Il rating etico di BP dopo la "marea nera"
martedì, 18 maggio 2010
Il disastro causato dalla piattaforma di BP al largo delle coste del Golfo del Messico è destinato a diventare uno dei peggiori della storia. Addirittura ci si esercita a capire di quanti multipli questo disastro può essere superiore a quello causato dalla Exxon Valdez nel 1989 in Alaska. Non oso pensare quando si riuscirà a farne un bilancio definitivo, probabilmente non ci saranno termini di paragone adeguati rintracciabili nella purtroppo lunghissima serie di disastri ambientali causati dalle società che operano nel settore petrolifero (ho trovato qui un bell’elenco di disgrazie).
Nelle prime ore e giorni dopo l’inizio della fuoriuscita del greggio, BP non ha certo brillato per trasparenza e per responsabilità. Prima ha iniziato a dire che la colpa era di altri, poi ha detto che fuoriuscivano “solo” tot barili, ma si è scoperto che erano molti di più, poi ha detto che ok avrebbero pagato tutto loro (e chi, se no?), poi però ha aggiunto che si augura che l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon non blocchi il programma di trivellazioni nel Golfo del Messico.
Facciamo il punto cercando di adottare una prospettiva socially responsible, che è quella che interessa a un blog che si occupa di finanza etica.
BP opera in un settore a dir poco controverso dal punto di vista dell’impatto ambientale, si sa, ma ciò non toglie che possa mettere in pratica molte buone pratiche di responsabilità sociale (basta dare un’occhiata alla sezione “Environment and society” del suo sito per rendersene conto). Però non è la prima volta che si trova coinvolta, e viene multata, in incidenti che causano danni ambientali. Eppure è presente dell’indice etico di Dow Jones, forse il più importante al mondo nella selezione di aziende da considerare “campioni” della sostenibilità.
Ora, la mia domanda è: che impatto ha il disastro ambientale di BP sul suo rating etico? Quanto vale, in termini di punteggio (lo so, sembra quasi cinico o quanto meno fuori luogo parlare di punteggio di fronte alla terrificante “marea nera” che sgorga in quelle acque, del resto il rating etico funziona coi punteggi), quello che sta accadendo nel Golfo del Messico?
Giro la domanda: se al tempo della Exxon Valdez la finanza etica fosse stata sviluppata come oggi, qualcuno si sarebbe non dico scandalizzato ma sorpreso di trovare la Exxon dentro il paniere di un indice etico? Io sì, e mi sarei pure arrabbiato parecchio. E sarei stato deluso da un modo di investire in cui invece credo, anche se non ciecamente.
In buona sostanza mi piacerebbe sapere, quando una società si rende responsabile di un disastro ambientale di queste proporzioni, cioè incalcolabili, per giunta con una storia alle spalle non proprio limpidissima, diciamo così (un bel quadretto viene dipinto qui), se chi la valuta secondo criteri Esg si limita ad abbassare il punteggio nella dimensione ambientale (direi che è il minimo…) oppure tira una bella croce pro-tempore sulla società, come a dire “sei andata troppo oltre, per cui per un po’, fino a che non dimostrerai che avrai fatto di tutto per evitare che ciò che sta accadendo possa accadere ancora in futuro, sei fuori dal mio universo investibile”. E se ne riparla dopo un po’, dopo un bel po’.
È sempre la solita vecchia storia di battere un colpo quando il limite viene oltrepassato, un colpo che a volte chi si occupa di finanza etica riesce a battere, ma molto più spesso non viene battuto: se non lo fa chi si occupa di valutare la responsabilità sociale e ambientale di un’azienda, chi lo fa?
Ovviamente non si tratta di tirare una riga tra bianco e nero, tra giusto e sbagliato, etico e non etico, perché sfido chiunque a farlo, dato che il mondo è una scala infinita di grigi e non viviamo certo in un mondo perfetto (mi verrebbe da dire per fortuna, ma questa è un'altra storia...). Però si tratta di dire “fin qui va bene, ma poi basta, ti dico NO e mi devi dimostrare che sei capace di cambiare, allora ricomincerò a dirti di sì”. Più o meno come si dice a un ragazzino che ne ha fatta una davvero troppo grossa per farla franca e deve quindi capirlo, per imparare, crescere, migliorare. Sarebbe una sorta di funzione educativa, insomma, che secondo me il rating etico dovrebbe avere per sua natura.
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Al danno. All'incidente. Segue la risposta. Quella giudichiamo.
Caro Andrea, sono uno dei tanti appassionati lettori dei tuoi articoli, e per rispondere alle tue domande, direi calzanti e lucide, posso dire che Standard Ethics Aei non emette rating etici previsionali. Non riteniamo di essere in grado di valutare a pieno tutti i rischi che una gestione aziendale comporta. Riteniamo che molto rimanga imponderabile. Ma quello che facciamo, è, come in questo caso, valutare le riposte che vengono date dalle aziende agli incidenti che esse stesse provocano inavvertitamente (o pur avendo adottato delle precauzioni standard). A questi incidenti, talune negano perfino l’evidenza. Altre cercano un modo per fare pagare allo comunità. Altre scaricano le responsabilità su un povero cristo di turno. Attualmente, BP ha dato invece la sua totale disponibilità a ripristinare a sue spese (e dolorosamente per noi, per l'eco sistema e per le sue tasche) l'ambiente colpito da questo dramma ecologico. La risposta, almeno adesso, appare coerente ad una scelta di responsabilità (relativamente ad un settore di attività ad altissimo rischio ambientale). Vedremo poi come procederà in concreto.
Un caro saluto.
Jacopo Schettini Gherardini
R: Al danno. All'incidente. Segue la risposta. Quella giudichiamo.
Caro Andrea, purtroppo i rating etici devono trasformare impegni, sfide e risultati di sostenibilità in metriche e valutazione...Cosa molto difficile sopratutto quando si parla di valutazioni sulla qualità di commitment..
Per il caso della BP se fossi nei panni di un "analista etico" giudicherei la trasparenza adottata, la prontezza di risposta, vorrei vedere in modo più approfondito le cause e pensare oltre agli impatti ambientali anche alla sicurezza delle persone....nello scoppio sono morte persone ci sono stati più di 100 feriti....ora sembra che la priorità sia solo la marea nera.
un caro saluto
Nevio
R: R: Al danno. All'incidente. Segue la risposta. Quella giudichiamo.
Ciao Nevio, in effetti credo che sia un lavoro piuttosto complesso e, per giunta, che non termina mai. Grazie del tuo contributo, mi pare che le tue osservazioni siano in buona parte in linea con quelle di Jacopo, per cui credo che le dimensioni trasparenza e prontezza di risposta siano molto rilevanti in questo genere di valutazioni. Sottoscrivo la tua sottolineatura di non dimenticarsi mai che, purtroppo, oltre al danno ambientale, delle persone hanno perduto la vita nell'incidente e molte sono state ferite. Saluti e grazie ancora per l'intervento, a presto. Andrea
R: R: Al danno. All'incidente. Segue la risposta. Quella giudichiamo.
Grazie a te e buon lavoro!





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