Ipse dixit: il partito degli stakeholders
giovedì, 29 luglio 2010
Qualche mese fa mi ero riproposto di pubblicare qualche post semplicemente segnalando articoli, altri post, interviste ecc. che possono essere interessanti in senso socially responsible, cioè per chi si occupa di finanza etica e dintorni. Ahimè non ce l’ho fatta, tempo sempre tiranno.
Riesco a farlo oggi. Per segnalare una bellissima intervista al filosofo francese Michel Féher, presidente dell'associazione "Cette France là", pubblicata su Il Manifesto di ieri 28 luglio (tutta l’intervista si può leggere a questo link).
Perché la segnalo? Perché parla di un altro modo possibile di fare sinistra, come si evince già dal titolo La sinistra deve entrare in Borsa, in cui ci sono moltissime affinità con quello che si dice su questo blog e non solo, quello che sento dire da anni dagli operatori di finanza etica più convinti: “contaminare” il mercato dall’interno, "infettandolo" con il virus della finanza etica, iniettando riflessioni sociali e ambientali all’interno di quelle puramente economico-finanziarie.
Riporto solo un breve passo, nella seconda parte dell’intervista, che credo renda bene l’idea.
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Se l'azienda ha una cattiva immagine, o perché i prodotti sono di cattiva qualità (Toyota), o perché crea un pericolo ambientale (Bp) o perché tratta male i dipendenti (Foxcnn), il titolo crolla. Significa che è a questo livello che il movimento sociale deve agire. Da tempo, nella teoria dell'impresa, c'è attenzione verso gli shareholders, gli azionisti e gli stakeholders, le parti in causa, individuali o collettive, che sono coinvolte dai progetti o dalle decisioni dell'impresa (…) per sbloccare il pensiero di sinistra bisognerebbe cominciare col prendere sul serio quello che era un gadget, cioè la responsabilità sociale e ambientale delle imprese, nato solo per garantire l'immagine e il valore delle azioni. Bisogna appropriarsi di questa dimensione, ridefinirsi come il partito degli stakeholders.
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Beh, l’idea del partito degli stakeholders non mi pare per nulla male, ancora non l’avevo sentita e mi sembra a dir poco geniale!
Saluti, al prossimo post.
ps: Per chi continua ad affermare, ormai contro ogni evidenza, che la finanza etica non rende e che in tempi di crisi non c’è spazio, tempo, voglia di pensare all’etica perché le priorità sono ben altre (è vero proprio il contrario e non sono io a dirlo ma appunto quello che succede intorno a noi), segnalo che Etica sgr, di cui il blog ha parlato spesso (ad esempio qui e qui), ha appena chiuso il primo semestre dell’anno con una poderosa crescita. Ma guarda un po' che strano...
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