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Indici etici internazionali, le società IN & OUT

venerdì, 25 settembre 2009

Sep-teeem-ber moooorn, dice la canzone. Settembre è infatti il mese in cui gli indici etici fanno pulizia in casa: titoli che entrano, titoli che escono con la revisione. Cerchiamo di stilare una sorta di “in & out”, con focus sull’Italia.

Nelle scorse settimana hanno effettuato la revisione dei panieri tre dei maggiori indici etici internazionali, quelli in base ai quali buona parte dei fondi e in generale dei prodotti internazionali di finanza etica, o SRI, investono. A circa 8 miliardi di dollari a livello mondiale, per esempio, ammontano le masse gestite in base alla famiglia di indici DJSI (Dow Jones Sustainability Indexes), i più famosi, che nel 2009 hanno soffiato sulla candelina dei 10 anni (vennero introdotti nel 1999).

La revisione degli indici DJSI quest’anno ha avuto questo esito: 33 società hanno fatto il loro ingresso nell’indice DJSI World, il più rappresentativo (che conta ora 317 titoli), e 33 società ne sono uscite. È andata molto bene per l’Italia: sono infatti entrate nell’indice Atlantia, Banca Mps, Fiat, Snam Rete Gas e Terna, che hanno portato così a 11 il numero delle società battenti bandiera tricolore presenti nel più importante paniere sostenibile del mondo (le altre sono Enel, Eni, Pirelli, STMicroelectronics, Telecom Italia e Unicredit, mentre Italcementi, presente nel 2008, quest’anno è stata esclusa). Nell’indice DJSI Stoxx, quello paneuropeo, sono entrate Fiat e Saipem. Per Fiat, dunque, un’accoppiata.

L’unico neo è che ancora una volta, perché anche negli anni scorsi andava così, non sono stati resi noti i motivi specifici che hanno prodotto ingressi ed esclusioni. Aspettiamo fiduciosi il prossimo anno per vedere se ci sarà più informazione. Ma anche gli altri indici di cui parliamo di seguito non brillano quanto a informazioni sul perché di inclusioni ed esclusioni.

Hanno effettuato la propria revisione (semi-annuale, quella annuale cade a marzo) gli indici etici della Borsa di Londra Ftse4Good, che sono arrivati all’ottavo anno di vita (partiti nel 2001). Qui gli “in” hanno superato gli “out”, anzi li hanno più che doppiati: 33 i nuovi ingressi, 15 le esclusioni. Le italiane ne sono uscite senza infamia e senza lode, nel senso che 10 erano e 10 restano i titoli del Belpaese compresi nell’indice Ftse4Good Global: A2a, Banca Mps, Eni, Fondiaria-Sai, Intesa Sanpaolo, Pirelli, Snam Rete Gas, Telecom Italia, Terna e Unicredit. Ftse4Good, almeno, indica le società che sono state escluse perché non rispettano i criteri ambientali, quelle escluse invece per mancato rispetto di diritti del lavoro ecc.. Non è moltissimo, ma è qualcosa.

E veniamo agli indici ASPI Eurozone di Vigeo, forse la maggiore agenzia di rating etico nel Vecchio continente. È finita in pari: 6 "in" contro 6 "out", così che il paniere resta composto da 120 titoli. E fra i 6 nuovi ingressi, ben 2 (il 33%, si potrebbe dire…) sono italiani, precisamente Snam Rete Gas e Terna.

Appuntamento all’anno prossimo, in primavera, quando gli indici faranno le pulizie di Pasqua (...e per restare su settembre, non dimentichiamoci di Alberto Fortis).

 

vedi anche gli articoli della sezione "Finanza Personale - Economia per tutti" di Soldionline:
- Finanza etica. Cioè?
- I fondi etici o socialmente responsabili (Sri)
- Rating etico, il cuore della finanza responsabile
- Indici etici, il "benchmark" della finanza etica

 

 

Commenti dal 1 al 2
(2)

Roberto Domenichini domenica, 27 settembre 2009

Non capisco

Società come fondiaria-sai vendono letteralmente bip, ovvero polizze vita stracaricate di costi...... Non comprendo Andrea dove sia l'etica. Mi sembra tanto un paese di finti moralisti (ovviamente non mi riferisco a te che hai solo trascritto le società; anzi ho un'ottima opinione di te stesso, si vede dal viso che sei un bravo ragazzo) che utilizza i criteri del menga per decidere l'etica......

Un caro saluto Andrea ma questa volta non mi trovo d'accordo su quanto scritto

p.s. La parola che devo inserire per poter leggere il commento è "barassimo"

n° 2
Clelia domenica, 27 settembre 2009

Le pagelle

Perdona la provocazione ma perchè dovrei avere più fiducia in questi indici piuttosto che nelle società di rating che tanto hanno sfigurato nella recente crisi finanziaria? Forse perchè ancora contano pochino, ma se dal loro numero dipendessero le sorti di investimenti trilionari credi davvero che il mercato li lascerebbe a loro stessi? Vorrei tanto che ci potessi rassicurare che chi stila questi elenchi, che non a caso tu stesso dici essere poco trasparenti, fosse un seminarista arso dalla fede in Dio, che credesse nel futuro pur esendo molto realista.
 Saluti

n° 1
da

Soldi e Lavoro

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