Il PIL che verrà
martedì, 15 settembre 2009
Il PIL cresce. Il PIL cala. Il PIL è fermo. Sì, ma il PIL è una misura efficace? La domanda è lì da anni, anzi da decenni. Una risposta ora finalmente arriva.
C’è voluto l’impegno diretto di un capo di Stato, il presidente francese Sarkozy, per portare all’attenzione della comunità economica e finanziaria mondiale la questione del PIL. Un indicatore che ha ben servito per molti decenni ma che da tempo era criticato, e giustamente, perché non riesce ad esprimere veramente quello che s’intende per progresso, benessere, qualità della vita.
Celebre resta il discorso pronunciato da Robert Kennedy nel marzo del 1968 all’Università del Kansas, facilmente reperibile in rete (ad esempio qui e qui in formato testuale, ma ci sono anche dei video su youtube, come questo), che criticava questo indicatore valido per tutte le stagioni perché alla fine il PIL “...misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.
Ma uscire dalla dittatura del PIL era e resta difficile. Il tentativo di Sarkozy fa però ben sperare. Ha messo insieme alcune delle migliori menti del mondo, fra cui diversi premi Nobel, in campo economico, da Joseph Stiglitz ad Amartya Sen, da Jean-Paul Fitoussi a Daniel Kahneman, a Ken¬neth Arrow e James Heckman, creando una commissione che aveva il compito di analizzare pregi e difetti del PIL e di proporre come riformalo o con quali altri indicatori affiancarlo per renderlo davvero una misura del benessere e non solo di quello che viene transato sul mercato in cambio di una contropartita economica.
Ieri, 14 settembre, la commissione, di cui Stiglitz era il presidente, ha reso noto il documento che è il frutto dei suoi sforzi: lo si può facilmente consultare sul sito della commissione, dove è anche disponibile il video della presentazione di ieri.
In sostanza, gli esperti hanno messo nero su bianco quello che da lunghissimo tempo si diceva: il PIL non può, in un unico numero, essere la sintesi di quello che si intende oggi per ricchezza, benessere, progresso di un determinato Paese o area. Deve essere affiancato da indicatori che tengano conto di attività non economiche, della distribuzione dei redditi e non solo della produzione economica, dei servizi resi ai cittadini in termini di sanità, educazione, servizi sociali e di tanto altro ancora. Comprendento molte dimensioni che si intrecciano con quello di cui parliamo di solito su questo blog, di criteri SRI e di sostenibilità, di finanza socialmente e ambientalmente responsabile e di investimenti eticamente orientati.
Il documento esprime 12 raccomandazioni su come il PIL dovrebbe essere riformato. Ora la partita si gioca a livello diplomatico. Perché il problema è che queste nuove misure o indicatori vengano non solo calcolati ma soprattutto circolino, siano accettati a livello scientifico e politico ed economico, gli sia riconosciuta dignità e valore, vengano messi nelle classifiche internazionali che pretendono di dire oggi solo col PIL in quali Paesi si è più ricchi e in quali meno.
La partita vera si gioca qui. Il promotore del progetto, il presidente francese, ha dichiarato che porterà la questione su tutti i tavoli internazionali e in tutte le trattative, che sembra davvero l’unico modo perché la riforma del PIL possa avvenire.
Staremo a vedere. Se questa generazione riuscirà a vedere il PIL che verrà. O quanto si dovrà aspettare ancora perché l'economia capisca e misuri che cosa aumenta il nostro benesse e che cosa lo diminuisce.
Chissà se l'economia riesce veramente a dirlo?
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Sarebbe saggio
Calcolare l'indice del Gini che misura la concentrazione della ricchezza in mano a pochi o tanti. Invece veniamo bombardati con notizie inutili: il Pil è salito dello 0,0000003% rispetto all'anno precedente, e la Borsa sale.
L'inflazione è sotto controllo allo 0,123% e la Borsa sale. Queste notizie lasciano il tempo che trovano. Il problema è che di tempo ne trovano parecchio. Dal 1990 ad oggi l'indice del Gini è raddoppiato passando da 0,2 a 0,4. Andando avanti di questo passo arriverà ad 1, il suo massimo valore.
Questo significherà che il reddito medio degli italiani è di 5000 euro al mese,solo che una piccola oligarchia incassa miliardi al mese mentre noi poveretti incassiamo le briciole.
Ad maiora
R: Sarebbe saggio
In effetti una delle dimensioni che gli indicatori alternativi o complementari al PIL intendono monitorare e misurare e' proprio la distribuzione, ahime' sempre piu' disuguale, del reddito e della ricchezza. Speriamo che accanto al PIL si comincino presto a utilizzare queste altre misure. Ciao Roberto
no PIL
In effetti concordo anch'io.....il PIL non è il parametro più signigicativo per.... .. ma secondo la mia pur modesta opinione è fondamentale oggi la redistribuzione della ricchezza e di conseguenza di come viene vissuta la qualità della vita da parte della stragrande maggioranza degli abitanti di un paese (salute, benessere, sicurezza, qualità ambientale) ...
Per avere un paese benestante occorre che gli utenti finali siano benestanti e non solo pochissimi ricchi e tantissimi poveri
cambio di mentalita' e decrescita
Mi pare che i commenti giunti finora al post sul PIL siano concordi: serve un cambio di mentalita' per fuggire allo schema imposto della crescita continua, la crescita costi quel che costi. Per questo servono indicatori nuovi, per dare una svolta culturale, quella che è indispensabile per uscire dal pensiero unico secondo cui la finalita' dei sistemi economici ma anche sociali e politici e' unicamente quella di fare profitti e "crescere" indefinitamente. Ben altre sono le aspirazioni dell'uomo! Ad esempio invito ad approfondire la vasta disciplina dell'economia della felicita', che mi pare molto interessante...l'avessero insegnata a me quando studiavo! Ciao
R: cambio di mentalita' e decrescita
Capisco, e sono anche d’accordo. La cosa curiosa è leggere cose del genere in su sito di finanza, quando si sa bene che sono anche le prospettive di crescita dei profitti a determinare il valore di un titolo: più i profitti attesi sono alti, e più il valore del titolo si alza. Ma i profitti dipendono dalla crescita... Quindi, delle due una. O si definanziarizza la società, cosa impossibile, oppure aspetta e spera!
Altre ipotesi?
Ciao
R: R: cambio di mentalita' e decrescita
Caro Filippo, in effetti non mi pare ci siano altre ipotesi. Ma non concordo sul fatto che la definanziarizzazione sia impossibile: perche' mai? Si tratta di operare un bel downsizing della finanza, che sia duraturo, per rendere difficile che si ripeta cio' che e' successo, magari anche in forma piu' devastante, e il sistema vada fuori controllo. Se la finanza e' arrivata ad avere questo peso non e' perche' lo ha voluto madre natura ma perche' e' stato deciso, le e' stata aperta un'autostrada - vedi deregulation e compagnia cantante - dove si e' buttata senza piu' guardare il contachilometri. Ora la stiamo pagando, anche se a pagari di piu' sono - come sempre - quelli che non erano al volante. Penso che questa sia l'alternativa su cui lavorare per il futuro. Grazie del tuo contributo. Ciao
La scommessa della decrescita
IO vorrei citare un altro francese che già da anni critica la veridicita del PIL come strumento di misurazione del benessere economico di un Paese. L'economista Serge Latouche nel suo libro "la scommessa della decrescita", fa riferimento al rapporto delle Nazioni Unite del 1954 sulla definizione e la misura degli standard e dei levels of living, indicava alcuni criteri per stabilire il livello di vita da considerare per fare comparazioni su scala internazionale: salute, alimentazione, istruzione,condizioni di lavoro, condizioni abitative,abbigliamento,divertimento, sicurezza sociale, e diritti dell'uomo
Purtroppo
Non riusciamo a comprendere (o forse non lo vogliamo vedere?) che il PIL non misura il benessere delle persone. Io propongo di calcolare la ricchezza di un Pese in relazione al numero di beni e di servizi di cui si riesce a fare a meno.





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