Fuori 1, fuori 2
lunedì, 19 luglio 2010
La strumentazione e le metodologie, e quindi la capacità di analisi, di cui dispone chi si occupa professionalmente di investimenti socialmente responsabili, più comunemente noti come finanza etica, è oggi davvero enorme.
Si tratta ormai di un modo sofisticato di approcciare l’investimento per renderlo sostenibile. Un esempio a portata di clic fra i tanti possibili per spiegarlo è la presentazione, seppur sintetica, della metodologia utilizzata dall’agenzia di rating etico Vigeo che si può trovare sulle pagine del sito di Borsa italiana, a questo indirizzo.
La massima efficacia, l’impatto più forte, la capacità di influenzare e contaminare maggiormente sia chi investe, sia l’opinione pubblica, sulle istanze di cui si fa portatrice, a mio avviso la finanza etica può tuttavia conseguirli quando torna alle origini, quando batte un colpo e dice: questo sì, questo no. Non perché si possa stabilire una volta per tutte e senza incertezze (quando mai nella vita si riesce a farlo?…) che cosa è socialmente responsabile, sostenibile, etico e cosa non lo è. Ma perché prima o poi dei limiti bisogna pur metterli, se no tutto ma proprio tutto diventa relativo e allora non si può più parlare di nulla con un minimo di logica e di elementi condivisi, sempre secondo me.
Ecco perché a me piacciono i casi in cui chi investe in finanza etica decide di mettere dei paletti. Anche perché sono casi che fanno sempre discutere, alimentano il dibattito e contribuiscono a divulgare i principi, i criteri e soprattutto l'obiettivo che la finanza etica si pone: investire si' per guadagnare ma allo stesso tempo per costruire un mondo migliore.
Spesse volte ho citato il fondo pensione governativo norvegese, che ha fatto spesso di queste cose. Oggi segnalo altri due esempi che vanno in questa direzione.
Fuori 1!
Il primo è quello del fondo pensione olandese Abp, il cui gestore ha escluso dal proprio portafoglio una ventina di società che hanno legami col tristerrimo business delle cluster bomb, un tema di cui il blog si è già occupato. Riporto il link all’articolo che ne ha fatto l’autorevole sito Responsible Investor, dove c’è anche l’elenco delle società escluse.
Fuori 2!
Il secondo è quello di Appleseed fund, fondo etico statunitense, che ha deciso di escludere (udite udite, sembra che la crisi in fondo almeno a qualcosina sia servita…) le banche too-big-to-fail, cioè troppo-grandi-per-fallire, perché si prendono troppi rischi investendo in modo spericolato e quindi sono investimenti troppo rischiosi. Riporto il link all’articolo che ne ha fatto lo splendido sito Social funds.
Mi piacerebbe sapere quali e quanti fra i fondi etici italiani, o quali e quanti fra gli investitori istituzionali italiani (fondi pensione, fondazioni, banche e assicurazioni, enti religiosi, enti pubblici) che iniziano ad adottare politiche d’investimento Esg (environmental, social and governance), hanno preso o stanno pensando di prendere posizioni come queste. Così nette, così chiare, così difficili. E anche coraggiose. Chapeau.
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