La finanza etica? Destinata a sparire
lunedì, 22 marzo 2010
Che cosa vuol dire occuparsi professionalmente di investimenti sostenibili, di quella che qui sul blog di solito chiamo finanza etica ma che sarebbe più corretto (basta intendersi, comunque) chiamare finanza Sri o Esg? Che tipo di lavoro di ricerca sta alla base di questa attività? Lungo quali direttrici si è sviluppato in questi anni? Che cosa, oggi, è condiviso, in materia di investimenti sostenibili e che cosa, invece, è ancora in evoluzione?
Per tentare di spiegarlo è appena uscito un libro che voglio segnalare in questo post, l’ho solo leggiucchiato qua e là ma è da qualche giorno che mi guarda ammiccando dal comodino e prima o poi, magari in una notte, ci incontreremo e andremo fino in fondo.
Il libro (a fianco la copertina) racconta la storia di due società che operano nel campo degli investimenti sostenibili. E in pratica mette in evidenza come il futuro della finanza etica sia sostanzialmente quello di sparire…ebbene sì, sparire. Perché se davvero ci sarà quell’integrazione tra analisi finanziaria tradizionale e analisi Esg o non finanziaria o extra-finanziaria, su cui il libro ruota, non ci sarà più modo di distinguere l’una dall’altra. Ci sarà solamente una finanza che avrà metabolizzato principi e criteri dell’investimento socialmente responsabile ed opererà, si spera, di conseguenza…e forse avrà gli anticorpi necessari per evitare che crisi come quella che ci ha travolto possano ripetersi.
Verrà mai quel giorno? Io credo di sì. Anche se ci vorrà ancora del tempo, immagino.
La migliore presentazione di questo volume, di 150 pagine scarse, credo sia citare la quarta di copertina del libro, che riprende l’inizio della prefazione del professor Maurizio Dallocchio. Poche righe (le riporto più sotto in corsivo) in cui si dicono cose che a me fanno ricordare quelle che una decina d’anni fa erano dette dai movimenti altromondialisti o new global, di chi chiedeva un’altra globalizzazione e un altro mondo possibile, più solidale, equo, giusto, in una parola etico. E soprattutto metteva in guardia dai rischi di una “finanziarizzazione dell’economia” troppo spinta, di un mondo finanziario troppo auto-referenziale e refrattario sia alle regole, sia a qualsiasi riflessione che non fosse legata alla massimizzazone del profitto pura e semplice…ahinoi, tutte profezie di sventura puntualmente avveratesi con la crisi.
Mi fanno però anche ricordare alcuni passi dell’Enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI. Tutto si tiene, insomma.
Oggi, a sentirle, anzi a vederle scritte su un testo che parla di finanza, beh, mi vien da dire che davvero i tempi cambiano e si va avanti e che forse per questo piccolo pianeta, e per questa specie di mammiferi bipedi che siamo noi, ci sono ancora delle speranze.
Consiglierei la lettura soprattutto a chi, e sono tanti, lo so, credo la larga maggioranza, ritiene che la finanza e l’etica non c’azzecchino l'una con l’altra. Secondo me a fine libro potrà ricredersi. Sempre che voglia farlo.
Saluti, al prossimo post.
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“Sgombriamo il campo da un equivoco: finanza ed etica possono e devono convivere. Le famiglie come le imprese, le nazioni come gli enti no profit non possono vivere senza finanza. E la finanza è destinata a naufragare, trascinando con sé l’equilibrio del nostro Sistema, se non saprà scoprire l’etica”.
tratto da: Lucilla Tealdi (a cura di), “Investimenti sostenibili. Integrare analisi tradizionale e indicatori non finanziari: i casi di ECPI e GS SUSTAIN”, Egea, 2010
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La finanza etica?
Violenti scontri con la polizia, migliaia di manifestanti per le vie di Atene. Cosi' la Grecia ha risposto alle misure di austerita' annunciate dal premier Papandreou per riuscire a rimettere su binari l'economia del Paese. ccna wireless Gruppi anarchici hanno incendiato e messo a ferro e fuoco Atene e Salonicco. Circa 15 le persone ferite tra cui due poliziotti.
Homo homini lupus...
La finanza coisddetta "etica" o "sostenibile" è una proposta interessante, ma pecca di un assunto di fondo: e cioè fa leva sull'ottimismo di matrice cristiano-giudaica e su una visione del mondo che è sinceramente poco collegata con la realtà dei fatti, e che presuppone comunione di intenti.
Beninteso: non è che la proposta sia di per sè sbagliata, ma parte da un assunto che, per la mia formazione, ritengo irrealizzabile sul breve e difficile sul lungo termine.
Nel '700 il filosofo Hobbes scrisse una frase che in sole tre parole condensava la vera natura ed essenza del genere umano: "Homo homini lupus" (l'uomo è lupo all'uomo).
La Storia dei due secoli che sono seguiti, e quella che tutt'oggi viviamo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio tale assioma hobbesiano, e che l'etica e l'eticità sono un bel obiettivo, ma difficilmente raggiungibile. Non c'è istituzione che non persegua fini che spesso cozzano con l'etica, e la stessa finanza per sua natura (o per come si è sviluppata) ha ben poco di etico.
L'etica è peraltro un concetto soggettivo: scomodando la religione (per semplificare, ma vale anche per estensione anche per chi è agnostico) ciò che è etico per un cristiano, non lo è per un musulmano, ma già tra cristiani l'etica di un calvinista è diverso da un ortodosso, tanto per semplificare.
Idem per il concetto di sostenibilità: ciò che è sostenibile dal punto di vista di un pigmeo dell'Africa non è altrettanto sostenibile per un indio dell'Amazzonia e ancor meno per un europeo. E a sua volta, chi può definire bene cosa si intende per sostenibilità?
Si potranno scrivere fiumi di parole e di libri su etica e sostenibilità, ma è evidente che il presupposto è che tutti ragionino allo stesso modo e che l'uomo stesso sia un individuo etico: sfortunatamente, Hobbes ha dimostrato il contrario, e anche senza Hobbes, basta guardare alla storia del mondo e alle crisi tuttora correnti (finanziarie, politiche, economiche, etc...) per poter senz'altro dire che l'etica è un bel obiettivo, ma ben lontano a venire, in qualsivoglia campo. Mi azzardo a dire, una bella utopia. E senza scomodare Tommaso Moro.
R: Homo homini lupus...
Caro Damiano, grazie intanto per aver argomentato in modo cosi' articolato il tuo pensiero sul tema etica e finanza. Partendo da Hobbes, le tue considerazioni sono logicamente coerenti. Il fatto e', pero', che Hobbes non ha "dimostrato" ma ha teorizzato, che e' diverso. Ci sono molti che pensano che la teorizzazione di Hobbes non sia corretta e non esprima la vera natura dell'uomo. Ne ho sentiti parlare diversi, e molto autorevoli, ti assicuro, a numerosi convegni sull'argomento etica e finanza. Io sono fra coloro che ritengono che Hobbes non c'abbia preso, per dirla con parole povere. Per cui a mio avviso l'etica e la finanza possono anzi debbono andare insieme, altrimenti si incamminano su una strada che prima o poi e' senza uscita. Continua a seguire il blog e quando vuoi a commentare, il tuo parere e' prezioso. Saluti, alla prossima.







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