Finanza etica, in Norvegia fa -17
mercoledì, 10 febbraio 2010
“Ebbene sì, hai colpito anche stavolta!”, si potrebbe dire parafrasando il mitiKo cartone animato Nick Carter. Perché il fondo pensione norvegese, secondo fondo sovrano al mondo per asset gestiti, ha operato una nuova esclusione. Di titoli di società che non rientrano, o non rientrano più, fra quelle selezionabili secondo i criteri sociali e ambientali (o Sri, o Esg, basta intendersi) applicati dal suo Comitato etico.
Stavolta a finire nel mirino sono state le società collegate al settore del tabacco. Per essere precisi, alla produzione del tabacco. Un tema su cui in finanza etica si dibatte da sempre, essendo uno dei settori considerati più controversi insieme ad esempio al nucleare e alla produzione e commercio di armi.
Il Comitato etico del fondo verso la fine dello scorso anno ha modificato i suoi criteri (come si può leggere nel comunicato ufficiale), rendendoli più stringenti in relazione al settore del tabacco. Per cui un certo numero di società non rientrava più fra i paletti che delimitano ora l’universo investibile.
Le società che sono state escluse sono 17. L’elenco si può leggere sempre nel comunicato stampa o anche qui.
Ora, non da oggi mi sono dichiarato simpatizzante del modo in cui opera questo fondo, di cui ho già scritto nel blog altre volte (ad esempio qui e qui). Perché mi piace? Perché lo fa in modo determinato, trasparente, chiaro. Dichiara che cosa ritiene accettabile, nella prospettiva dell’investimento socialmente responsabile, e cosa no. E non per nulla ha trovato in giro per il mondo chi ha deciso di ispirarsi alle sue linee guida, in Italia ad esempio lo fa il Gruppo Generali.
Quello che mi piace più di tutto dei norvegesi è che “battono un colpo”, come non capita di frequente nel mondo della finanza etica, dove invece secondo me dovrebbe capitare mooooolto più spesso. E credo ci voglia del coraggio a farlo, anche se si tratta di un fondo governativo di un Paese diventato ricco grazie alle risorse petrolifere che ha e che quindi ha le spalle belle grandi per sopportare qualunque critica.
Il fondo norvegese, cioè, fa discutere: questo secondo me è il maggior pregio delle sue azioni, al di là dell’essere o meno d’accordo con i criteri che adotta e con le scelte conseguenti che effettua. Il suo merito sta nel sottolineare, dicendolo con forza, come anche nell’investimento (ero tentato di scrivere “soprattutto” nell’investimento, ma lo metto solo fra parentesi…però lo scrivo!), cioè nel modo in cui si utilizzano i quattrini, si possano mettere dei valori, delle convinzioni, delle idee di mondo desiderabile e non, di cosa è ben fatto e di cosa non lo è, e non solo il desiderio di arricchirsi, che alla fine mi sembra assomigli molto ma molto all’avidità.
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