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Finanza etica e pari opportunità

sabato, 14 agosto 2010

Per me pari son: così dovrebbero dire le aziende quando assumono un candidato, a prescindere dal suo sesso, maschio o femmina. Ma soprattutto dovrebbero dirlo quando una persona viene promossa in azienda verso ruoli di sempre maggiore responsabilità.

Accade invece che nella stragrande maggioranza dei casi ad occupare i ruoli chiave, ad entrare a far parte dell’alta dirigenza, siano quasi sempre gli uomini. Ecco perché una coalizione di investitori socially responsible sta facendo pressione perché le società quotate abbiano più attenzione alle donne in azienda, nei CdA e nel top management. In Italia, invece, le donne rappresentano solo il 4% dei membri dei CdA, con una media europea dell’11%: c’è molta strada da fare.

Nei giorni scorsi è stata Etica sgr, uno dei principali attori italiani nel campo della finanza etica (colloca sul mercato una famiglia di quattro fondi etici), a chiedere a 7 aziende italiane e a 47 aziende straniere in cui investe di essere più attente alle pari opportunità in quei ruoli, i ruoli decisionali, i vertici delle aziende, da cui dipendono le scelte più importanti.

Si può leggere il comunicato sul sito di Etica sgr. Dove si vedrà che con questa iniziativa essa si unisce a un gruppo di altri grandi investitori etici, che insieme gestiscono la bella cifretta di 73 miliardi di dollari, nel seguire le indicazioni formulate da UnPri sul cosiddetto women’s empowerment.

E, si badi bene, non si tratta solamente di una questione di giustizia, di equità, di pari opportunità per tutti, appunto. Ma anche economica. Perché non si contano più, ormai, gli studi che evidenziano come una maggior presenza di donne nei ruoli strategici, un maggior grado di diversity a livello di CdA e top management, consenta spesso di ottenere risultati economici più elevati. Un’ulteriore dimostrazione che profitto e responsabilità sociale possono tranquillamente andare a braccetto.

ps: buon Ferragosto



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Commenti dal 1 al 1
(1)

Alberto Galvi sabato, 14 agosto 2010

Bilancio di Genere

Ciao Andrea, io credo che per quanto riguarda il maggior ingresso delle donne nei poteri decisionali delle aziende, bisogna introdurre sempre di più in quest'ultime dei bilanci di genere, creando cosi l'humus necessario ad avere in azienda molte più donne manager

n° 1
Andrea Di Turi sabato, 14 agosto 2010

R: Bilancio di Genere

Mi sembra un'ottima idea, grazie dello spunto che hai voluto condividere, spero che qualche azienda illuminata lo colga. Saluti.

da

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