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SRivoluzione di Andrea Di Turi

Dopo la laurea in economia scopre il mondo della finanza etica, dello Sri (socially responsible investment), e inizia con curiosità ad approfondire l'argomento come giornalista, trovandovi molte assonanze con la sua speranza che i figli dei figli dei nostri figli – ma anche prima, si spera - vivranno un mondo migliore. Non ha ancora smesso di approfondire e non ha intenzione di farlo. Collabora infatti con testate nazionali su questi temi e affini (responsabilità sociale d'impresa, non profit), ma anche su argomenti legati alle nuove tecnologie, al business su internet e al web 2.0. Per mettere alla prova l'esperienza accumulata si e' messo anche a fare un po' il consulente socialmente responsabile. Nel frattempo e' diventato insegnante di Metodo Feldenkrais per cercare se stesso. E anche qui la ricerca continua... Ah, era nella redazione che lanciò Soldionline nel lontano '98, ora torna su questi schermi come blogger: un segno del destino? Ai post-eri la sentenza.

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mercoledì, 21 ottobre 2009

Italiani e finanza etica

Gli italiani vogliono più etica in finanza. O più finanza etica, se vogliamo girarla in omaggio a questo blog. La ricerca di Ilvo Diamanti presentata ieri a Roma lo dice chiaramente.

Si badi bene che non si tratta di una generica richiesta di bontà, bensì di una consapevole esigenza di comportamenti più etici da parte soprattutto delle banche. E soprattutto dopo la crisi.

L’analisi dell’istituto di ricerca Demos & Pi (che avevamo segnalato l'altro ieri qui sul blog, purtroppo non sono riuscito ad essere presente) è stata commissionata da Banca Etica, l'istituto di credito che si distingue da anni per i criteri appunto di eticità a cui impronta il suo operato e che di recente si è ulteriormente distinto per aver detto no ai capitali rimpatriati attraverso lo scudo fiscale di Tremonti.

Ma veniamo ai numeri.

  • L’80% degli italiani il 92% degli italiani desidera banche trasparenti e attente agli aspetti sociali e ambientali del loro operato.
  • Il 92% degli italiani ritiene fondamentale o almeno importante che la propria banca sia trasparente nell´indicare i settori in cui investe.
  • L´81,2 % considera essenziale o almeno importante che la propria banca investa una parte degli utili in progetti sociali o ambientali.
  • Il 73,9% reputa fondamentale o almeno importante che la propria banca non investa nel settore delle armi.

Per quanto riguarda l’atteggiamento degli italiani nei confronti della banche, secondo la ricerca lo si può definire ambivalente.

  • Il 68% degli italiani le ritiene importanti per lo sviluppo del Paese, ma ben il 65% afferma che "quelle oneste sono davvero poche".
  • Il 75,2% afferma che fino a oggi lo spazio per l´etica nel mondo dell´economia e della finanza è
  • stato poco o nessuno.
  • Il 26,5% si dice convinto che il superamento della grave crisi economica e finanziaria in corso poterà a una finanza "più giusta e rispettosa dei bisogni dei risparmiatori e degli
  • investitori".

Mi viene da aggiungere che questo tipo di finanza è proprio quella di cui si parla su questo blog, la finanza socialmente responsabile, etica, che investe guardando alla bottom line ma anche all’impatto sociale e ambientale. Un quarto abbondante degli italiani, mi vien da dire ancora, potrebbe trovare interessante questo blog e i siti e le testate su carta che parlano da anni di finanza responsabile? Beh, mi piace pensarlo e sperarlo.

Il professor Ilvo Diamanti ha sottolineato come dall’indagine emerga che l´etica ha smesso da tempo di essere considerata in modo esclusivo alla stregua di una virtù "altruista". L´etica serve. L’etica deve essere coltivata e anzitutto riconosciuta, dichiarata, senza reticenze. Perché è "utile" e necessaria, alla vita sociale e delle persone. E agli interessi delle banche.

Con buona pace del luogo comune che vuole che l’etica sia un di più, un affare per benpensanti, ingenui, stupidotti, che non sanno come va il mondo. Sembra incredibile ma tanta, tanta gente ancora la pensa così. Nonostante nella crisi sia stata di evidenza solare la mancanza di etica nei comportamenti, nei controlli, nell’applicazione delle regole del mercato che, anche quando ci sono, hanno bisogno di qualcuno che eticamente le applichi e le rispetti, altrimenti non servono proprio a niente.

Approfondiremo altri aspetti di questa vasta ricerca in prossimi post, perché lo merita.


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