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La responsabilità negli stipendi

lunedì, 22 febbraio 2010

Si è sempre alla ricerca, per chi si occupa di finanza etica e responsabilità sociale d’impresa, del modello di rating perfetto, infallibile, che dica chi è responsabile e chi non lo è. Ovviamente questo modello non può esistere, si tratta di trovare quello più affidabile, oggettivo, il più prossimo all’ottimo.

A volte, però, bastano dei segnali per farsi un’idea di quanto nel Dna di un’azienda ci sia o meno l’attenzione alla responsabilità sociale. Anche se sta alla sensibilità e al sistema valoriale di chi legge quei segnali decidere quanto possono pesare, essere indicativi, al di là della specifica questione a cui si riferiscono.

Allora, i fatti delle ultime settimane dicono le seguenti cose.

Barclays Bank ha chiuso il 2009 più che raddoppiando gli utili, ma il presidente e il Ceo della società hanno deciso di rinunciare ai bonus per il secondo anno consecutivo. Dichiarando di farlo per rispetto degli azionisti e dei clienti (aggiungo io, anche per non farli arrabbiare troppo visti i tempi che corrono) e perché le banche sono nel mirino dell’opinione pubblica. Sulla motivazione si può discutere di quanto sia sincera e meritoria, ma il fatto resta.

In Italia, Edison ha visto gli utili del 2009 diminuire in modo consistente rispetto al 2008. Il CdA ha deciso di proporre un taglio del 10% del compenso del presidente e dei componenti del CdA, arrivando fino ad un taglio del 25% del compenso variabile dell’A.d.. Motivo dichiarato: dare un segnale di moderazione, in previsione di un 2010 comunque difficile.

Fiat, di cui nelle ultime settimane si parla soprattutto per la decisione di chiudere prossimamente gli stabilimenti di Termini Imerese (e che oggi dà il via a due settimane di cassa integrazione per 30mila dipendenti), ha visto crescere rispetto al 2008 i compensi di presidente e A.d., per la loro parte variabile. Motivo: sono stati centrati determinati obiettivi, anche se il bilancio è in rosso. Qui nessuno dall’azienda pare abbia parlato di dare segni tangibili di moderazione o, per dirlo con una parola ancora più impegnativa, di sobrietà, in questa fase di crisi e con quello che sta accadendo e soprattutto accadrà in Sicilia.

...E da fuori dell’azienda? Segnalo, fra le molte reazioni che la notizia ha suscitato, quelle che si possono leggere qui, qui e qui. Ma basta girare un po’ in Rete per trovarne molte altre.

Riassumendo. In un’azienda che ha raddoppiato gli utili, i vertici hanno rinunciato ai bonus. In un’altra, che ha visto diminuire gli utili, sono stati tagliati i compensi del CdA. In una terza, che ha chiuso in rosso, cioè in perdita, i compensi complessivi di presidente e A.d. sono cresciuti.

Una domanda nel merito: qualche investitore socialmente responsabile avrà qualcosa da dire su questo punto, chiamiamolo in generale say on pay, che è da anni un terreno su cui si battono soprattutto gli azionisti attivi, magari alla prossima assemblea degli azionisti, o no?

Una domanda di opportunità: per affrontare trattative delicate come quelle legate a Termini Imerese, visto che si tratta di compensi che restano comunque a sei zeri, non sarebbe stato importante, opportuno, quasi conveniente per loro, mi vien da dire, che i vertici di Fiat dichiarassero che per quest’anno, nonostante i bonus e i premi che scattavano da contratto, in ragione della situazione del tutto particolare in cui ci troviamo, rinunciavano agli aumenti? E magari, addirittura, si decurtavano i compensi? Non sarebbe stato importante per acquisire più credibilità, più rispetto, più fiducia, anche, agli occhi di chi è dovuto andare sui tetti degli stabilimenti per difendere con le unghie e con i denti stipendi che sono almeno di 100 volte inferiori? Non è utopia, si può fare, infatti c’è chi lo fa.

Saluti, al prossimo post.


Ps: Ho letto che RSInews proprio oggi dà notizia di un'indagine di Eurosif sul say on pay, invito a leggerla.



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