se ho contribuito ad avviare. Dico la mia: vedo con grande favore il rallentamento. C'e' ormai una letteratura abbastanza ampia sul movimento per la descrescita, ad esempio gli scritti di Serge Latouche, ma anche alla sobrieta', ai "bilanci di giustizia", insomma a fare meno di tante cose che ci vengono presentate come indispensabili ma non lo sono. Il punto a mio avviso e' se il sistema economico-produttivo, che ormai e' completamente fondato sul consumo e su cicli di vita di prodotti sempre piu' brevi, su una "corsa" a cambiare sempre, sempre piu' spesso, a scegliere il nuovo per il semplice fatto che e' nuovo, dicevo se il sistema e' capace di sopportare il rallentamento. Non credo. Credo occorra un nuovo sistema, che implica un nuovo atteggiamento mentale, una nuova cultura di massa, che dia valore alla conservazione e non al ricambio, al riuso e al riutilizzo e non all'usa e getta, al risparmio e non all'indebitamento per mantenere i livelli di consumo alti e se possibile accrescerli pure. In vista di questo obiettivo, di questo cambiamento radicale, che forzatamente non potra' che avere tempi lunghi, credo che la crisi sia paradossalmente, pur nella sua gravita', un'occasione eccezionale, probabilmente irripetibile. Ad essere realisti non si puo' che essere scettici, come mi pare entrambi i commentatori che hanno postato i precedenti messaggi siano. Ma ogni tanto occorre anche non essere realisti e credere che i sogni di avverino. Anzi, in questo momento credo sia necessario essere dei sognatori, perche' la realta' e' davvero molto oscura e promette grandi difficolta' per tempi non brevi.
Ingenuo :-)
I mercati finanziari si stanno mangiando tutto, anche lo Stato. Per questo la politica conta sempre meno. Così SuperSilvio, selvaggio di talento, che lo capisce bene, ne sta approfittando per distruggerla. Il ritardo alla celebrazione del 2 giugno è solo l’ultimo piccolo segno di disprezzo per lo Stato. Dopo di lui, sarà il nulla politico, il nulla della cittadinanza.
Ma vabbè, a parte le evidenze nostrane del processo di disgregazione dello Stato, anche gli interventi di salvataggio del sistema finanziario messi in atto da Obama and friends non sono altro che un segno di servitù. Mi sembra ingenuo, più che utopistico, pensare di riformare chi detiene il vero potere.
Ciao ciao
R: Ingenuo :-)
Caro Stefano, credo tu abbia probabilmente e purtroppo ragione: a credere nelle utopie si puo' facilmente peccare di ingenuita'. Ma a volte gli uomini per cambiare devono essere sull'orlo del baratro. E noi lo siamo, mi pare. Quindi o si cambia adesso o, come tu dici, probabilmente non si cambiera' piu'.
R: R: Ingenuo :-)
Mah, di solito sono le guerre a sortire gli effetti che dici tu… La questione è se una guerra può entrare tra i loro interessi, far crescere i profitti a breve e quelli tendenziali, eliminare qualche pericoloso concorrente, qualche fastidioso oppositore, qualche intralcio significativo. E questo non è nemmeno un capitalismo malato, ma solo la sua evoluzione naturale.





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