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Indici sostenibili crescono

mercoledì, 23 dicembre 2009

Copenhagen è stato un mezzo fiasco, qualcuno poi dovrà spiegarlo ai figli dei figli dei figli. Ma in quei giorni sono state presentate molte iniziative che nonostante tutto fanno ben sperare per il futuro.

In particolare la Feem, uno dei centri di ricerca eccellenti in Italia in campo ambientale, ha presentato un nuovo indice di sostenibilità, il Feem Sustainability Index (Feem SI), a cui ha dedicato un intero sito www.feemsi.org dove ci si può sbizzarrire a provare i vari tool che permettono di incrociare dati, periodi, Paesi. Feem SI è un indice che tiene conto di variabili sociali, ambientali ed economiche e misura il grado di sostenibilità dei vari Stati. Per la cronaca, l’Italia si è piazzata al 15° posto su 40 Paesi analizzati, al 1° posto c’è la Svezia.

Feem SI è dunque un nuovo passo in avanti in quel processo che è in corso da anni e che mira, se non a sostituire, almeno ad affiancare il tradizionale PIL con indicatori di sostenibilità. Perché il PIL non è attrezzato per tenere conto di tutte quelle dimensioni che oggi si considerano quando si pensa al benessere, allo sviluppo a 360 gradi, al progresso vero e non solo alla crescita della ricchezza o dei beni e servizi venduti sul mercato.

Intanto in Asia è stato lanciato da qualche settimana un nuovo indice etico, Asian Sustainability Rating. A lanciarlo è stata una società di ricerca e consulenza asiatica, CSR-Asia, sul cui sito si può trovare fra l’altro una interessante newsletter weekly sui temi della responsabilità sociale e dell’investimento SRI. Anche in questo caso, all’indice è stato dedicato un intero sito www.asiansr.com, sul quale si può vedere ad esempio la classifica di sostenibilità delle 200 società quotate analizzate. Il punteggio più alto è stato assegnato al gruppo bancario australiano ANZ.

Mi pare, questo nuovo indice, uno strumento molto interessante, che non può che favorire la crescita del movimento per un investimento finanziario responsabile ai quattro angoli del pianeta. Anche perché tiene conto di piazze finanziarie – Filippine, Malesia, Thailandia, le stesse Cina e India - che non sempre vengono molto considerate quando si parla di investimenti responsabili e finanza etica, credo a torto perché quelle vaste e popolatissime aree del pianeta tutte le previsioni dicono che saranno protagoniste nei decenni a venire dello sviluppo mondiale, come del resto stanno già facendo. E fa uscire anche un po’, questo nuovo indice etico, dalla cerchia degli indici etici di cui si parla sempre, lo ammetto, anch’io su questo blog. Insomma, apre orizzonti nuovi.

Va comunque detto che sulla base del “solito” Dow Jones Sustainability Index (Djsi per gli amici) sono gestiti attualmente circa 8,5 miliardi di dollari di asset, non proprio una bazzecola. A comunicarlo è la newsletter mensile che aggiorna sulle vicende degli indici di sostenibilità più famosi al mondo

….E guarda caso, quando si dice le coincidenze, il company report cioè l’analisi di sostenibilità di cui si parla nell’ultima newsletter degli indici Djsi, indovinate su chi è? Proprio ANZ.

Tutto si tiene. Tutto si tiene.


ps: Se riesco a pubblicare ancora un post prima di Natale farò di nuovo gli auguri a chi viene a frequentare il blog. In ogni caso, se non dovessi riuscire, auguri e buon Natale!



(Indice di tutti i post pubblicati su SRivoluzione: post 1-50; post 51-100)

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