Ipse dixit: chi parla di finanza etica (e dintorni)
mercoledì, 7 aprile 2010
Ci son sempre più cose da dire sulla finanza etica (e dintorni) e va solo bene. Qual è il problema, allora? Avere il tempo per leggerle!...e poi per segnalarle qui sul blog a chi può esservi interessato.
Perciò ho deciso di ottimizzare i tempi (sperando di guadagnarci pure in salute) e ogni tanto metterò post come questo dove solamente cito articoli, altri post, interviste ecc. che magari possono sfuggire a chi non sta all-day-long su questi argomenti per lavoro (“a me me tocca”, come si dice…). Cercando di segnalare, nei casi in cui magari non è immediatamente evidente, perché possono essere interessanti in senso socially responsible.
Oggi ne segnalo due.
Il primo è un’intervista uscita oggi su Repubblica.it (a questo link) a Guido Rossi, ex-presidente della Consob, dove si parla di capitalismo malato, necessità di nuove regole (che tardano ad arrivare) e megastipendi. Ecco, questo è il punto socially responsible: Rossi cita una sentenza della Corte Suprema statunitense che ha appena stabilito che si possono contestare giudizialmente i livelli di stipendio (per la precisione si parla di emolumenti) quando sono non correlati con prestazioni reali. Insomma, che si può mettere il becco di diritto sui megastipendi, bonus, benefit e compagnia cantante, percepiti dai manager quando sembrano eccessivi, stratosferici, insomma completamente fuori dal mondo (reale), per dirla in termini magari più comprensibili. Un punto su cui si dibatte dall'inizio della crisi. E su cui la finanza etica, specie l’azionariato attivo, si è mosso da anni e di cui il blog ha dato notizia a più riprese (ad esempio qui e qui).
Secondo. Sull'ultimo numero del settimanale Vita (con cui ho l'onore e il piacere di collaborare), il numero 13 del 9 aprile, niente meno che il famoso regista Oliver Stone, intervistato sul set del film che sarà il seguito del fortunato Wall Street con Michael Douglas (ricordate la scena dell’apologia dell’avidità, del “greed is good”, all’assemblea degli azionisti? Memorabile!!), afferma che a suo avviso (il padre era un broker, ammetto che non lo sospettavo) una delle vie d’uscita possibili dalla crisi sia proprio quella di investire in modo etico, socialmente responsabile, sostenibile. E ricorda anche un tentativo fatto a livello personale in tal senso.
Ipse dixit.
Saluti, al prossimo post.
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Aggiungo...
..Un'altra segnalazione arrivatami appena ho chiuso il post, dunque la metto qui come commento. Sempre oggi 7 aprile sul quotidiano Il Fatto, a pag. 11, c'e' una bella intervista a Fabio Salviato, presidente uscente di Banca Etica, in occasione dell'uscita del suo libro "Ho sognato una banca" (Feltrinelli), di cui il blog - modestamente - aveva parlato in un post di qualche giorno fa (ecco il link: http://www.soldionline.it/blog/dituri/dai-libri-a-youtube-per-conoscere-l a-finanza-etica). Ringrazio moltissimo chi mi ha fatto in modo squisito la gentile e preziosa segnalazione. Ciao







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